Policlinico di Caserta, la Cisl insiste: “Sono anni che ne chiediamo il completamento, il momento dei rimpalli è finito”

Policlinico Caserta
Cantiere del Policlinico di Caserta

Mai come in questo momento avremmo bisogno di una nuova struttura ospedaliera per accogliere pazienti e poterli distanziare dalla consueta amministrazione quotidiana della vita ospedaliera.

Dopo l’annuncio della Regione sulla costruzione di un ospedale da campo sul territorio casertano  una levata di polemiche è nata dal popolo social che da tempo suggerisce di requisire le strutture dismesse sul territorio e ve ne sono, oppure quella che sembrava la cosa veramente più logica, terminare una volta per tutte e a tempo di record il Policlinico di Caserta pietra dello scandalo di questa provincia da troppi anni.

La CISL da sempre coinvolta in questa vicenda e in prima linea nel chiedere a gran voce la ripresa dei lavori, torna a suggerire quello che in realtà noi tutti cittadini della provincia pensiamo. Una riflessione del Segretario della UST CISL provinciale Giovanni Letizia ben spiega la posizione del sindacato:

Apprendiamo con piacere che importanti settori della società civile casertana, in questa straordinaria emergenza sanitaria, alzino la loro voce sull’importanza del Policlinico nel nostro territorio.

Il sindacato, e la CISL in particolare, non intendono certo avanzare diritti di primogenitura sulla segnalazione di questa necessità. Ma non si può sottacere che da oltre 20 anni il sindacato e la CISL si sono spesso trovati soli a sostenere questa battaglia, spesso nel silenzio della politica e delle istituzioni, comprese quelle firmatarie dell’Accordo di programma per la sua realizzazione.

Sono testimonianza di questo impegno non solo le nostre manifestazioni ma sopratutto l’infinita serie di incontri in Prefettura, in Regione, con l’Universita’ e in tutte le sedi per rivendicare la fine dei lavori e la realizzazione dell’opera.

Oggi non c’è chi non veda quanto sarebbe stato certamente importante e di grande aiuto in questa emergenza se il territorio avesse potuto disporre di una struttura di alto rilievo e di competenze mediche e scientifiche, anche sul versante della ricerca, oltre che dei posti-letto, in una situazione drammatica come quella che stiamo attraversando.

Ci auguriamo che le voci che oggi nell’emergenza si affianchino alla nostra e possano arrivare con forza nei luoghi deputati alla decisione politica e accademica circa la necessità di fare presto e di realizzare finalmente un’opera indispensabile al diritto e alla salute dei cittadini.

Inoltre l’emergenza insegna che va ulteriormente potenziata la Sanità pubblica, troppo falcidiata da tagli secondo ottiche aziendalistiche che mal si conciliano con un servizio pubblico a tutela della salute dei cittadini.

In questo senso, pur senza voler sottovalutare il ruolo della Sanità privata, è importante sottolineare il ruolo di primazia di quella pubblica.

La quale va potenziata con strutture, ma anche con piani straordinari di assunzione e con la stabilizzazione dei lavoratori precari che da anni, e specie in questa emergenza, stanno dando, con abnegazione e spirito di servizio, il loro contributo di esperienze e conoscenze maturate negli anni per la salvaguardia della salute dei cittadini.

Il Coronavirus dimostra drammaticamente che l’ora dei rimpalli è finita. Occorre fare e fare presto”.