“Native Language”, sabato 27 aprile concerto di presentazione del nuovo album di Pietro Condorelli

Antonio Napolitano, Pietro Condorelli, Raffaele Natale e Mario Pagliaro
Antonio Napolitano, Pietro Condorelli, Raffaele Natale e Mario Pagliaro
HONDALIVETOUR
SANCARLO50-700
glp-auto-700x150
previous arrow
next arrow

Un lavoro discografico che indica nuovi orizzonti nell’evoluzione del jazz mainstream e dell’approccio pianistico alla chitarra, pur nel rispetto della tradizione firmato dal più straordinario e sensibile virtuoso delle sei corde in Italia.

Sabato 27 aprile 2024 alle ore 21:00, nella sala concerti del negozio di strumenti musicali “Radio Zar Zak” (via Enrico Fermi 13, Casapulla, Caserta) il chitarrista jazz Pietro Condorelli presenterà al pubblico il suo nuovo album, “NATIVE LANGUAGE”.

Durante il live eseguirà i brani dell’album con il “Pietro Condorelli Native Language Trio”, che vede Antonio Napolitano al contrabbasso e Raffaele Natale alla batteria.

Terrazza Leuciana
Terrazza Leuciana
previous arrow
next arrow

L’album è già disponibile sulle principali piattaforme digitali (Apple Music, Spotify, Amazon Music), su Youtube e nei negozi di dischi su cd. Dal prossimo maggio l’album sarà distribuito anche in vinile.

I brani dell’album

L’album Native Language comprende 8 versioni rivisitate di storici standard jazz (“I love you” di Cole Porter, “A flower is a lovesome thing” di Billy Strayhorn, “All of me” di Gerald Marks e Seymour Simons, “Pannonica” di Thelonious Monk, “Strollin’” di Horace Silver, “Rhapsodic” di Claude Bolling, “Giraffe” di Don Garcia e “I can’t get started” di Vernon Duke) e un brano originale che dà il nome al disco, “Native Language“, composto da Pietro Condorelli.

Il linguaggio e la tecnica di Condorelli

Uno stile unico, inconfondibile, quello di Condorelli. Il suo è un linguaggio musicale che suona nuovo e familiare allo stesso tempo, che affonda le radici nella tradizione jazzistica sedimentata nel secolo scorso ma che è proiettato al futuro, in un lavoro costante fatto di studio, ricerca e sperimentazione. Una “lingua madre” che lui ha imparato a riconoscere sin da bambino, che ha amato per tutta la vita e che oggi padroneggia con disinvoltura e maestria.

Native LanguageIl suo approccio pianistico alla chitarra, suonata contemporaneamente come strumento armonico, melodico e ritmico, fa di lui l’unico vero rappresentante in Italia della scuola chitarristica che ha visto in Barney Kessel e Joe Pass i suoi più illustri punti di riferimento.

Ma proprio questo modo di esprimere la propria musicalità ha spinto Condorelli a trarre insegnamento e ispirazione da altri strumentisti, da Thelonious Monk a Bill Evans, da Barry Harris a John Coltrane.

A ciò si aggiunge il contributo personale di un vero e proprio cultore e teorico del linguaggio jazzistico, esploratore delle infinite possibilità di evoluzione di esso e autore di numerose pubblicazioni in ambito didattico. La sua padronanza dello strumento è evidente nella tecnica perfetta, nelle improvvisazioni intricate e nel fraseggio emotivo. Un virtuoso nel senso più ampio possibile che però riesce a esprimere la sua idea della musica con sensibilità e raro lirismo.

La carriera artistica e accademica

Con un percorso musicale che lo ha portato dalla natia Italia a diversi palcoscenici internazionali, Condorelli si è affermato come figura di spicco della scena jazz contemporanea. Nel corso dei suoi 40 anni di carriera ha collaborato nella didattica con giganti del jazz come Joe Diorio, Mike Stern, Jim Hall e Mick Goodrick, ha insegnato 15 anni a Siena Jazz e dal 2000 è docente di Chitarra Jazz al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli. Ha suonato con musicisti di fama internazionale come Lee Konitz, Jerry Bergonzi, George Cables, Jimmy Owens, Charles Tolliver, Dick Oatts, Jim Snidero e ha fatto parte, negli anni ’90, della mitica band rock progressive “Area”.

Condorelli: “Trasmetto il mio amore per il mainstream jazz”

“La pubblicazione di Native Language – spiega lo stesso musicista – risponde all’esigenza di tornare a trasmettere ad un vasto pubblico di appassionati di Jazz le mie scelte musicali e la mia attuale predilezione per il mainstream jazz. Il profilo ritmico armonico è pertanto molto presente in questo lavoro. Anziché proporre solo musica originale, ho preferito suonare brani molto conosciuti tra gli standard jazz ed alcuni jazz originals. Con Antonio Napolitano e Raffaele Natale suoniamo con grande interplay e senso dello swing, all’insegna dell’estemporaneità e della freschezza espressiva”.

Piracci: “Un lavoro profondo, ma anche teso e spericolato”

“Pietro Condorelli – scrive di lui il chitarrista e docente Giacinto Piracci nella nota di copertina di “Native Language” – non è un semplice stilista molto preparato nel suo campo. La profondità della sua ricerca nel linguaggio jazzistico si scorge nei piccoli e preziosi dettagli in cui risiede gran parte del pregio di questa forma d’arte: la scelta delle legature, l’enunciazione, gli accenti, la fluidità del periodo e il “drive” sempre in avanti, teso e spericolato, che ricorda la guida temeraria di Dean Moriarty che Kerouac descrive in On the road”.

La copertina: il “Labirinto” di Salvatore Ravo

Le registrazioni e il missaggio sono opera di Gustavo Sciano, che ha lavorato al Vessel Recording Studio di San Nicola la Strada. La sola “I can’t get started” è stata registrata da Benny Salomone al Piana Lab. Le grafiche sono di Nicola Di Caprio, mentre l’immagine di copertina è l’opera “Labirinto” dell’artista Salvatore Ravo.