Il morbo di K: la pandemia che salvò gli ebrei dal genocidio

Adriano Ossicini
Adriano Ossicini

Nel periodo in cui il termine pandemia è sotto i riflettori e costantemente citata, è utile fare un passo indietro e raccontare la storia di una pandemia, la quale, sfruttando le più recondite paure dell’uomo, ha salvato migliaia di vite umane.

La storia del “Morbo di K” è stata raccontata da Adriano Ossicini, politico italiano, antifascista e membro della Resistenza, e confermata nel 2004 dal medico ebreo Vittorio Sacerdoti. Nell’ottobre del 1943, nei giorni più drammatici dell’occupazione nazista in Italia, spuntò improvvisamente fuori una nuova malattia estremamente contagiosa, al punto da costringere i medici dell’ospedale “Fatebenefratelli” di Roma a chiudere interi reparti della suddetta struttura, per dedicarli a coloro i quali avevano contratto il morbo, e ad interdire l’accesso a chiunque non facesse parte del personale medico.

Ma la malattia della quale si sta parlando in realtà non è mai esistita, ma è stata creata ad hoc dai medici romani con lo scopo di salvare i propri pazienti perseguitati.

Ossicini, che lavorava all’Ospedale Fatebenefratelli di Roma, a pochi passi dal Ghetto all’interno del quale, in quei giorni, si stava consumando il rastrellamento anti-semita, iniziò a compilare le cartelle cliniche dei suoi pazienti ebrei, riportando all’interno questa nuova malattia contagiosissima, il “Morbo di K” (dove la K indicava l’iniziale degli ufficiali nazisti Kesselring e Kappler: il primo, generale nazista, incaricato di mantenere il controllo dell’Italia occupata e difenderla dalle truppe Alleate, ed il secondo, tenente colonnello delle SS a capo della Gestapo a Roma che guidò la retata).

All’interno dell’ospedale romano vennero ricoverati ebrei e polacchi sotto falso nome, in attesa di ricevere documenti contraffatti per poter fuggire, dopo esser stati appositamente dichiarati morti con i loro veri nomi, in modo che per i nazisti e i fascisti non avesse più senso cercarli.

Non sappiamo quanti uomini furono salvati, grazie a tale escamotage: le testimonianze raccontano di almeno 45 persone, ma potrebbero essere state decine di più. In seguito, l’ospedale romano, fece installare nei suoi sotterranei una radio per le comunicazioni con il Comando Alleato di Brindisi.

Adriano Ossicini

“Psichiatra, partigiano e uomo politico italiano (1920 – 2019), Adriano ossicini è stato volontario al Fatebenefratelli di Roma, dove si è attivato per salvare decine di ebrei che si erano rifugiati nell’ospedale per sfuggire ai rastrellamenti nel Ghetto. Impegnato sin da giovane nell’ambito del cattolicesimo sociale, è stato cofondatore del Movimento dei cattolici comunisti e al comando di formazioni partigiane della Sinistra Cristiana.

Ha fatto parte della Resistenza romana e  per il notevole contributo dato alla guerra di Liberazione è stato decorato al valor militare. Consigliere provinciale a Roma, per lunghi anni è stato parlamentare della Sinistra Indipendente e dal 1995 al 1996 Ministro per la famiglia e la solidarietà sociale del governo Dini (1995-96).

Psichiatra, Ossicini ha promosso la legge per l’Istituzione dell’Ordine degli psicologi, approvata nel 1989, e il primo corso di laurea in psicologia alla Sapienza, dove ha insegnato per oltre trent’anni. Ha aperto  a Roma il primo Centro medico psicopedagogico d’Italia. Presidente del Comitato nazionale di bioetica dal 1992 al 1994, nel 2009 è stato insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.” (Fonte: Treccani.it)