Oggi parlerò di un problema ambientale poco conosciuto, le discariche degli abiti, che sono localizzate nel deserto di Atama, presso la periferia di Alto Hospicio, in Cile o a Panipat in India.
L’origine della questione
Queste discariche a cielo aperto, createsi giorno dopo giorno da ben quindici anni, raccolgono tantissimi abiti invenduti o difettosi, che provengono da Europa, Asia e Usa. E’ sconcertante che queste tonnellate di vestiti si vedano addirittura dallo spazio.
Quotidianamente dei tir portano gli abiti e li gettano via, senza alcuna garanzia legale in quanto non si pagano le tasse di smaltimento. Ciò è dovuto purtroppo alla sovrapproduzione della cosiddetta moda dell’usa e getta. Questo materiale è prodotto con tessuti di mediocre qualità in fabbrichette spesso illegali, con manodopera a basso costo ed orari insostenibili, spesso soggetta a incidenti sul lavoro.
Danni ambientali
Purtroppo l’enormità dei capi non permettono la possibilità di riciclare e quindi spesso si decide di bruciarli. Questa pericolosa soluzione ha delle conseguenze terribili: vengono infatti rilasciate pericolose sostanze chimiche ed i residui inquinano il terreno in quanto si tratta spesso di tessuti sintetici. Il lato positivo è almeno che spesso i poveri vanno e cercano abiti da riutilizzare ma è poca cosa rispetto ad una vera e propria soluzione.
La soluzione italiana
In Italia ci sono cassonetti appositi per la raccolta differenziata dei tessili. Ma che fine fanno gli abiti? Una parte viene utilizzata per i mercati di seconda mano, un’altra viene riciclata per fini industriali ed una esigua invece viene incenerita: in breve si tratta di una economia circolare.
Una poesia sugli abiti
Ho trovato in rete un componimento di un poeta egiziano contemporaneo Tamer Fathi che ha come tema proprio gli abiti, tratta da “Da quando gli abiti sono nel negozio” dalla sezione “Ieri ho perso un bottone. La storia dei vestiti”. Ecco il testo:
Capi difettosi
Gli abiti che hanno perso un bottone
O che hanno difetti di stoffa
Sentono un dolore tutto loro
Sulla faccia un’espressione tesa
5 Il loro isolamento
Il loro desiderio bloccato di essere infilati nella borsa di plastica,
E il loro completo arrendersi all’essere inviati in magazzino
O al discount
Questo toccante testo denota la sensibilità dell’autore nei riguardi di quegli indumenti, che non sono perfetti (vv 1-2). Ed ecco che l’abito viene personificato, umanizzato, tramite termini quali dolore (v.3), faccia (v.4), espressione tesa (v.4).
Si passa dalla tensione fisica a quella emotiva: la paura. Che fine farò? Si chiede l’abito, non sarò certo indossato da qualcuna o qualcuno ma finirò solo infilato in una borsa di plastica o in un magazzino o al discount. Una poesia davvero unica nel panorama poetico moderno, in cui finalmente si dà voce nei versi ad elementi, che non si penserebbero mai come tema poetico.








































