Patrimonio Bufalino, il resoconto: la Regione ha chiuso 400 aziende, persi 5.000 posti di lavoro

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Rinnovata alla Prefettura di Caserta la richiesta di convocazione di un tavolo urgente

Buon Primo Maggio dagli allevatori in mobilitazione in Terra di Lavoro
dove il Piano della Regione ha già fatto chiudere 400 aziende e perdere 5.000 posti di lavoro.

Il Coordinamento Unitario in Difesa del Patrimonio Bufalino ricorda che la mobilitazione nel territorio continua per difendere il lavoro, la terra e le comunità e augurando a tutti i cittadini una buona e serena giornata di impegno in difesa dei diritti del lavoro.

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Con questa premessa si rinnova alla Prefettura di Caserta la richiesta di convocazione di un tavolo urgente con la Regione Campania e il Governo per discutere come applicare la risoluzione unitaria votata da tutto il Parlamento e assunta dal Governo Nazionale, come richiesto dal documento di richieste inviato nella scorsa settimana (vedi: “Il Parlamento ha indicato la via, ora tocca a De Luca. Pronti a scendere in strada.”)

L’urgenza delle risposte per trovare soluzioni al disastro in danno del lavoro e il territorio del Piano Regionale voluto dalla Task Force guidata dai tecnici incaricati dalla Regione e guidati dal Dott. Limone, è emersa con tutta evidenza dalle stesse dichiarazioni del Generale Luigi Cortellessa, chiamato ad applicare un Piano inapplicabile, che gli allevatori ha evidenziato proprio nel documento inviato al Prefetto in cui si chiede l’intervento urgente.

Dalla dichiarazione al Senato del Gen. Luigi Cortellessa, si evince:
a) che i capi bufalini vengano abbattutti all’esito delle sole prove indirette omettendo del tutto il riferimento alle regole europee (reg. ue 689/2020 in vigore dall’aprile 2021 e alla o.m. sanita’ 14 giugno 2022 pubblicata in g.u.
25 giugno 2022 n. 147).

b) in qualita’ di commissario per l’attuazione del piano regionale per la eradicazione delle malattie infestive degli allevamenti approvato con deliberazione della g.r.c. n. 104 del marzo 2022, non ha mai richiesto ai competenti
organi di disporre l’adeguamento del piano alle disposizioni surrichiamate;

c) ha ammesso che le pratiche per i rimborsi agli allevatori giacevano da anni negli archivi della Asl Caserta senza esito e addirittura ha rimarcato che per alcuni il rimborso risultava impossibile per la morte degli stessi;

d) ha posto in rilievo come il propagarsi della brucellosi derivi anche dalla circostanza che i canali che attraversano gli allevamenti in provincia di caserta sono altamente inquinati e ha rilevato la responsabilita’ del Consorzio di Bonifica del Volturno che non ha mai sostenuto un’azione tesa a liberare i canali dalle ostruzioni
che hanno provocato il disastro delle inondazioni negli allevamenti.

Ha altresi’ ammesso che solo grazie al suo
intervento il Consorzio medesimo avrebbe attivato sia pure in maniera del tutto parziale la pulizia di appena 13 km rispetto ai 2000 km di canali consortili mai ripuliti; va aggiunto che il predetto consorzio risulta amministrato da circa otto anni direttamente dalla Regione Campania a mezzo di un commissario straordinario.

e) ha riconosciuto che le misure per la biosicurezza (per il modo come sono state imposte dalla regione) sono state solo un aggravio di costi per le imprese senza aver contribuito a risolvere i problemi.

f) ha ammesso che il piano imposto dalla regione non garantisce agli allevatori che dopo aver sostenuto spese ingentissime per la biosicurezza ed aver rispettato le prescrizioni possano avere l’autorizzazione a ripopolare
ricevendone insopportabili danni economici in ragione della circostanza per cui i tecnici “non ci hanno pensato”.

Cosa altro attendono le istituzioni a intervenire? Cosa altro serve per ritirare le deleghe alla Task Force guidata dal Dott. Limone e riscrivere il Piano? Cosa altro serve per applicare la risoluzione votata dal Parlamento?