Il poeta Girolamo Comi e la sua Casa Museo di Lucugnano

La vita non è trovare se stessi. La vita è creare se stessi (George Bernard Shaw)

Il Salento, terra di poeti, molti dei quali hanno donato gentilmente le loro poesie alla nostra rubrica all’indirizzo email poesia2019@virgilio.it, celebra oggi il poeta ottocentesco Girolamo Comi, protagonista di questa puntata.

Quando un paese elogia il proprio poeta

Il Comi era un barone di Lucugnano, paesino ricco di chiese, con un castello baronale ed il Palazzo Comi (nella foto di copertina), dove il poeta fondò l’Accademia Salentina e la rivista letteraria L’Albero, tutt’ora esistente, tra i cui membri vi furono Alda Merini ed Alfonso Gatto. La magione fu oggetto di un triste episodio: la Provincia di Lecce, infatti, acquistò lo stabile dal poeta, a causa del fallimento del suo Oleificio Salentino, mutandolo in una biblioteca ed in seguito in un museo.

Già quando si entra nel cortile della dimora, si ispira subito un’area poetica, ammirando i busti degli scrittori, mentre, all’interno, si viene accolti dalle eleganti biblioteche, dal museo, dalla macchina da scrivere, dalle corrispondenze poetiche, dai libri, dagli autografi e da una sala convegni, sede di interessanti kermesse culturali.

Diverse formazioni per un sol poeta

Girolamo Comi
Girolamo Comi

La produzione poetica del Comi fu influenzata da diverse correnti letterarie: il Simbolismo, nella raccolta Poesia (1918-28), in cui fa riferimento a Verlaine, Rimbaud e Mallarmè e si sofferma sul tema del poeta evocatore della natura; l’Orfismo di Dino Campana, poeta musicale ed onirico, spunto per Cantico del tempo e del seme del 1930, Nel grembo dei mattini del 1931, il Cantico dell’argilla e del sangue del 1933; il Gruppo di Ur, magico-esoterico, della baronessa Emmelina De Renzis Sonnino, sorella del famoso statista, con cui si avvicinò al misticismo.

Anche il Cattolicesimo, esperienza della maturità, influenzò opere letterarie e saggi come Commento a qualche pensiero di Pascal del 1933, Necessità dello stato politico del 1934, Aristocrazia del Cristianesimo del 1937, Adamo ed Eva del 1935, Canto per Eva del 1958 e Fra lacrime e preghiere del 1967.

Un inno alla vita

Il testo Canto della Vita, tratto da Spirito d’Armonia (1954), famosa per aver ricevuto il premio Chianciano, riprende il titolo di una poesia del poeta bengalese Tagore, punto di riferimento per la cultura poetica dell’epoca. In questo componimento, come disse il Comi, la parola è intesa come segno spirituale universale e come lievito dello sviluppo d’una poesia in via di divenire linguaggio dell’anima e ciò lo si nota già a partire dal livello stilistico: la rima incrociata, a volte imperfetta (somma/incolonna vv. 2-3; ricordo/sgorgo v. 9-12), il lessico semplice, le metafore (albero), le allitterazioni (violenta/volontà), le anafore (e/e), le iperboli (linfa illimitata) e la sinestesia (fulgidi respiri) rendono il contenuto molto espressivo:

Calma ricchezza del Creato in fiore,
orchestrazione somma
di fulgidi respiri che incolonna
una violenta volontà d’amore:
Albero che una linfa illimitata
incorona di gioventù perfetta,
tu nutri il raggio della mia giornata,
col cielo acceso sopra la tua vetta;
e tutto quel che sono e che ricordo
e pienezza remota e coscienza
del ritmo della luce da cui sgorgo
con ansia di custodirne l’essenza.

La personificazione della Vita, tema centrale di questi versi, è assimilata alla passione amorosa (una violenta volontà d’amore), indicata dai fulgidi respiri del Creato in fiore, vista come la rinascita continua degli esseri viventi, all’interno di una musica ineffabile (orchestrazione somma); viene, inoltre, paragonata anche ad un albero, da sempre simbolo di vita e di rinascita, che, iperbolicamente, offre una vigorosa linfa illimitata per una gioventù perfetta.

Il rapporto di sudditanza panica e mistico-religiosa dello scrittore con questa luce generatrice, senza tempo (pienezza remota), gli dona l’ispirazione poetica, racchiusa nel termine raggio, con la possibilità di essere ciò che è, un poeta, in un’esperienza effimera, preziosa, sinestetica, interiore ed esteriore. L’estro panico dello scrittore forse fu ispirato dal legame con la sua terra natia, famosa per le grotte marine e per i rami argentei degli ulivi, in cui sembra davvero che il vento sussurri all’uomo parole poetiche. Alla prossima !