Il pregiudizio: male incurabile da combattere insieme

Il pregiudizio, male incurabile da combattere insieme

L’essere umano è formato da tre componenti principali: la fisicità, la psicologia e la natura. Se in un adulto questi fattori coesistono, nel bambino questo non avviene e la parte che ha la meglio è la natura; l’adulto è consapevole di avere un corpo che deve essere governato tramite la ragione, il bambino decide ed agisce in base all’esempio che gli viene dato.

Alla luce di queste considerazioni non è difficile capire che l’uomo è la somma delle credenze e degli insegnamenti che gli sono stati impartiti da piccolo e che diventano determinanti nel periodo adolescenziale, quando ogni ragazzo, impegnato nella comprensione di tutto ciò che lo circonda, comincia ad essere parte integrante della società con tutti i rischi e le conseguenze che ciò comporta. Queste caratteristiche rendono l’adolescenza il periodo più fertile per sensibilizzare i futuri cittadini su temi di rilevanza collettiva.

Partendo da tali considerazioni i docenti e i ricercatori della NEUROBIOTECH, in occasione della settimana nazionale dell’epilessia, inaugurata lunedì 10 febbraio con l’illuminazione viola della Reggia di Caserta, hanno incontrato gli studenti per diffondere un unico messaggio: “L’unica malattia veramente infettiva e incurabile è il pregiudizio.

E se di pregiudizio si tratta, la storia dell’uomo può contare una miriade di eventi legati a questa patologia insanabile che oggi si manifesta con i sintomi più disparati, dalla paura dell’immigrato alla fobia del coronavirus.

Il dizionario Treccani definisce il pregiudizio come “idea, opinione concepita sulla base di convinzioni personali e prevenzioni generali, senza una conoscenza diretta dei fatti, delle persone, delle cose, tale da condizionare fortemente la valutazione, e da indurre quindi in errore.” Questa mera definizione dovrebbe condurre tutti noi a riflettere sul peso che le convinzioni personali, spesso fallaci, hanno sulle nostre vite.

Se entrassimo nell’ottica, come ci insegna la psicologia, di quanto il concetto di normalità possa essere labile e precario, allora saremmo sulla buona strada per considerare la diversità, nelle sue molteplici sfaccettature, come occasione di crescita e condizione indispensabile per una società migliore.