Pietro Lagnese sarà Vescovo di Capua e Caserta: si uniscono le diocesi. Sfumata l’ipotesi Don Antonello

GIORDANI
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Le lettere di monsignor Lagnese alle chiese di Capua e Caserta

Erano in molti a sperare che Don Antonello Giannotti – attuale presidente dell’Istituto Sostentamento per il Clero e parroco della parrocchia Nostra Signora di Lourdes nel quartiere Acquaviva a Caserta – fosse finalmente nominato vescovo.

Ad ogni cambio della guardia in effetti l’eventuale nomina di Don Antonello fa capolino, ma la possibilità viene puntualmente disattesa e questo dispiace ai numerosissimi e affezionati fedeli dell’uomo di Dio.

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Quando è stato reso noto che il Vescovo di Capua Salvatore Visco avrebbe lasciato la diocesi per raggiunti limiti di età – Visco ha compiuto infatti i 75 anni – è iniziata la procedura da parte del Vaticano per l’individuazione del nuovo arcivescovo dell’Arcidiocesi di Capua, e il toto vescovo da parte della città di Caserta.

Invece anche questa volta è sfumata l’ipotesi Don Antonello e da Roma si è puntato tutto su Monsignor Pietro Lagnese che andrà a ricoprire la doppia carica, con l’aggiunta dell’Arcidiocesi di Capua.

Don Antonello Giannotti
Don Antonello Giannotti

Una proposta che era già stata avanzata tre anni fa con il precedente vescovo Giovanni D’Alise, deceduto poi poco dopo e che è stata applicata per le Diocesi di Teano-Calvi, Alife-Caiazzo e Sessa Aurunca, oggi rette tutte e tre dal vescovo Giacomo Cirulli.

Papa Francesco ha accolto quindi le dimissioni presentate, per raggiunti limiti di età, da Sua Ecc. Mons. Salvatore Visco, e ha nominato nuovo Arcivescovo di Capua Sua Ecc. Mons. Pietro Lagnese, attuale Vescovo di Caserta.

Il Papa ha chiesto a Mons. Lagnese di guidare entrambe le Diocesi, che da oggi, perciò, sono unite nella persona di un solo vescovo. La notizia è stata data alle ore 12:00 di oggi, 11 dicembre, dalla sala stampa vaticana, e al clero delle due Diocesi dagli stessi vescovi.

Di seguito i due messaggi che Pietro Lagnese ha voluto inviare ai fedeli di entrambe le diocesi, Capua e Caserta

Alla Chiesa di Capua
che Dio si è acquistata con il sangue del suo Figlio (At 20,28)

Carissimi, il Signore vi dia Pace!
Nei giorni scorsi il Nunzio Apostolico in Italia, S. Em. il Card. Emil Paul Tscherrig, mi ha comunicato la volontà del Santo Padre Francesco di inviarmi a voi come vostro nuovo Arcivescovo, unendo in persona episcopi le Chiese di Capua e Caserta.

Vengo a voi, perciò, in spirito di obbedienza. È il Papa che mi manda! Nella voce del Vescovo di Roma, riconosco la volontà di Dio per me e per voi; perciò, anche se con tremore per il nuovo mandato ricevuto e per l’ulteriore carico che assumo, pur consapevole dei miei limiti e delle mie miserie, vengo nella pace.

E, nella pace, pronuncio il mio sì! Lo pronuncio nuovamente: come nei giorni dell’ordinazione presbiterale ed episcopale; come lo pronunciai – dieci anni fa – mentre mi apprestavo a lasciare Vitulazio per andare a Ischia; e ancora, – tre anni fa – quando dichiarai la mia disponibilità a guidare la Chiesa di Dio che è in Caserta: fiat voluntas tua! Al Signore Gesù, che di nuovo mi dice “duc in altum”, con Maria – sotto la cui protezione ho posto la mia vita – rinnovo il mio “eccomi”: “fiat mihi secundum verbum tuum”.

Ringrazio Papa Francesco per la fiducia che ancora una volta ripone in me e gli rinnovo, come già in passato, l’assicurazione della mia costante preghiera, e – insieme a essa – la mia piena comunione e l’adesione al Suo universale Magistero.

