Una poesia di Giusi Castaldo dedicata al nespolo, una pianta dai mille usi

Una poesia di Giusi Castaldo dedicata al nespolo, una pianta dai mille usi
Fiori di nespolo

Molti poeti scrivono sulla natura ed è molto interessante ripercorrere quel filone letterario che, iniziato col Pascoli, predilige una pianta, un fiore o un albero, come nella poesia dedicata al nespolo, che vi presentiamo oggi, scritta della poetessa ed avvocato del Foro di Santa Maria Capua Vetere Giuseppina Castaldo.

Il nespolo, pianta dai mille usi

Prima di leggere i versi, introduciamo questa bellissima pianta. Il nespolo indica due specie: una originaria del Caucaso ed una della Cina e del Giappone. Quest’ultima fu innestata in Europa nel XVIII secolo ed in Italia nel XIX secolo. Attualmente molte nazioni europee ed extraeuropee hanno diverse cultivar, tra cui la Limoncello, la Monreale, la Palermo, la Conca d’oro ed altre. Sebbene la Spagna sia il maggior produttore, segue la Sicilia, in cui il nespolo viene coltivato da agricoltori specializzati. Se vi interessa piantarne una, dalle nostre parti è disponibile al Vivaio Garden Forest.

I suoi frutti vengono utilizzati per deliziose torte o fragranti biscotti, per le confetture e per piatti vegetariani. In medicina, invece, essi hanno proprietà antinfiammatorie, aiutano la produzione di cellule ematiche, favoriscono l’intestino, agevolano il ciclo ed hanno molti altri benefici per il benessere del corpo. A livello folkloristico, infine, un rametto di nespolo scacciava la malasorte ed era benaugurante per le spose ed ecco perché Verga indica la casa dei Malavoglia con il soprannome del Nespolo: essa doveva apparire al lettore come una casa di una famiglia felice, in cui già si preparava la dote alla primogenita, emblema della donna virtuosa.

Una poesia tra natura e psicologia

Fatto queste premesse, passiamo al componimento gentilmente inviatoci dalla poetessa Giuseppina Castaldo, intitolato appunto Il Nespolo, di cui riporto il testo:

Il nespolo
Profumo di Venere
nell’aere di rugiada
stami elevati al sole
in candide corolle
Novembre…
Soffio di capriccioso zefiro
Sfiora la china nuca
Attimo di refrigerio
Di un’anima mesta.

Le ho chiesto come sono nati questi versi e che valore simbolico ha questa pianta per lei:

L’ispirazione per questa poesia mi è stata data passeggiando una mattina di novembre per alcuni rigogliosi giardini della mia città. Mentre camminavo di mattina presto, l’ ‘aere di rugiada’ a questo si riferisce, vidi un bellissimo nespolo fiorito, che già da lontano emanava la sua delicata e sensuale fragranza, che nella poesia ho associato al ‘profumo di Venere’. All’improvviso i raggi del sole illuminarono i fiori del nespolo in un modo tanto particolare da farli diventare dorati. Nel frattempo, mi sentii anche investire dal soffio del vento autunnale. Chi, infatti, come me, cammina nel silenzio del primo mattino, avverte di solito un leggero soffio novembrino, capriccioso per la sua variabilità. Quella volta mi sfiorò la nuca che era ancora scoperta ma anche china.

La nuca abbassata rappresenta, a livello più profondo, la tristezza della persona mentre il nespolo simboleggia una sorta di sollievo che la natura ed il mondo ti offrono dinanzi alla tristezza interiore. Proprio l’ambiente naturalistico, infatti, riesce a risollevarti con la sua bellezza, i suoi profumi, i suoi colori ed il calore del sole, come mi capitò quella volta. In breve, una bella giornata e gli inattesi spettacoli della natura sono capaci di scacciare la tristezza dal tuo animo, di farti riprendere la normalità della vita ed ammirare la bellezza del creato che ci circonda.     

Possiamo concludere, allora, che davvero il nespolo fa bene alla salute ed al benessere delle persone, come ci ha fatto capire la scrittrice. La natura è un toccasana e dobbiamo tutelarla per non finire vittime delle nostre troppo evidenti ipocondrie, dateci dalla vita frenetica e stressante cui ormai ci siamo adeguati.