Progresso significa Civiltà? Nel 2020 l’America scrive un’altra pagina di storia

Progresso significa Civiltà. L’America scrive un’altra pagina di storia

Gli eventi che stanno sconvolgendo il nostro mondo hanno dell’incredibile. Siamo come bloccati in un vortice di negatività che sembra quasi preludere un’imminente fine della razza umana. E ciò che più spaventa è che siano gli stessi esseri umani ad alimentare questo vortice che si nutre di caos e disordine.

I simboli, le icone, le tradizioni sono fondamentali, la storia ce lo insegna: quando anche uno solo di questi elementi si sgretola, interi assetti di vita ne sono compromessi, l’organizzazione e la schematizzazione di sistemi apparentemente infallibili crollano rovinosamente e tutto ciò in cui gli uomini credevano viene a mancare, lasciando un vuoto impossibile da colmare.

L’America è sempre stata (almeno in epoca moderna) l’emblema della libertà e dello sviluppo. Il sogno americano ha accompagnato intere generazioni che inneggiavano a quel modello come ad un’utopia diventata realtà.

Oggi la Statua della Libertà non sembra poi così affascinante e invidiabile, forse perché anche lei ci sembra inorridita da ciò che accade nelle terre di cui è il simbolo.

George Floyd
George Floyd

Il 25 maggio 2020 George Floyd a Minneapolis cerca di acquistare un pacchetto di sigarette con una banconota falsa, viene chiamato il 911. Uno dei poliziotti, Derek Chauvin, per ben  otto minuti si accanisce contro il corpo dell’uomo.

Preme con insistenza il ginocchio sul suo collo fino ad ucciderlo.

Un telefonino riprende la scena agghiacciante, gli strazianti sussurri di dolore di Floyd diventano virali, così come l’hashtag “Black lives matter”.

Si scatenano accese rivolte, l’America brucia: è Guerra Civile.

E poi arriva una grande notizia, portata in prima pagina da tutti i maggiori mass media.

La navicella Crew Dragon, della Space X, compagnia fondata da Elon Musk, è stata lanciata ieri alle 15,22 ( orario in Florida) per la missione “Demo 2”: l’America, nove anni dopo l’ultima missione di uno Space Shuttle, progredisce, si evolve tornando alla all’autonomia nei voli spaziali con astronauti.

Una notizia meravigliosa e che fa ben sperare: l’uomo si avvicina all’immensità dello spazio.

Eppure nell’ambito dei rapporti con i suoi simili resta sempre il lupo hobbesiano, anche quando uccide, distrugge e annienta non per la propria sopravvivenza ma perché in preda ad uno dei suoi folli deliri di onnipotenza.

Quindi la domanda sorge spontanea: il progresso è davvero sinonimo di civiltà? Saranno le innovazioni e gli sviluppi tecnologici a salvare l’umanità?

Oppure, alla luce dell’efferatezza e dell’atrocità di episodi come quello di Floyd, possiamo affermare che, pur essendosi evoluto, l’essere umano non ha esorcizzato la sua indole bestiale?