Permanenza dei classici nella letteratura italiana, conferenza di Ida Caiazza al Liceo Giannone di Caserta

Didone, Medea ed Arianna

Stamani 8 Febbraio 2020, presso l’aula magna del Liceo Giannone di Caserta, alcuni alunni hanno assistito ad una conferenza tenuta da Ida Caiazza, studiosa di lettere classiche presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, nonché ex brillante allieva del Liceo Giannone.

A seguito dei saluti della DS Marina Campanile, ha esordito con una breve introduzione la Prof.ssa Daniela Borrelli, la quale ha sottolineato quanto la cultura e gli studi classici possano donare non solo una formazione a 360° gradi, ma anche e soprattutto la grande capacità di ampliare i propri orizzonti dando spazio all’internazionalizzazione delle proprie conoscenze. Testimone evidente dalla stessa Ida Caiazza, avendo affrontato un importante dottorato tra l’Italia ed Helsinki, oltre ad aver ottenuto una borsa di studio a Singapore.

Oggetto della conferenza è stata un’interessante enumerazione di echi della letteratura latina all’interno di quella italiana, con particolare attenzione alle figure femminili protagoniste delle opere dei più grandi autori della romanità.

In primis, sono stati analizzati due archetipi femminili, dunque i principali modelli a cui gli autori successivi si sono riferiti ed ispirati, in particolare nell’ambito epistolare, ossia Arianna e Didone. Due donne dal grande fascino, ma soprattutto caratterizzate da alcuni elementi e temi in comune:

-Quello della ”Relicta mulier”, la donna abbandonata dal suo amato, ricorrente in altri autori quali Catullo e Properzio;

-Quello della “Scribentis imago”, la donna che, nonostante la sua mano tremi per il dolore dell’abbandono, si dedica a scrivere, e nella scrittura descrive se stessa e le sue emozioni;

-Quello della “querela”, in cui la donna accusa il fedifrago di slealtà e di aver sciolto il foedus che lo legava a lei. Tuttavia, questa lamentazione ha uno scopo pragmatico, poiché è tesa a sollecitare il ritorno, seppur improbabile, dell’amato.

Uno degli autori dediti a questo genere è stato indubbiamente Ovidio, che attraverso le sue “Epistulae Heroidum” e le sue ”Metamorfosi”, ci ha trasmesso gran parte del meraviglioso patrimonio mitologico che permea l’intera letteratura classica.

Proprio le “Epistulae Heroidum”, meglio conosciute come “Heroides”, sono state l’ispirazione delle sperimentazioni letterarie più di successo. Una tra queste è la celebre “Elegia di Madonna Fiammetta” di Giovanni Boccaccio, in cui la protagonista, a seguito dell’abbandono da parte di Panfilo, scrive una lettera alle donne innamorate, e ragionando sulla sua sofferenza trova consolazione nel dialogo con i classici, tra cui le stesse Eroidi ovidiane. Tuttavia, mentre queste ultime sono ricordate per aver commesso gravi peccati, quali vendette ed uccisioni, Fiammetta vince il dialogo con le sue antenate dimostrando la sua innocenza, sebbene fosse criticabile per la sua impudicizia.

Si è posta poi l’attenzione su “Le lettere affettuose” di Emilia Fiorentina, opera epistolare del 1594, rappresentante di un amore trasformato dalle restrizioni della Controriforma, in cui la figura della donna è caratterizzata da temperanza e senso del pudore.

I topòi tipici delle corrispondenze amorose infine sono presenti ne “Le ultime lettere di Jacopo Ortis” di Ugo Foscolo, il primo romanzo epistolare nella storia della letteratura italiana: la descrizione della già citata “Relicta mulier”, stavolta applicata ad un personaggio maschile; la caratterizzazione classica e la sepoltura congiunta dei due amanti. Questi, tuttavia, sono risemantizzati tramite due elementi:

-Il meccanismo di deviazione, per il quale nonostante l’Ortis avesse previsto di scrivere ad un suo confidente (Lorenzo) finisce per scrivere all’amata Teresa seguendo il suo istinto reale;

-L’uso di oggetti metonimici, in particolare ritratti, lettere e ciocche di capelli, attraverso il cui contatto i due amanti si sentivano vicini, nonostante fossero consapevoli del loro amore irrealizzabile.

Su tutti questi personaggi aleggia un unico filo conduttore proprio della vita e della letteratura di tutti i tempi: l’amore.