Nella sua bimillenaria e gloriosa storia, la Chiesa di Capua si è sempre mostrata fedele al Vescovo di Roma e, sempre, si è distinta per la sua piena comunione con la sede di Pietro: cum Petro et sub Petro!

Alla Chiesa di Capua che Dio si è acquistata con il sangue del suo Figlio (At 20,28).

Anche in questa occasione, rinnoviamo al Papa, voi e io insieme, la nostra docilità, assicurandogli tutto il nostro impegno a portare avanti il progetto di riforma della Chiesa, perché essa faccia suo lo stile sinodale da lui invocato e, sempre più, diventi missionaria nelle sue scelte, decisa nell’annuncio del Vangelo, credibile nella testimonianza della carità; una Chiesa più vicina alle persone, meno burocratica e più attenta alle relazioni, più casa e famiglia di Dio, come auspica la Relazione di Sintesi della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi.

Carissimi, le Chiese di Capua e di Caserta per molti secoli hanno camminato insieme; anzi, sono state una sola Chiesa. Ora, unite in persona episcopi, ritornano a camminare insieme. Il Signore le chiama a vivere un tempo nuovo: un tempo nel quale esercitarsi in un percorso comune, certamente impegnativo – anzi, forse, difficile – ma che, se vissuto con cuore disponibile, potrà rivelarsi un’occasione feconda, un momento favorevole, per entrambe e, in modo particolare, per le popolazioni di un territorio, qual è il nostro, per le quali si richiede una rinnovata seminagione del Vangelo.

La scelta del Papa non sia, perciò, per voi, motivo di dolore, né causa di timore: non si vuole mortificare la storia, né annullare le tradizioni, e ancor meno abolire le identità. Si vuole invece – nel cambiamento d’epoca che viviamo – provare a rimettere al centro l’impegno per l’evangelizzazione, perché il mondo di questo ha bisogno! Senza cadere preda di una sorta d’introversione ecclesiale, la Chiesa, per questa missione, dev’essere disponibile a ripensarsi, a unire le sue forze, condividendo risorse ed esperienze, mettendo insieme energie e potenzialità, pronta a rivedere anche le sue strutture e la sua organizzazione: sta qui, a me pare, il senso della decisione del Papa.

Come dovranno vivere le nostre Chiese questo tempo nuovo? Non ho una ricetta pronta! Lo scopriremo, insieme, strada facendo. Insieme ci porremo in ascolto dello Spirito che si dona nella Parola e nei Sacramenti, nel dialogo fraterno e nei fatti della storia: avanzeremo così in un discernimento ecclesiale che dovrà diventare sempre più permanente e, con fiducia e pazienza, piano piano, per il bene delle due Chiese sorelle, e in vista di una comunione tra loro più forte, faremo i passi possibili e quelli più opportuni.

Carissimi, vengo in mezzo a voi con la consapevolezza di non essere solo. Non so ciò che mi attende, anche se un po’ lo immagino! Sento, però, anche per questa nuova missione, che il Signore non mi lascerà solo: in questi anni me ne ha dato conferma tante volte! Vengo, pertanto, con questa fede. E, con questo stesso spirito che mi dice di fidarmi ancora, chiedo anche a voi, fin da ora, di fidarvi di Dio e di accogliermi nel Signore Gesù.

La Chiesa di Capua è la Chiesa del mio Battesimo e quella che mi ha generato alla fede; è la Chiesa della mia vocazione e del mio presbiterato, quella dalla quale sono partito per il servizio episcopale. Di essa, dunque, sono figlio e, perciò, fratello vostro: accoglietemi ora, però, anche come vostro padre; benché indegnissimo, nella fede, accoglietemi così! Accoglietemi per quanto tra voi sono chiamato a essere: successore degli Apostoli, presenza di Gesù Capo e Pastore, segno di unità e strumento di comunione.

