Nuove aree protette nel Casertano, Coldiretti contesta i vincoli e chiede un tavolo urgente alla Regione

Nuove aree protette nel Casertano, Coldiretti contesta i vincoli e chiede un tavolo urgente alla Regione
Enrico Amico, presidente Coldiretti Caserta e Giuseppe Miselli, direttore Coldiretti Caserta con Angela Parente, consigliera regionale della Campania
abitare
previous arrow
next arrow

Coldiretti Caserta chiede un confronto urgente alla Regione dopo l’istituzione di quattro nuove Zone di Protezione Speciale nel territorio del litorale e dell’entroterra casertano

CASERTA – L’istituzione di quattro nuove Zone di Protezione Speciale (ZPS) nel territorio casertano accende il confronto tra il mondo agricolo e la Regione Campania. A sollevare le proprie preoccupazioni è Coldiretti Caserta, che ha inviato una richiesta di incontro urgente agli Assessorati regionali all’Agricoltura e all’Ambiente dopo l’approvazione della Delibera di Giunta regionale n. 351 del 30 giugno 2026.

Le nuove aree classificate come ZPS interessano i territori di Castel Volturno, Cancello ed Arnone e Mondragone e riguardano in particolare le zone denominate Aree agricole interne Castel Volturno e Cancello Arnone, Monte Origlio e Bosco Cuccari, Monteverde e Mondragone.

Banner 02

Dal 6 luglio scorso, con l’entrata in vigore del provvedimento, è scattato il regime di tutela previsto dalla normativa europea per la salvaguardia dell’avifauna e degli habitat naturali. In attesa della definizione delle specifiche misure di conservazione, gli imprenditori agricoli segnalano il rischio di nuovi adempimenti, limitazioni operative e incertezze sulla gestione delle attività aziendali.

La questione coinvolge un’area strategica per l’agricoltura della provincia di Caserta, caratterizzata dalla presenza di aziende legate alla zootecnia bufalina, alle coltivazioni orticole e ai seminativi.

Il presidente di Coldiretti Caserta, Enrico Amico, esprime la posizione dell’organizzazione agricola.

 

«Siamo i primi a difendere l’ambiente, perché senza terra fertile e ambiente sano non c’è agricoltura. Ma non si può tutelare la natura mettendo in ginocchio chi la custodisce. Questa decisione è stata presa senza un confronto con il mondo agricolo e ricade su uno dei territori più produttivi della nostra provincia, tra zootecnia bufalina, orticoltura e seminativi.

Le nostre imprese hanno bisogno di certezze, non di divieti. Come si concilia questo vincolo con la gestione quotidiana dei campi, con gli investimenti già fatti, con i piani di sviluppo? Chiediamo alla Regione, sia all’assessorato all’Agricoltura che a quello all’Ambiente, di fermarsi e ascoltarci. Serve un tavolo serio e immediato per capire le conseguenze reali e trovare un equilibrio tra tutela e produzione».

Secondo Coldiretti, l’obiettivo non è mettere in discussione la tutela ambientale, ma aprire un confronto sulle ricadute che il nuovo regime di protezione potrebbe avere sulle aziende agricole interessate dai vincoli.

L’organizzazione attende ora una convocazione da parte degli assessorati regionali competenti per approfondire gli effetti della nuova classificazione e le modalità con cui saranno applicate le future misure di conservazione nelle aree interessate.