Nei cinema della provincia di Caserta il docufilm Van Gogh e il Giappone

Il 16-17-18 settembre nei cinema della provincia di Caserta viene proiettato il docufilm Van Gogh e il Giappone. Fa parte della stagione La Grande Arte al Cinema, 2019-2020, organizzata da Nexo Digital, che l’anno scorso ha riscontrato enorme successo in Italia, proiettando le vicende biografiche ed i capolavori artistici di grandi pittori, come Salvator Dalì, Gustav Klimt, Monet ed altri.

La pellicola affronta due esperienze pittoriche dell’artista: la prima riguarda la produzione artistica provenzale e la seconda i quadri orientati all’arte giapponese; ci fa conoscere, infine, la mostra sull’impressionista allestita al Van Gogh Museum di Amsterdam e tenutasi nel 2018 sui temi sopracitati.

Ho già trattato di questo pittore nell’articolo apparso l’11 gennaio 2019 su Caserta Web, rivista on line che offre sempre uno spazio importante agli appuntamenti riguardanti mostre o film dedicati al mondo della storia dell’arte, ricevendo, così, il plauso dei lettori.

Quando l’arte giapponese incontrò l’Europa

Il Giappone e l’arte orientale, in seguito ai numerosi contatti che nella seconda metà dell’800 questa nazione iniziò a tenere con l’Europa, permisero la nascita di una corrente artistica francese, chiamata japoinisme o con la variante japonaiserie. Ciò fu dovuto al fatto che la Compagnia delle Indie, una organizzazione commerciale di singoli commercianti o rappresentati del commercio statale, tra il XVII ed il XVIII secolo, ebbe il monopolio dei traffici economici con i paesi africani o orientali, nascondendo, in realtà, una vocazione colonizzatrice. L’aspetto positivo fu che, grazie a questi scambi, l’Europa conobbe l’arte giapponese, rappresentata principalmente a quell’epoca dalle cosiddette stampe, le ukiyo-e. Questo genere pittorico, nato nella seconda metà del ‘600, rappresentava la vita quotidiana degli uomini, delle donne, scene teatrali e paesaggistiche. Fu molto contrastato in Giappone, perché era considerato immorale in relazione ai soggetti raffigurati, per lo più cortigiane ed attori o attrici teatrali; ciò sancì la condanna e la persecuzione degli artisti, che spesso furono sottoposti ad arresti.  Tre furono i principali pittori giapponesi che ebbero un notevole successo in Europa: Utamaro Kitagawa, Hokusai Katushika e Hiroshige Ando. La sensualità dei corpi e la bianchezza delle membra, che si evince nelle Pescatrici di ostriche di Utamaro, databile oltre il 1790, affascinarono la civiltà europea; le inquietanti lanterne accese che si trasformavano in volti umani di Hokusai Katsushika, invece, influenzarono la stesura di racconti paranormali, nonostante l’artista fosse famoso per i suoi meravigliosi paesaggi; l’arte paesaggistica di Hirosghige Ando, invece, fu emulata dal Van Gogh.

Il japoinisme di Van Gogh

A dare l’iniziazione all’arte giapponese di Van Gogh (e di altri impressionisti) furono Utamaro e Hiroshige. I quadri più famosi dell’artista francese, intrisi di japoinisme, trattati in Van Gogh e il Giappone, sono:

Rami di mandorlo in fiore, del 1890, che, come abbiamo compreso, rientra nelle scene di paesaggio degli ukiyo-e.

Ritratto di père Tangui, del 1887, interessante per le numerose stampe giapponesi presenti alle spalle del soggetto.

Giapponeseria:Oiran, del 1887, in cui c’è la raffigurazione femminile di una donna orientale in kimono, con scene di paesaggio.

Il ponte sotto la pioggia, che è una imitazione dell’omonima opera di Hirosghige.

Susino in fiore, copia del Giardino di Kameido di Utagawa.

Un docufilm, quindi, che ci permette di avvicinarci all’arte orientale, poco conosciuta al mondo occidentale.