Il mondo dello spettacolo sotto shock: in una sola settimana volano via 3 icone

Stefano D'Orazio, Sean Connery, Gigi Proietti
Stefano D'Orazio, Sean Connery, Gigi Proietti

Il 2020 è innegabilmente un anno funesto e come i carcerati stiamo cancellando i giorni sul calendario per decretare la sua fine: in questo clima di tensione, angosce e paure spesso si è cercato di staccare la spina guardando un film o ascoltando una canzone come se ciò fosse un balsamo per il cuore, quindi è immaginabile  lo sgomento che ha pervaso tutti alla perdita di tre icone dello spettacolo in una sola settimana.

Il 30 ottobre ci ha lasciato l’attore britannico Sean Connery, il primo e storico interprete di 007 della saga cinematografica James Bond, un attore con un fascino e un carisma intramontabile nonostante i suoi novanta anni.

Il 2 novembre è stata la volta del nostrano Gigi Proietti , un artista eclettico e completo in quanto è stato attore, cantante, regista, doppiatore, conduttore televisivo, per quanto il suo grande amore è sempre stato il teatro.

E allora la sua dipartita il giorno della Commemorazione dei Defunti, in concomitanza sia del suo ottantesimo compleanno che della chiusura dei teatri a causa di un Dpmc, ha assunto quasi i contorni di una protesta, è come se ci volesse dire “alzate i Sipari”.

Per lui che ha dedicato la vita allo spettacolo la sua Roma gli ha reso degno omaggio, con un corteo funebre nel cuore della Capitale, con il ricordo dei colleghi al Globe Teahtre ed infine le esequie nella Chiesa degli artisti.

Infine notizia di qualche ora fa, forse quella più inaspettata è stata la scomparsa il 6 novembre dello storico batterista dei Pooh Stefano D’Orazio e a lui a cui non servono di certo presentazioni dei suoi tanti successi, voglio dedicare un pensiero personale.

“Sono cresciuta con la musica dei Pooh, me l’ha fatta conoscere e amare mio padre ed io a mia volta l’ho fatta conoscere alla mia bimba…i Pooh sono stati il primo concerto in assoluto a cui assistito, immaginate una bimba di sette anni in un teatro che canta a squarciagola tutte le canzoni di un gruppo non della sua generazione, ma che forse ha trovato il proprio punto di forza proprio per l’aver abbracciato più generazioni.

Qualche anno fa li ho rivisti in uno dei concerti dedicati al cinquantennale della carriera ed è stata una forte emozione poiché ero consapevole che stavo assistendo ad un evento storico unico nel suo genere ed ora questa dipartita improvvisa mi intristisce poiché è come se si fosse conclusa un’epoca per  quanto continuerà a vivere in ognuno di noi la sua musica, poiché quella è immortale”.