Caserta, i Carabinieri si ricordano di disattivare le “cimici” dall’auto dell’ex Sindaco dopo tre anni

Ho appena letto un articolo sul quotidiano di oggi che, se da un lato narra di una vicenda grottesca per quanto accaduto, dall’altro lascia l’amaro in bocca per i motivi che vado ad evidenziare.

Leggo che l’ex Sindaco di Caserta, Pio Del Gaudio, vittima di un errore giudiziario commesso, nei suoi confronti, dallo stato quattro anni fa, comprensivo di arresto, detenzione, proscioglimento, risarcimento per ingiusta limitazione della libertà personale per ben 2500 euro, e’ stato, qualche giorno fa, invitato dai Carabinieri di Maddaloni a recarsi presso la locale Stazione affinché gli venissero disattivate le “cimici” dal cruscotto della sua auto.

Per i non addetti ai lavori, le “cimici” sono micro-apparecchiature che hanno la finalità di intercettare, in un dato ambiente, tutto ciò che dice una persona oggetto di correnti indagini giudiziarie.

Pio Del Gaudio, ex Sindaco di Caserta

La cosa “meravigliosa” e’ che il caso di Pio Del Gaudio fu, a suo tempo, riconosciuto dallo Stato come “errore giudiziario”, con tanto di scuse da parte di chi indagava su di lui, già a fine 2016.

Solo oggi, a distanza di quasi tre anni, qualcuno si ricorda che erano stati impiantati questi congegni elettronici e che, ovviamente, bisognava toglierli.

Pertanto, mi chiedo sin dove possano arrivare questi “orrori giudiziari” e se sia lecito accanirsi, per tanto tempo, con un privato cittadino, dopo averlo rovinato professionalmente e ferito negli affetti, per poi, dopo mesi e mesi, contattarlo e dirgli di recarsi un attimo in caserma per togliere le “cimici” dimenticate nella sua auto.

Evidenzio che nel frattempo, chiunque avrebbe potuto continuare a fare un uso improprio dei congegni di cui sopra, violando la sua privacy e la la sua libertà di espressione.

Ciò che e’ accaduto a Pio Del Gaudio e’ emblematico, poiché, a prescindere dai propri orientamenti politici, ciascuno di noi, nessuno escluso, da un giorno all’altro può ritrovarsi a vivere quei mesi d’inferno per poi sentirsi dire, “scusaci, abbiamo sbagliato”. 

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