I papà… nostri eroi. Li celebriamo con una poesia di Antonio Machado

festa del papà

Oggi è la festa del papà e voglio raccontarvi alcuni episodi in cui i padri sono protagonisti, perché spesso sono degli eroi, specialmente quando salvano i loro figli da situazioni di pericolo, come i protagonisti delle storie che ho raccontato nel paragrafo seguente.

I papà eroi

Sarebbe davvero lunga la lista di coloro che hanno messo in salvo la prole, quindi ho menzionato solo alcuni episodi che a mio avviso sono rilevanti. Proprio quest’anno, a Napoli, un padre ha sottratto alla morte il figlio di venti anni, che si stava suicidando, buttandosi giù dal balcone; non un gesto estremo ma una prova dettatagli da una setta di un gioco on line, che lo continuava a ricattare e non avendo avuto ciò che chiedeva lo stava spingendo ad ammazzarsi!

A Varese, invece, un papà di ben 82 anni ha donato il proprio rene al figlio in dialisi: è la prima volta che un uomo così anziano offre in dono un organo; a Seregno, l’anno scorso, un altro ha difeso il figlio di 6 anni: mentre attraversavano la strada, lui a piedi ed il piccolo in bicicletta, un’auto è piombata su di loro ed egli ha fatto da scudo al bambino con il proprio corpo! Grazie a Dio non ci sono state vittime! Il premio di eroismo va ad un eroe di 47 anni, morto a luglio per soccorrere la sua piccina di dieci anni, che stava annegando nell’Adda.

Encomiabile, infine, il gesto di uno uomo omosessuale, Luca Trapanese: dopo una vita passata con i disabili e aver fondato un centro per diversamente abili a Napoli, ha adottato una bimba down di appena tredici giorni, abbandonata dalla madre e rifiutata dalle famiglie convocate; da questa storia è stato pubblicato il libro Nata per te, edito dall’Einaudi. Ora passiamo alla poesia.

Antonio Machado, un poeta filosofo

Lo spagnolo Antonio Machado (Siviglia 1875-Francia 1939) apparteneva al gruppo politico-culturale Generazione del ’98, data che si riferisce allo scoppio della guerra combattuta tra la Spagna e l’America; come ogni scontro bellico, anche questo provocò una profonda crisi intellettuale nella nazione; insegnò lingua francese nei licei di Parigi e sposò la giovane Leonor, morta prematuramente di tisi.

A causa della partecipazione alla tragica esperienza repubblicana, divenne un profugo e morì a Parigi nel 1939. La sua formazione fu costruita attraverso le relazioni con letterati del calibro di Rubèn Dario, poeta ed ambasciatore del Nicaragua, di Oscar Wilde e del letterato greco Jean Moréas ed agli studi filosofici sulle teorie di Henri Bergson, inerente il tempo, la memoria e la libertà, di Edmund Gustav Albrecht Husserl, esperto di filosofia matematica e del linguaggio, di Max Scheler, filosofo della politica sociale e di Martin Heidegger, padre dell’esistenzialismo. Scrisse Campos de Castillia (1912) in cui si fondano paesaggi reali e spirituali; Soledades (1930), opera decadente, in cui vengono poetizzati lo scorrere del tempo, i ricordi, la collocazione dell’uomo nell’eternità; Juan de Mairena (1936), una sorta di manuale filosofico del poeta. Tutta l’opera è stata edita dalla Mondadori.

La poesia dedicata al padre

I versi scelti per oggi trattano l’amore paterno ed è inserito nella silloge Nuevas canciones (1924):

“Esta luz de Sevilla…”
 
    Esta luz de Sevilla… Es el palacio
    donde nací, con su rumor de fuente.
    Mi padre, en su despacho.—La alta frente,
    la breve mosca, y el bigote lacio—.
    Mi padre, aun joven. Lee, escribe, hojea
    sus libros y medita. Se levanta;
    va hacia la puerta del jardín. Pasea.
    A veces habla solo, a veces canta.
    Sus grandes ojos de mirar inquieto
    ahora vagar parecen, sin objeto
    donde puedan posar, en el vacío.
    Ya escapan de su ayer a su manana;
    ya miran en el tiempo, ¡padre mío!,
    piadosamente mi cabeza cana.

Questa luce di Siviglia
 
   Questa luce di Siviglia … è il palazzo
   dove sono nato, con la sua fonte di voci.
   Mio padre, nel suo ufficio. —La fronte alta,
   la mosca corta e i baffi dritti.
   Questa luce di Siviglia
   Mio padre, ancora giovane. Leggi, scrivi, sfoglia
   i tuoi libri e medita. Si sveglia;
   va al cancello del giardino.
   Fare una passeggiata.
   A volte parla da solo, a volte canta.
   I suoi grandi occhi sembrano irrequieti
   ora sembra vagare, senza meta
   dove possono posare, nel vuoto.
   Fuggono già dal loro ieri al loro domani;
   guardano già indietro nel tempo, padre mio!
   piamente la mia testa grigia

A livello metrico abbiamo degli endecasillabi che formano quattro strofe. Per l’aspetto stilistico, invece, è presente l’alternarsi dei tempi per indicare proprio l’atemporalità del racconto, in cui si avvicendano realtà e immaginazione; l’ellissi; la sinestesia con sensazioni visive (la luz de Sevilla v. 1 la luce di Siviglia) ed uditive (il rumor de fuente v. 2 fonte di voci); le metonimie inerenti gli occhi (ojos v. 9) per indicare la persona e la testa grigia (cabeza cana v. 14) per designare l’anzianità.

Passando al contenuto, se leggiamo i versi si passa da raffigurazioni generali a quelle particolari, dalla menzione di Siviglia (Sevilla v. 1), all’abitazione della famiglia (el palacio v. 1) per finire all’ufficio del padre (despacho v. 3). Quest’ultimo viene descritto prima da giovane, nell’aspetto fisico, negli esercizi ginnici, negli studi, nella solitudine e nei momenti di allegria; solo successivamente nell’anzianità. Il poeta, infatti, attraverso gli occhi irrequieti del padre, fa trapelare il nervosismo per la vecchiaia, per il tempo inesorabile, che non permette a nessuno di tornare indietro e conduce solo alla rassegnazione della fine e del vuoto (el vacìo v. 11).

Infine, l’incontro padre-figlio, anche lui avanti con gli anni, avviene attraverso un toccante sguardo d’amore e di rispetto reciproco, come tante volte avviene nelle nostre vite. Non posso quindi che augurare a tutti i padri, giovani ed anziani, buona festa e mi raccomando….siate forti!