Oggi è la festa del Papà. Com’è nata la celebrazione dell’amore paterno

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Le feste commemorative e celebrative degli affetti sono sempre molto sentite, nell’epoca dei social network poi è tutto in fiorire di post e commenti d’amore dedicati ai nostri cari, in vita e non più con noi purtroppo.

Si affidano alle immagini ricordi e parole d’amore per testimoniare un affetto che non passerà mai. Il papà poi, simbolo di tutte le sicurezze, le difese dalle ingiustizie, le protezioni.

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E il 19 marzo da molti anni è la data dedicata a questa ricorrenza, indicativamente associata al papà amorevole di tutti i tempi, San Giuseppe, papà terreno di Gesù, la data scelta, secondo la credenza, è quella che si pensa essere il giorno della morte di san Giuseppe.

Ma questo accade in particolare in Italia  ed in alcuni altri paesi europei di stampo cattolico come Spagna e Portogallo, perché in realtà la maggior parte dei paesi del mondo celebra la festa del papà la terza domenica di giugno.

Ma quando è nata questa festa? Com’è nata? Perché la decisione di dedicare un giorno specifico ai nostri papà?

Il culto di san Giuseppe ha origini molto antiche: già nell’Alto Medioevo si celebrava la sua figura nelle chiese orientali; nel Trecento la pratica si diffuse anche in Occidente, e si cominciò a osservare la sua festa.

Questa venne poi inserita nel calendario romano da papa Sisto IV nel 1479, e nel corso del XIX secolo san Giuseppe divenne santo patrono di alcuni paesi con una importante tradizione cattolica: fu il caso del Messico, del Canada e del Belgio.

La prima festa del papà di epoca moderna oltre oceano fu invece celebrata negli Stati Uniti il 19 giugno 1910, nel mese di nascita del padre di Sonora Dodd, che aveva cresciuto sei figli dopo la morte di parto della moglie. Si celebra appunto la terza domenica di giugno e fu proclamata festa nazionale nel 1966, dal presidente Lyndon B. Johnson.

Tornando a San Giuseppe, per restare a casa nostra, in quanto archetipo del padre, nella tradizione popolare è un santo che protegge anche gli orfani, le giovani nubili e i più sfortunati.

In accordo con ciò, in alcune zone della Sicilia, il 19 marzo è tradizione invitare i poveri a pranzo. In altre aree la festa coincide con la festa di fine inverno: come riti propiziatori, si brucia l’incolto sui campi da lavorare e sulle piazze si accendono falò da superare con un balzo.

Dolci tipici 

Il dolce tipico della festa ha varianti regionali ma per lo più a base di creme e/o marmellate, con pasta choux. A Roma sono chiamati Bignè di San Giuseppe e vengono tradizionalmente preparati fritti, sebbene attualmente sia diffusa anche la cottura al forno.

Esemplare è il dolce napoletano, che prende il nome di zeppola di San Giuseppe. Secondo la tradizione, infatti, dopo la fuga in Egitto, con Maria e Gesù, san Giuseppe dovette vendere frittelle per poter mantenere la famiglia in terra straniera. Sono realizzate con pasta choux e possono essere fritte o al forno; al di sopra viene posta di norma crema pasticcera e marmellata di amarene.

In Toscana e in Umbria è diffuso come dolce tipico la frittella di riso, preparata con riso cotto nel latte e aromatizzato con spezie e liquori e poi fritta.