Ospedale di Caserta, storia di Alina: nel Reparto di Oncoematologia la migliore cura è l’amore

immagine di repertorio

Alina S. ha 36 anni ed una leucemia aggressiva che la costringe in ospedale, dentro e fuori da almeno un anno. Fin qui, seppur triste, questa può sembrare la storia di tante persone affette da questo terribile male ai nostri giorni. Se non fosse che Alina è russa ed è ricoverata al Reparto di Oncoematologia, Unità Operativa Complessa di alta specializzazione dell’Azienda Ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, sotto la guida del primario Ferdinando Frigeri, seguita dalle attente cure del dottor Salvatore Iaccarino e di numerosi altri medici e dirigenti medici che curano persone con amore.

E questa è la storia di un rapporto medici/paziente, ospedale/paziente, all’insegna dell’umanità e dell’accoglienza.

Alina arriva a Caserta oltre  un anno e mezzo fa in visita ad una parente, accompagnata dalla madre, scoraggiata e prostrata sia fisicamente che emotivamente, dopo aver già completato a Kiev, all’ospedale pubblico cittadino, un primo ciclo serrato di chemioterapie che purtroppo non ha sortito alcun risultato, se non un blando effetto palliativo. I medici che l’hanno in cura presso il presidio ospedaliero della sua città le consigliano il canonico tempo di sospensione per recuperare e poter riprovare con un secondo ciclo.

Alina ha due bambini, due maschietti di 4 e 6 anni e un marito che la ama e che ama. Ha faticato per mettere al mondo quei due angioletti biondi, un miracolo lei racconta, le avevano detto di avere un’anomalia all’utero che non le avrebbe permesso di concepire, e invece dopo tanta determinazione e molte cure ecco arrivare la prima gravidanza, e dopo due anni anche la seconda.

Alina vuole vivere anche per loro. Decide di rifare il ciclo di chemio e nel frattempo per riprendersi un po’, raggiungere la cugina in Italia, a Caserta, che non vede da molto tempo.

Soltanto pochi giorni dopo il suo arrivo a Teverola dove la cugina risiede, Alina è costretta a raggiungere di corsa il pronto soccorso dell’Azienda Ospedaliera casertana , qualcosa non va. Dopo le indagini di routine ed una lunga attesa di giorni, monitorata nell’area emergenza, viene trasferita con la diagnosi di una LMA, Leucemia Mieloide Acuta nel reparto di oncoematologia.

La struttura garantisce il ricovero ordinario ai pazienti che necessitano di chemioterapia intensiva e subintensiva, di preparazione a trapianti di cellule staminali e di terapie aplastizzanti. Per la giovane mamma russa si apre una nuova speranza.

Alina parla solo russo ed inglese, la comunicazione è difficile ma non impossibile. Il reparto, aldilà delle normali e dovute procedure mediche ed infermieristiche, l’accoglie immediatamente con la più pronta disponibilità e umanità, attivando finanche la collaborazione dell’Avo, l’Associazione Volontari Ospedalieri per fornire alla giovane un sostegno morale ed un po’ di conversazione nelle lunghe giornate d’ospedale.

Alina racconta che non viene lasciata quasi mai sola, che dottori e infermieri sono assolutamente presenti ed estremamente attenti ad ogni soluzione plausibile e che questo atteggiamento è lo stesso con tutti i pazienti del reparto, c’è sempre un sorriso o una pacca sulla spalla per tutti. Molti dei degenti sono giovani, donne e uomini con famiglie spaventate che li aspettano a casa speranzosi. Non sempre l’esito è positivo, è la vita, ma tra pazienti si diventa amici e, tra una parola di inglese e una di napoletano, tra una fotografia e una smorfia ci si capisce e ci si sostiene a vicenda.

Il primo ciclo di chemioterapie sortisce un ottimo risultato, si comincia a parlare della possibilità di un trapianto di midollo a carico di un donatore familiare, il fratello e la mamma di Alina si sottopongono ai test preliminari che risultano essere favorevoli per la signora. Costantemente seguita dall’equipe di Oncoematologia Alina viene messa in contatto con l’Ospedale Gemelli a Roma, dove esiste la più alta possibilità di riuscita per un intervento del genere.

Beh, da quel momento la nostra amica è costretta ad altri due ricoveri e tra un dire e un fare, una chemio e l’altra passano 6 mesi. Sei mesi durante i quali Alina ha dovuto affittare un appartamento nei pressi dell’ospedale per sé e la sua mamma, sei mesi che non vede i suoi piccoli, sei mesi nei quali il marito ha dovuto lasciare il proprio lavoro per poter badare ai bambini, sei mesi di speranze e di preghiere. Perché Alina ha una fede incrollabile e lei crede che tutto questo non sia un caso, che il suo arrivo in Italia sia stata la sua goccia di speranza dal cielo, che il reparto di oncoematologia dell’azienda ospedaliera di Caserta sia pieno di angeli.

In questi due anni mi racconta – ho dovuto salutare alcune mie compagne di stanza che non ce l’hanno fatta, ne ho viste altre tornare dai propri familiari piene di speranze, per tutti ho fatto una preghiera. Vi chiedo, pregate per piacere per tutti noi che lottiamo, per noi ed anche per questi medici che fanno l’impossibile per salvarci la vita”.

Alina è  stata richiamata dal Gemelli per il trapianto che potrebbe salvarle la vita e restituirla ai suoi cari. Dopo oltre un anno, la notizia più grande, le è stato concesso di poter tornare a casa per due mesi. Il trapianto funziona, le analisi fanno sperare, le preghiere hanno avuto un senso. Fra due mesi Alina tornerà. Intanto ringrazia tutti coloro che l’hanno sostenuta: “La mia rinascita ha i colori dell’Italia e quelli di Caserta”.

Mille auguri Alina da tutti noi.