Il Natale del 1918 durante la Spagnola e quello del 2020 con il Covid: analogie e differenze

Il Natale del 1918 durante la Spagnola e quello del 2020 con il Covid: analogie e differenze

Il giorno di Natale del 1918 fu accompagnato da un’atmosfera molto simile a quella che vivremo noi a breve: l’influenza spagnola minacciava tutto il mondo.

Era appena iniziato il 1918, era gennaio, e in Spagna il virus H1N1 aveva causato una pandemia devastante, spaventando la popolazione. Ciò aveva dato origine alla cosiddetta influenza spagnola o semplicemente Spagnola, che in pochi mesi si diffuse gradualmente in tutto il mondo, contagiando circa 500 milioni di persone e provocando la morte di 50 milioni di esse. La situazione non cambiò per 3 anni, andando avanti fino a dicembre del 1920. Le paure e le raccomandazioni non erano molto differenti da quelle di oggi.

Il 21 dicembre 1918, si leggeva sull’Ohio State Journal “Quest’anno mostrerete più amore per vostro padre e vostra madre, per vostro fratello, vostra sorella e il resto della famiglia rimanendo a casa anziché andandoli a visitare per Natale, o tenendo feste o riunioni familiari”. Queste erano le parole del Commissario alla sanità locale, che invitava i lettori a resistere alla tentazione del tradizionale bacio di Natale.

Il giorno di Natale del 1918

Negli Stati Uniti la curva dei contagi era diminuita dopo la seconda ondata. Soltanto lì, la pandemia avrebbe causato in totale 675.000 vittime, più del doppio di quelle causate finora dal Covid, ma in una popolazione molto meno numerosa di quella attuale. Tra il Natale 2020 e quello 1918 ci sono diversi punti di contatto, nonostante fossero un’altra pandemia e un’altra fase storica. In quell’anno, le indicazioni sanitarie non erano di competenza del governo federale, ma delle singole municipalità.

Alcune città, come San Francisco, avevano gestito al meglio la prima ondata, rendendo obbligatorio indossare mascherine e mantenere il distanziamento, optando ad ottobre per un lockdown. Le misure avevano funzionato, ma la riapertura un mese dopo era avvenuta troppo velocemente. A metà dicembre i casi erano di nuovo in crescita e i cittadini si mostravano insofferenti alle nuove misure restrittive.

Fiducia nelle istituzioni

Diversamente dal 2020, però, le limitazioni sociali anti-contagio non vennero politicizzate. C’era una maggiore familiarità con le epidemie: in tanti avevano perso un figlio per la difterite o visto qualcuno paralizzato dalla polio. Si era più pronti a delle limitazioni delle libertà personali per affrontare un “nemico invisibile” e si riponeva maggiore fiducia nelle autorità. Nessuno avrebbe avuto il coraggio di contestare le loro parole. Inoltre, c’era una maggiore fiducia nella scienza, nonostante le ridotte conoscenze su vaccini e virus. Anche allora ci si domandava come sarebbero state le feste, ma non se ne faceva un problema eccessivo, soprattutto perché i raduni familiari non erano rari come oggi. Spesso infatti, anche i parenti meno stretti abitavano nella stessa casa, al piano di sopra o nella stanza accanto.

I no-mask

Si diffusero anche i precursori dei no-mask: alcuni consideravano l’obbligo di mascherina una violazione dei propri diritti, mentre altri adducevano motivazioni religiose e altri ancora si lamentavano della scomodità. Anche nel 1918, prima del consumismo, del Black Friday e di Amazon, le festività natalizie erano caratterizzate da shopping e regali. Temendo ritardi nella catena di rifornimenti, i negozianti avevano invitato i clienti ad acquistare in anticipo, garantendo la consegna a domicilio a chi non usciva di casa per paura. Tra i commercianti i no-mask attecchirono facilmente: temevano infatti che vedere persone con la mascherina in negozio allontanasse gli altri potenziali clienti.

La fine della Prima Guerra Mondiale

L’esigenza di riabbracciarsi fu resa ancora più urgente dalla fine della Prima Grande Mondiale nel novembre del 1918. Tuttavia, prevalsero euforia e gratitudine nonostante gli incontri rimandati. In circa un anno, 100.000 uomini erano morti, molti anche a causa dell’influenza, ma c’era la consapevolezza di essere sopravvissuti a qualcosa di terribile, in un anno che sarebbe passato alla Storia.