“No biodigestore a Ponteselice”, politica e associazioni insieme per opporsi al progetto del Comune di Caserta

Caserta – I principali rappresentanti politici di Casagiove, San Nicola la Strada, Recale e Capodrise, gli esponenti del Movimento Speranza per Caserta Norma Naim e Francesco Apperti, il già consigliere comunale Edgardo Ursomando e diverse associazioni del territorio (WWF, Legambiente, Borghi del Belvedere e comitato cittadino San Nicola la Strada) hanno alzato ancora una volta gli scudi, opponendosi strenuamente al progetto di realizzare l’ormai noto biodigestore per lo smaltimento di 40mila tonnellate l’anno di rifiuti umidi in località Ponteselice, come voluto dall’amministrazione del capoluogo guidata dal sindaco Carlo Marino.

L’ultima occasione per ribadire la propria contrarietà al piano è stato l’incontro svoltosi questa mattina presso il ristorante “Il Cortile” di via Galilei, al quale hanno preso parte tutti i soggetti citati, formalmente membri del comitato “No biodigestore a Ponteselice”.

I motivi dell’opposizione sono chiari: non è, come afferma l’ex candidato sindaco e oggi consigliere comunale di Speranza per Caserta Francesco Apperti, un no all’impiantistica ma un netto rifiuto rispetto alla procedura e alla localizzazione del progetto, ritenute non idonee. L’impianto per il trattamento dei rifiuti verrebbe realizzato a Ponteselice, in un’area distante solo poche centinaia di metri dalla Reggia di Caserta e dai centri abitati di Casagiove, Recale, San Nicola la Strada e dello stesso capoluogo.

La partita, che dopo il ricorso al Tar presentato da Comuni e associazioni è diventata anche legale, si svolgerà in tempi stretti ma è ancora tutta da giocare, nonostante la scelta della giunta Marino di andare avanti  per la sua strada, incurante delle proteste ormai in atto da parecchi mesi. L’appuntamento cruciale sarà quello del prossimo 5 aprile: Nelle scorse ore è stata infatti fissata per quella data una riunione pomeridiana del consiglio comunale di Caserta nel corso della quale si affronterà (dopo i rinvii e le proteste) l’argomento biodigestore: in quell’occasione i consiglieri dovranno decidere se sposare il progetto del sindaco o opporsi ad esso e fondamentale probabilmente sarà il parere degli stessi consiglieri di maggioranza. Appena 6 giorni dopo, l’11 aprile, scadrà il termine per le offerte relative alla gara per la progettazione del biodigestore.

Nel suo intervento Apperti ha posto l’accento sulle contraddizioni insite nello stesso progetto: “La classe politica che amministra la città da circa un decennio è del tutto incoerente. L’idea del biodigestore non risale all’amministrazione Del Gaudio ma addirittura al 2009, quando si pensava di realizzarlo in località Pozzovetere. Quattro anni dopo, nel 2013, Marino definiva incomprensibile e scellerata la scelta di Ponteselice. Non è importante quindi il concetto in sé ma l’appalto da decine di milioni di euro, di cui 40mila sono stati già versati ad una società per effettuare lo studio di fattibilità”.

“Scellerata” è anche l’aggettivo usato dal sindaco di  San Nicola la Strada Vito Marotta per definire la scelta di realizzare l’impianto a Ponteselice. “C’è bisogno di un coinvolgimento maggiore da parte della cittadinanza, l’argomento è molto importante ma spesso passa in sordina” dice il primo cittadino. “Il ciclo integrato dei rifiuti va completato con la necessaria impiantistica. Non abbiamo alcuna intenzione di favorire privati, ci auguriamo che opere simili vengono realizzate dalle istituzioni pubbliche, ma non in un località simile”. Poi passa alle proposte: “Non abbiamo detto solo no ma chiesto di aumentare la capacità degli altri impianti sorti, o che sorgeranno, in luoghi non contestati, come quello da completare di San Tammaro per il quale esistono tuttavia problemi relativi ai vincoli. Quella portata avanti dall’amministrazione del capoluogo è un’offesa a quattro comunità, dato che i cittadini si sono mostrati contrari e anche i consigli comunali hanno votato all’unanimità contro il progetto. Nella fase iniziale è stata completamente ignorata la volontà delle comunità coinvolte e questo è inaccettabile. Abbiamo perciò deciso di impugnare gli atti (è stato avviato un ricorso al Tar, ndr) trasferendo la vicenda anche in sede giudiziaria e affidando l’incarico legale all’avvocato Centore. Esistono degli aspetti giuridici che possono essere sfruttati a nostro favore”.

