Richiesta di un documento ufficiale contro estorsioni e clan, appello alle istituzioni e alla cittadinanza
Il 4 agosto 2026, a Pignataro Maggiore (Caserta), il giornalista professionista Vincenzo Palmesano ha inviato una richiesta formale ai componenti del Consiglio comunale per la convocazione di una seduta “aperta”, dedicata alla vicenda del gioielliere Gennaro Bonacci, vittima di estorsione con aggravante mafiosa.
Nella proposta, Palmesano chiede che il Consiglio esprima solidarietà al commerciante, approvi un documento ufficiale di condanna delle estorsioni e delle organizzazioni camorristico-mafiose e solleciti una più incisiva azione preventiva e repressiva da parte di Prefettura, forze dell’ordine e magistratura.
La comunicazione è stata indirizzata, oltre che ai consiglieri comunali, al Prefetto e al Questore di Caserta, ai Comandi provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza, alla Stazione carabinieri di Pignataro Maggiore, alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, alla Commissione parlamentare antimafia, alla Commissione anticamorra del Consiglio regionale della Campania, al Ministero dell’Interno, ai vescovi delle diocesi casertane, agli ordini e alle federazioni della stampa e agli organi di informazione.
Nel testo, Palmesano si definisce «giornalista professionista vittima di reato di tipo mafioso, avversario politico della massoneria, portavoce dell’opposizione nella “Svizzera dei clan”» e richiama l’attenzione sulla posizione di Gennaro Bonacci, gioielliere di Pignataro Maggiore che, secondo gli atti d’indagine, sarebbe stato vittima di richieste estorsive per un lungo arco di tempo.
Il giornalista sottolinea che il commerciante ha denunciato ai carabinieri sei persone arrestate il 19 dicembre 2025 per estorsione aggravata dal metodo mafioso, tra cui Lorenzo Lubrano, figlio di Rosa Nuvoletta e del boss Raffaele Lubrano detto “Lello”, ucciso in un agguato il 14 novembre 2002.
Palmesano richiama anche l’esito del processo di primo grado con rito abbreviato che ha riguardato Lorenzo Lubrano, indicato nei quotidiani del 15 luglio 2026 come condannato a tre anni di reclusione.
Nella sua nota, il giornalista evidenzia il legame familiare tra Lubrano e l’assessore Antonio Magliocca, definendolo «cognato dell’assessore» e affermando che a Pignataro Maggiore si attende una presa di posizione dell’assessore e dell’intera amministrazione guidata dal sindaco Cesare Cuccaro (PD) sulla vicenda, con una chiara condanna delle estorsioni e della cosca Lubrano-Nuvoletta.
Il documento richiama inoltre il contesto delle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli sul sodalizio camorristico Ligato-Lubrano, operante nell’area dell’alto e medio casertano, in cui rientra anche Pignataro Maggiore.
Le inchieste hanno ricostruito un sistema estorsivo ai danni di un gioielliere della zona, con richieste di denaro e preziosi protrattesi per anni e con la prospettiva, secondo gli inquirenti, di un’azione violenta programmata prima delle festività natalizie del 2025.
Nella parte finale della sua richiesta, Palmesano sostiene che, secondo la magistratura, sarebbe stato progettato un pestaggio ai danni di Gennaro Bonacci, con l’ingaggio di picchiatori provenienti da Napoli e l’obiettivo di provocare lesioni gravissime. Il giornalista parla di «missione criminale» e denuncia quella che definisce «vigliaccheria, omertà e complicità con il clan Lubrano-Nuvoletta» nel silenzio pubblico sulla vicenda del gioielliere.
La proposta di convocazione di un Consiglio comunale “aperto” è stata formalmente depositata in data 4 agosto 2026 a Pignataro Maggiore, con l’indicazione dei destinatari istituzionali e l’esplicito riferimento alla necessità di un atto ufficiale di solidarietà a Gennaro Bonacci e di condanna delle estorsioni e delle organizzazioni mafiose da parte delle istituzioni locali.








































