Il Museo Archologico dell’Antica Capua, evoluzione storica di un sito

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, che si terranno oggi, sabato 23 settembre e domenica 24 settembre, che interessano Caserta ed altre città del circuito casertano, ho deciso di parlare del Museo Archeologico dell’Antica Capua, sito in via Roberto D’Angiò, a S. Maria C.V. Molti, sicuramente penseranno che il mio articolo tratterà degli antichi e preziosi reperti archeologici etruschi, greci e romani, presenti nello stabile oppure dell’interessante mostra Annibale a Capua, inaugurata il 28 Aprile, che vuole ricordare un condottiero che nelle fonti storiche è legato all’antica Capua. Indubbiamente, tutti ci soffermiamo su quello che contiene un museo senza immaginare, scusate il gioco di parole, che anche lo stabile che contiene il museo ha una storia da raccontare. Quindi iniziamo questo breve ma interessante viaggio storico su come è nato il palazzo ospitante il Museo dell’Antica Capua di S. Maria Capua Vetere.

C’era una volta una torre….

Ebbene sì. Inizialmente, sul sito dove sorge ora lo stabile del Museo, precisamente nell’VIII secolo d. C., sul podio, che nell’antico abitato romano era la sede del Capitolium, il massimo tempio dedicato a Giove, fu eretta una torre. In essa si stabilirono, in un susseguirsi di battaglie e conquiste, i Longobardi, i Normanni, gli Svevi, gli Angioini e gli Aragonesi. Di questi popoli, di cui purtroppo non sempre è possibile avere dei riferimenti archeologici dati dall’Archeologia Medievale, ci interessano nel nostro percorso gli Angioini. Infatti, pochi sanno, che nel 1277 o 1278, le date sono sempre incerte, specialmente nella datazione altomedievale, nella torre si ebbe una nascita: nacque il futuro re Roberto d’Angiò. Inoltre vi era anche un teatro, dove si tenevano spesso rappresentazioni sacre. Il contributo del sovrano alla fruizione del sito fu quello di crearvi in alcune stanze della struttura un archivio reale, dove  Bonifacio VIII, appena eletto papa nel 1295, sottoscrisse il suo programma politico. Oltre l’archivio, al piano terra il re pensò di sfruttare gli spazi come scuderia reggia. Dopo gli Angioini, successero gli Aragonesi, che cedettero la Torre alla famiglia Gentile di Capua.

Nasce nella torre il Quartiere di Cavalleria

Fig. 1 – Incisione del Pacichelli
Come capita spesso nelle vicende storiche, in cui non si hanno più notizie storiche di un sito per molti anni o addirittura secoli per apparire in seguito di nuovo nelle cronache, così accadde pure per la nostra amata Torre. Infatti, dopo il buio seguito alla cessione da parte degli Aragonesi della struttura alla famiglia Gentile di Capua, nel 1700, come si vede in una incisione del Pacichelli, che è anche essa una fonte anche se non letteraria, la struttura appare completamente diversa nella sua funzione (fig.1). Infatti, tutt’intorno corre una cinta muraria quadrata e lungo di essa dei fossati. Inoltre due grandi portoni permettevano l’accesso. Infine dei bastioni, con merlature, ai quali si accedeva attraverso dei ponti, proteggevano la struttura della torre. I Borbone decisero nel 1760 che la torre, ormai sicuramente non più agli antichi splendori di un tempo e non con lo scopo militare che poteva avere in epoca medievale, decisero di abbatterla. Ecco perché non è possibile vederla più. Al suo posto si decise di creare una caserma con alloggi, chiamata “Quartiere di Cavalleria Torre”, rievocando nel nome l’antica struttura, di cui nel tempo sicuramente si perse il ricordo e non veniva più collegato all’antica funzione. L’edificio ebbe questa funzione fino al 1860.

Salvare la razza equina

Fig. 2 – Deposito di cavalli stalloni
Il “Quartiere di Cavalleria Torre”, dopo essere stato una torre e dopo essere diventato una caserma, diventa, con il R.R.D.D. del 31/03/1864 e 28/12/1864, un deposito di cavalli stalloni (fig. 2), per la loro riproduzione, voluta fortemente dal Ministero dell’Agricoltura, dell’Industria e del Commercio. Inoltre divenne la sede del personale dell’Arma di Cavalleria. Questa sua funzione si mantenne anche nel secolo successivo, infatti nel 1923, quando divenne Istituto di Incremento Ippico: con esso si voleva selezionare la razza equina per incrementarla e fornire cavalli in tutta il Meridione. Inoltre a pubblicizzare il legame tra la struttura e l’utilizzo economico dei cavalli, una parte della struttura ospitò anche una mostra di carrozza di epoca settecentesca. Solo alla fine degli anni Ottanta, nel 1980, per vari motivi strutturali, l’edificio perse la sua funzione di sede di incremento ippico e fu affidato alla Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta.

La storia ritorna…. ma in un Museo

Fig. 3 – Testa di uomo (reperto archeologico)
L’11 Ottobre 1995 la struttura divenne la Sede della Soprintendenza Archeologica del Museo dell’Antica Capua e di un laboratorio di restauro. La struttura è stata rimaneggiata quel tanto per creare degli ambienti espositivo, lasciando intatto il basolato originario e le capriate lignee. Tutto i reperti del territorio dell’ager sammaritano, se volessimo usare un neologismo, comprendente i comuni di S. Prisco, di Curti, di San Tammaro, di Capua ed ovviamente di S. Maria C. V., furono trasferiti e collocati in questo Museo. La struttura contiene diversi manufatti archeologici (fig.3), ordinati secondo una sequenza cronologica, con pannelli esplicativi bilingui, italiano-inglese, inerenti il quadro storico e archeologico del ritrovamento dei reperti.