A completare il quadro, decisamente caotico, le recentissime dimissioni del sindaco di Marcianise Antonello Velardi, in carica anche come presidente dell’ATO rifiuti, ente che in questo caso avrebbe voce in capitolo. Le dimissioni da sindaco non valgono “automaticamente” anche per l’Ato, ma sarà necessario capire quali saranno le intenzioni di Velardi, al quale Speranza per Caserta aveva chiesto un incontro proprio poco prima delle dimissioni per parlare della vicenda in questione.

Assente per sopraggiunti impegni il sindaco di Recale Raffaele Porfidia (presente per lui un delegato che ha ribadito la volontà di opporsi alla realizzazione dell’impianto) hanno preso poi parola i sindaci di Casagiove, Roberto Corsale, e di Capodrise, Angelo Crescente, che hanno espresso i loro timori per le eventuali conseguenze negative (possibili emissioni odorigene e miasmi potenzialmente nocivi per l’ambiente e per la salute umana) portate dal biodigestore.

Per Corsale “è inconcepibile che a pochi passi dalla Reggia, da altri siti borbonici e dai caseggiati, in un territorio dove si sta cercando di recuperare l’identità borbonica, possa nascere un biodigestore”. Il giovane sindaco di Casagiove ha poi precisato che un’altra zona alternativa, quella di Gradilli (Capua), è sottoposta a vincolo, ed ha poi condannato il Partito Democratico provinciale (di cui lui stesso fa parte) incapace di prendere posizione su questa vicenda, augurandosi che il tema venga affrontato durante la Direzione di partito convocata per il 29 marzo.

Angelo Crescente si è detto stupito in negativo non solo per il mancato coinvolgimento della popolazione dei comuni limitrofi a Caserta (si parla di oltre 50mila persone) ma anche del mancato intervento di soggetti a cui spetterebbe la supervisione, quali la Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio e la stessa Reggia di Caserta. “Questo impianto” ha detto Crescente “potrebbe avere effetti negativi anche sui progetti legati al turismo”.

Edgardo Ursomando ha ribadito alcuni dei punti espressi da Marotta (su tutti “l’impermeabilità” della cittadinanza casertana che solo ultimamente ha preso coscienza del problema) e si è poi concentrato sulle ripercussioni negative che un’opera simile potrebbe portare: “Gli amministratori dovrebbero utilizzare il principio di precauzione, ovvero andare più cauti e immaginare gli scenari futuri legati ad un’azione. Alle eventuali emissioni odorigene si legano altre conseguenze, dal crollo del mercato immobiliare nella zona alla possibile crisi delle vicine industrie: quelle che producono alimentari ad esempio potrebbero essere costrette a chiudere a causa della puzza”. Poi l’attacco diretto a Marino: “Mentre fa il biodigestore a 500 metri di distanza prevede un asilo di nuova generazione e a poca distanza ancora la riqualificazione di piazza Carlo III: qualcosa non va e la speranza è che i consiglieri comunali se ne accorgano durante il prossimo consiglio”.

Tutto si deciderà nelle prossime settimane in base alle evoluzioni giuridiche della vicenda e all’opinione, speriamo sincera, espressa dagli esponenti politici nelle sedi opportune. L’argomento è comunque importante e di scottante attualità ed è quindi dovere del cittadino informarsi e farsi un’idea, nell’uno o nell’altro senso, manifestando il proprio pensiero in modo da non sentirsi vittima di decisioni prese da altri.