Nel report della DIA la mappa e le evoluzioni della criminalità organizzata in provincia di Caserta

Provincia di Caserta – La Direzione Investigativa Antimafia fa il punto sullo “stato di salute” dei clan malavitosi italiani nella sua tradizionale relazione relativa al secondo semestre del 2017. Il documento, pubblicato sul sito del ministero dell’Interno giovedì, risulta utile per analizzare gli sviluppi e le metamorfosi dei gruppi criminali casertani, ai quali è dedicato un apposito capitolo.

Il report si apre con una notizia positiva: i numerosi interventi della magistratura e delle forze dell’ordine hanno portato ad un “ridimensionamento del cartello dei Casalesi, in particolare delle famiglie Schiavone e Bidognetti, cui si sarebbero affiancati nuovi, piccoli gruppi criminali dediti perlopiù al traffico di stupefacenti”. Le due fazioni, così come quelle Zagaria e Iovine, risultano indebolite dagli arresti e dalla decisione di diversi esponenti (su tutti il boss Antonio Iovine “o’Ninno”) di collaborare con la giustizia: nonostante queste difficoltà l’organizzazione ha però dalla sua la capacità di adattarsi facilmente alla situazione esterna, sfruttando ogni possibile risorsa per alimentare i suoi affari. Nell’organizzazione del clan esiste una sorta di gerarchia prestabilita che permette di rimodularne i vertici non appena qualcuno dei membri più influenti viene arrestato: in tal caso infatti la leadership viene assegnata alla fazione che in quel momento risulta essere in minore difficoltà.

Il cartello dei casalesi è tuttora attivo praticamente in tutta la provincia ma l’area più redditizia risulta essere ancora quella dell’agro aversano. Tra le attività principali un posto di rilievo occupa, come risulta dai frequenti sequestri e fatti di cronaca, il riciclaggio di denaro, che però negli ultimi anni è stato reinvestito con modalità “innovative”: non solo edilizia e rifiuti, ma anche i settori della grande distribuzione, della logistica, dei trasporti e del gioco d’azzardo (slot machines in particolare) rientrano nel raggio d’azione del clan dei casalesi, assicurando ai membri somme di denaro cospicue e difficilmente tracciabili.

Altra arma utilizzata dai casalesi sono i contatti che permettono al gruppo criminale, come scrive la DIA, di “infiltrarsi nel tessuto sociale e nei vari ambiti della vita pubblica locale attraverso l’operatività e la complicità di colletti bianchi in grado di pilotare l’aggiudicazione di gare di appalto in favore di imprese predeterminate, espressione del cartello criminale”.

Nei diversi comuni della provincia di Caserta sono attivi poi ulteriori gruppi criminali, alcuni indipendenti  ed altri (la maggioranza) che agiscono avendo come punto di riferimento lo stesso clan dei casalesi.

A Marcianise, a Caserta e (tramite altre diramazioni) nei comuni vicini al capoluogo è attivo il clan Belforte. A Marcianise agiscono anche altri piccoli gruppi criminali: il clan Menditti, presente anche a Recale e San Prisco, e il clan Bifone, presente a  Macerata Campania, Portico di Caserta, Casapulla, Curti, Casagiove e San Prisco. La valle di Suessola è territorio del clan Massaro mentre Mondragone e Sessa Aurunca sono controllate dal sodalizio Gagliardi-Fragnoli-Pagliuca, nato dalla costola del clan La Torre, legato alla fazione Bidognetti e dedito principalmente allo spaccio di stupefacenti e alle estorsioni. Nei comuni di Falciano del Massico, Cellole, Carinola, Sessa Aurunca e Roccamonfina con il declino del clan Esposito sono emersi alcuni piccoli gruppi che si contendono il controllo della zona mentre a Santa Maria Capua Vetere convivono i gruppi Del Gaudio e Fava.