Pesca illegale dei datteri di mare: sei anni di reclusione per il capo dei datterai. Il commento di Legambiente

Condannato a sei anni, due mesi e 20 giorni di reclusione A.C, considerato uno capo dei datterari di Castellammare di Stabia, uno degli imputati coinvolti nel procedimento in seguito alla maxi inchiesta del marzo 2020 sulla pesca di frodo dei datteri di mare a Napoli e a Capri, coordinata dalla Procura di Napoli.

Non è la prima sentenza del genere che colpisce i due principali gruppi criminali – uno attivo tra Castellammare di Stabia ed uno di Napoli – dediti alla pesca illegale dei datteri di mare.

Soltanto negli ultimi 3 anni la pesca di frodo dei datteri ha devastato l’ecosistema marino del golfo di Napoli creando danni consistenti in particolare all’ecosistema dei faraglioni di Capri di cui, secondo i gli esperti, ha subito danni il 48% delle pareti sottomarine.

Un dattero di mare impiega 30 anni per incunearsi nella parete di roccia e per diventare appetibile. Il prezzo dei datteri sul mercato può variare dai 40 ai 200 euro al chilo – il che fa presumere un importante giro d’affari per i criminali – e sono molto ricercati nonostante siano illegali.

In una nota Legambiente, costituita parte civile seguita dall’Avvocato Giuseppe Giarletta commenta la sentenza emessa dal GUP dott.ssa Rosaria Maria Aufieri nei confronti dei primi datterari che avevano richiesto il rito abbreviato nel procedimento in corso a Napoli:

“Una sentenza storica ed importante che infligge un duro colpo a persone senza scrupoli che distruggono le coste più belle dei nostri mari. La pesca di frodo di datteri è una vera e propria emergenza ambientale, un’ industria dell’illegale con un elevato giro d’affari che genera un danno incalcolabile all’ecosistema marino.

Oltre alla dura repressione del reato, l’unico strumento per far fronte a questa situazione è quello della sensibilizzazione e dell’informazione. Facciamo appello ai consumatori: ordinare al ristorante un piatto di linguine ai datteri o comprarne in pescheria, è un atto illegale e rende complici di un grave reato ambientale”.