Un saluto tutto particolare desidero rivolgere a S. E. Mons. Salvatore Visco, che per più di dieci anni, come Arcivescovo, in mezzo a voi ha servito il Signore. La sua opera, svolta con fermezza e discrezione, di certo sarà di grande aiuto per me e per voi, chiamati a proseguire nel lavoro da lui iniziato. Mentre gli confermo la stima e l’affetto miei personali – e gli manifesto la gratitudine, mia e vostra, per l’impegno profuso a favore della nostra bella Chiesa, ricca di doni e di carismi – gli chiedo di continuare ad accompagnare me e l’intera famiglia diocesana con la sua preghiera e la sua amicizia.

Saluto con grande affetto i nostri presbiteri, primi collaboratori del vescovo nel ministero; a essi, in particolare, chiedo il dono dell’unità e della comunione. Carissimi fratelli presbiteri, impegniamoci insieme per stabilire tra noi un clima di fraternità e di famiglia, operiamo per rendere tangibile ciò che già siamo in forza della nostra ordinazione: un corpo solo! Rendiamo visibile l’unum presbyterium; soltanto se vivremo questa unità tra noi, la nostra azione pastorale potrà essere credibile e feconda.

Saluto inoltre i diaconi, le religiose e i religiosi, i seminaristi, i membri di associazioni, cammini e movimenti ecclesiali e, insieme a loro, tutti i fedeli laici presenti nella nostra Arcidiocesi. A tutti assicuro fin da ora la mia preghiera e per tutti invoco la grazia di vivere in pienezza il dono del Battesimo che ci fa tutti discepoli-missionari.

Anche alle Istituzioni preposte al servizio del nostro territorio, a quanti governano le nostre città e paesi, a quanti amministrano la giustizia, a coloro che operano per la sicurezza e la legalità, come pure al mondo della sanità e del terzo settore, della scuola e dell’università, del lavoro e delle attività produttive, desidero far arrivare il mio saluto: operiamo tutti insieme per il bene comune!

Un pensiero tutto speciale rivolgo alle famiglie, ai tanti poveri, ai malati, agli anziani, alle persone sole, a chi è senza lavoro, a tutti coloro che soffrono nel corpo e nello spirito, ai migranti che, in fuga dai loro paesi di origine, vivono – in particolare, nella nostra Castelvolturno – in condizioni di grande precarietà, senza permesso di soggiorno e senza l’accesso ai più elementari diritti. La nostra Chiesa sia sempre voce di chi non ha voce!

Capua, un tempo centro della Campania felix, terra di santi e di gente buona, di contadini e operai onesti e laboriosi, ma pure di giuristi e scienziati, artisti e letterati, di uomini illustri e valorosi. E anche oggi, nonostante mille contraddizioni, terra ricca di risorse e opportunità. Capua, sede di una Chiesa antica e gloriosa, “celeberrima e feconda madre di santi” e di tanti pastori santi, dotti e illuminati, vescovi straordinari, e tra questi, oltre a quelli dei primi secoli, San Roberto Bellarmino, patrono dell’Arcidiocesi e Dottore della Chiesa, il Card. Alfonso Capecelatro, e Gennaro Cosenza, mio predecessore anche a Caserta. A tutti loro mi affido, e domando, dal Cielo, la loro protezione.

In particolare, chiedo la preghiera dei “miei” arcivescovi: S. E. Mons. Tommaso Leonetti e, innanzitutto, S. E. Mons. Luigi Diligenza, vescovo della mia vocazione, che nel 1986 mi ordinò presbitero, del quale conservo, immutati, il ricordo e la riconoscenza per i tanti esempi belli ricevuti, primo fra tutti quello della preghiera; e S. E. Mons. Bruno Schettino, vescovo del tempo della mia maturità, che con passione ed entusiasmo servì la Chiesa.

Carissimi – come per le famiglie quando arriva un altro figlio – il Signore chiede a me di dilatare il mio cuore. È ciò che voglio provare a fare! Desidero, con la grazia di Dio, allargare il mio cuore, sapendo che “i figli sono tutti uguali” e tutti vanno amati! So che non sarà facile, ma desidero spendermi per fare tutta la mia parte. Per questo a tutti, insieme a una collaborazione sincera e leale, chiedo di sostenermi, assicurandomi il dono della preghiera. Sì, sostenetemi con la vostra preghiera, perché il Signore mia dia luce e forza, fiducia e docilità del cuore.

