In compagnia di una poesia con il poetico fascino della giovinezza

Giovane donna con rose di Emile Vernon

Il quadro Giovane donna con rose della pittrice Emile Vernon ed i celebri versi di Lorenzo De Medici introducono la poesia Come mi piaci del poeta Tito Manlio Dazzi scelta per la puntata odierna. Prima di leggerla insieme, ringrazio, a nome della redazione, Annalena Civinini, figlia del poeta Civinini, che ha espresso la sua riconoscenza per l’articolo sulla poesia del padre, pubblicato la settimana scorsa. Vi ricordo, infine, se volete, di inviare le vostre poesie all’indirizzo email poesia2019@virgilio.it. Conosciamo ora il poeta di oggi…

Una vita per le Biblioteche

Tito Manlio Dazzi fu direttore delle biblioteche di Rovigo, Cesena e Venezia; saggista pubblicò Leopardi e il romanzo (1939); Il fiore della lirica veneziana (1956-1959); Goldoni e la sua poetica sociale (1957); docente di Storia dell’Arte, creò la rivista Ateneo Veneto; romanziere editò Giorni di contumacia (1932); Conte Labia (1938); Gelsomino (1939); Chiara (1939); La Dammartina (1943); L’ingaggio (1969). Volontario per la Guerra del 15/18, fu ferito e ricevette una medaglia al valore; i suoi ricordi bellici sono contenuti nelle sillogi poetiche Prigioniere (1926) e I Caduti (1935). Antifascista, si rifugiò in Svizzera. Vinse il Premio Andrea Gloria nel 1930.

Come mi piaci
Il Dazzi poeta (la foto dal sito dell’AIB Associazione Italiana Biblioteche) pubblicò Stagioni (1969) raccolta di tutte le sue poesie. Come mi piaci, tratta da Erano già voli di colombe, richiama lo stile poetico pretarchesco, in voga nel Cinquecento, di cui utilizza stilemi e lessico:

Come mi piaci, conosciuta tardi,
nelle contraddizioni che ti fanno
così ragazza. Come dunque trepido
se cammini sui margini del nulla.
Io, vecchio sasso che l’acqua ha travolto,
in breve poserò sul fondo. Pure
ho in me il riflesso dei tuoi occhi liquidi
quasi un antivedere. E te matura
penso, e placata armonia dei diversi,
nel nimbo delle stelle più vicine
cantare ai vivi un tuo materno canto.

Lo scrittore crea una lettura armoniosa grazie ai versi liberi, all’allitterazione della lettera c, all’omoteleuto (cammini-margini), alla paronomasia (cammini-margini; materno-canto), alla metafora (vecchio sasso) ed alla metonimia (nulla). Il testo riguarda una ragazza molto legata al poeta.

Per mezzo dell’analessi, egli la tratteggia, mettendone in risalto le contraddizioni della giovinezza; eppure, si sente timoroso degli eventi nefasti che possono accaderle (trepido) ed è rammaricato di non poterla difendere, se si trovasse in pericolo, perché anziano; questa condizione viene descritta, con un sublime lirismo, grazie alla metafora Io, vecchio sasso che l’acqua ha travolto, in breve poserò sul fondo: egli, (vecchio sasso), dopo aver vissuto pienamente la vita (l’acqua ha travolto), si appresta a morire (in breve poserò sul fondo).

Con una sorta di preveggenza (antivedere) immagina, nel suo animo, la fanciulla innamorata, (gli occhi liquidi), diventare  adulta, matura, amare e riamata dalla persona giusta (placata armonia dei diversi) ed infine madre, una sorta di Mater Matuta, nel nimbo delle stelle più vicine cantare ai vivi un tuo materno canto. In breve, viene quasi dipinta la vita di una fanciulla attraverso gli occhi ed i sentimenti di un anziano poeta, che si augura per lei una vita felice e materna, nonostante le insidie che la vita può dare.

Quant’è bella giovinezza,
Che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
Del doman non v’è 
certezza.


(Lorenzo De Medici)