Novembre nei versi di Diego Valeri

Novembre nei versi di Diego Valeri
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Novembre è il mese che inizia con il ricordo e con la nostalgia. Si celebrano tutti i Santi e si commemorano i nostri cari defunti, troppo presto andati via. Cimiteri gremiti di famiglie, specialmente dopo quella immane tragedia che è stata il Covid, tanto che in alcune città si è deciso di creare dei luoghi di commemorazione in ricordo delle numerose vittime.

Inoltre, questo mese è ricordato anche per il subentrare definitivo della stagione autunnale, con quel bellissimo evento naturale che è il foliage ma anche con l’accorciarsi lento delle giornate ed il subentrare della prima area frizzantina. Proprio su questo mese ha scritto Diego Valeri ed è la sua poesia che analizzeremo oggi.

Il poeta Diego Valeri

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Diego Valeri, di famiglia borghese, fu un insegnante liceale antifascista e docente universitario prima di Lingua e Letteratura Francese all’Università di Padova ed in seguito di Storia della Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea, collaboratore della rivista Nuova Antologia con articoli di letteratura francese e di poesie scritte di sua mano e col Gazettino.

Tra le sue sillogi ricordiamo Poesie vecchie e nuove nel 1939, Terzo Tempo nel 1950 e Poesie premiate con il Premio Viareggio. Quando giunsero i Nazisti, scappò come rifugiato politico in Svizzera. Scrisse molti saggi di letteratura e poesia. Ricoprì cariche istituzionali universitarie.

Novembre nei versi del Valeri

Pochi versi ma ricchi di tanti significati quelli racchiusi in questa poesia, intitolata appunto Il mese di Novembre. Ecco il testo:

Il mese di Novembre

Povero mese di novembre!
Povero sulla terra e nel cielo.
Povero di gioia nel cuore degli uomini.
Molte grazie si possono chiedere alla famiglia di tutti i Santi
che sta schierata sulla soglia del mese,
non però quella di arrestare il ciclo della stagione
e di far ritornare il tempo su sé stesso.
C’è l’estate di San Martino,
è vero, ultima illusione di colore e di vita, sospesa a un filo.

Il componimento inizia con un’apostrofe al mese di Novembre, definito povero, in anastrofe nei primi tre versi, in quanto con esso si dice addio all’estate. La definizione di povero sulla terra e nel cielo si riferisce probabilmente al fatto che non c’è più la bellezza della natura e del cielo estivi, iniziano i primi rigori dell’autunno ed il sole non illumina più come nelle stagioni precedenti ma è quasi sempre nuvoloso.

Facendo un salto temporale, il verso povero di gioia nel cuore degli uomini ricorda quella sindrome popolare definita meteoropatia, quando i cambi di stagione rendono le persone irritanti oppure depresse. Inoltre è menzionata la Festa di tutti i Santi, simpaticamente descritta come una torma di bambini lì pronti ad ascoltare il credente che prega e a donare grazie ma non quella di bloccare il ciclo delle stagioni. In questo verso c’è tutta la credenza popolare in cui i santi erano capaci addirittura di scatenare tempeste e siccità.

Purtroppo, stavolta essi non possono aiutare i credenti fermando l’avanzare dell’autunno ma regalano l’ultimo spruzzo di bel tempo con l’estate di San Martino. Credenza popolare contro scienza, sebbene con un tono crepuscolare, quella frase ultima illusione di colore e di vita, sospesa ad un filo. Novembre è anche il mese dei morti e in pochi versi il poeta è riuscito a concentrare in modo particolare le due ricorrenze, inquadrandole in un quadro più ampio, la forza della natura che pian piano svigorisce e si perde.