Carissimi, ci prepariamo a celebrare il Natale: il Mistero del Dio che viene. Nel Figlio Suo, Dio si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi. Accogliamolo come lo accolse Maria; accogliamolo, perché come Lei, possiamo anche noi generare il Cristo Signore in noi e intorno a noi!

A lei, Madre del Signore e della Chiesa, insieme ai santi nostri patroni, vi affido e mi affido e, nell’attesa d’incontrarvi di persona, invoco su tutti la benedizione del Signore.

Caserta, dalla Sede Vescovile, 11 dicembre 2023
Pietro Lagnese
Arcivescovo eletto di Capua
Vescovo di Caserta

***

MESSAGGIO DEL VESCOVO PIETRO ALLA CHIESA DI CASERTA

Carissimi, il Signore vi dia Pace!

Mi rivolgo a voi per darvi una notizia che riguarda me, ma anche tutti voi: nei giorni scorsi il Nunzio Apostolico in Italia, S. Em. il Card. Emil Paul Tscherrig, mi ha comunicato la volontà del Santo Padre Francesco di nominarmi nuovo Arcivescovo di Capua, unendo in persona episcopi la Chiese di Caserta e quella di Capua.

Come è previsto in questi casi, ho dovuto custodire tutto nel riserbo. Non è stato semplice, ma mi pare che, sia qui a Caserta che a Capua, la notizia, come è desiderio della Santa Sede – almeno fino a qualche ora fa – non sia trapelata!

Mentre in questo momento viene resa pubblica la decisione del Santo Padre – e raggiungo, con un mio primo Messaggio, la Chiesa capuana, affidata da oggi alle mie cure

– il mio pensiero non può non andare anche a tutti voi, figlie e figli amati della Chiesa di Caserta.

Assumo l’ufficio di arcivescovo di Capua in spirito di obbedienza. È il Papa che mi manda! Nella voce del Vescovo di Roma riconosco la volontà di Dio per me e, perciò, anche se con tremore per il nuovo mandato ricevuto e per l’ulteriore carico che assumo, pur consapevole dei miei limiti e delle mie miserie, pronuncio, nella pace, il mio sì!

Lo pronuncio nuovamente: come nei giorni dell’ordinazione presbiterale ed episcopale; come lo pronunciai – dieci anni fa – mentre mi apprestavo a lasciare il mio paese per andare a Ischia; e ancora, – tre anni fa – quando dichiarai la mia disponibilità a guidare questa amata Chiesa di Caserta: fiat voluntas tua! Al Signore Gesù, che di nuovo mi dice “duc in altum”, con Maria – sotto la cui protezione ho posto la mia vita – rinnovo il mio “eccomi”: “fiat mihi secundum verbum tuum”!

Ringrazio Papa Francesco per la fiducia che ancora una volta ripone in me e gli rinnovo, come già in passato, l’assicurazione della mia costante preghiera, e – insieme a essa – la mia piena comunione e l’adesione al Suo universale Magistero. Al Papa assicuro tutto il nostro impegno a portare avanti il progetto di riforma della Chiesa, perché essa faccia suo lo stile sinodale da lui invocato e, sempre più, diventi missionaria nelle sue scelte, decisa nell’annuncio del Vangelo, credibile nella testimonianza della carità; una Chiesa più vicina alle persone, meno burocratica e più attenta alle relazioni, più casa e famiglia di Dio, come auspica la Relazione di Sintesi della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi.

Desidero, però, in questo momento, innanzitutto, confermare il mio affetto e il mio bene per tutti voi, sorelle e fratelli della Chiesa di Caserta. Fra qualche giorno, il 19 dicembre, ricorrerà il terzo anniversario dalla mia elezione a vostro Vescovo. Sono passati dunque tre anni: tre anni impegnativi, ma belli, intensi, nei quali posso dire con sincerità di essermi sentito accolto da voi e nei quali il Signore ha permesso che facessimo tante scelte importanti e, insieme, si costruisse un clima di fraternità e di amicizia. Tre anni nei quali ho provato a voler bene a questa Chiesa e, in modo particolare, ai carissimi presbiteri, primi collaboratori del vescovo nel ministero, ai quali mi sento particolarmente affezionato.

“Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari” (I Ts 2,8): queste parole dell’apostolo Paolo ai Tessalonicesi, in questi giorni le ho sentito mie proprio in riferimento a voi! Chiesa di Caserta, mi sei diventata cara!

Carissimi, le Chiese di Capua e di Caserta per molti secoli hanno camminato insieme; anzi, sono state una sola Chiesa. Ora, unite in persona episcopi, ritornano a camminare insieme. Il Signore le chiama a vivere un tempo nuovo: un tempo nel quale avanzare in coppia ed esercitarsi in un percorso comune, certamente impegnativo – anzi, forse, difficile – ma che, se vissuto con cuore disponibile, potrà rivelarsi un’occasione feconda, un momento favorevole, per entrambe e, in modo particolare, per le popolazioni di un territorio, qual è il nostro, per le quali si richiede una rinnovata seminagione del Vangelo.

La scelta del Papa non sia, perciò per nessuno – è quanto ho scritto anche alla Chiesa di Capua – “motivo di dolore, né causa di timore: non si vuole mortificare la storia, né annullare le tradizioni, e ancor meno abolire le identità. Si vuole invece – nel cambiamento d’epoca che viviamo – provare a rimettere al centro l’impegno per l’evangelizzazione, perché il mondo di questo ha bisogno! Senza cadere preda di una sorta d’introversione ecclesiale, la Chiesa, per questa missione, dev’essere disponibile a ripensarsi, a unire le sue forze, condividendo risorse ed esperienze, mettendo insieme energie e potenzialità, pronta a rivedere anche le sue strutture e la sua organizzazione: sta qui, a me pare, il senso della decisione del Papa”.

Come dovranno vivere le nostre Chiese questo tempo nuovo? Non ho una ricetta pronta! Lo scopriremo, insieme, strada facendo. Insieme ci porremo in ascolto dello Spirito che si dona nella Parola e nei Sacramenti, nel dialogo fraterno e nei fatti della storia: avanzeremo così in un discernimento ecclesiale che dovrà diventare sempre più permanente e, con fiducia e pazienza, piano piano, per il bene delle due Chiese sorelle, e in vista di una comunione tra loro più forte, faremo i passi possibili e quelli più opportuni.

Carissimi – come per le famiglie quando arriva un altro figlio – il Signore chiede a me di dilatare il mio cuore. È ciò che voglio provare a fare! Desidero, con la grazia di Dio, allargare il mio cuore, sapendo che “i figli sono tutti uguali” e tutti vanno amati! So che non sarà facile, ma desidero spendermi per fare tutta la mia parte.

Ho bisogno, però, della collaborazione di tutti e, in modo speciale, di quella dei nostri presbiteri. Carissimi fratelli presbiteri, continuate a offrirmi il dono dell’unità e della comunione e impegnatevi, insieme a me, per stabilire, tra voi e, da oggi, con il presbiterio di Capua, un clima di fraternità e di famiglia, così da rendere tangibile ciò che già siamo in forza della nostra ordinazione: un corpo solo! Carissimi, soltanto se vivremo tra noi una comunione sincera, la nostra azione pastorale potrà essere credibile e feconda.

Carissimi, a tutti chiedo il dono di pregare per me. Sostenetemi con la vostra preghiera perché il Signore mia dia luce e forza, fiducia e docilità del cuore.

Carissimi, ci prepariamo a celebrare il Natale: il Mistero del Dio che viene. Nel Figlio Suo, Dio si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi. Accogliamolo come lo accolse Maria; accogliamolo, perché come Lei, possiamo anche noi generare il Cristo Signore in noi e intorno a noi!

A Lei, Regina degli Apostoli e Madre della Chiesa, e a San Michele Arcangelo, patrono della nostra Chiesa, mi affido e vi affido e su tutti invoco la benedizione del Signore.

Caserta, dalla Sede Vescovile, 11 dicembre 2023