Psicologia della folla: Napoli in rivolta ha gridato “Libertà”

Psicologia della folla

Sono le ore 23:00 del 23 Ottobre 2020, quando nella piazzetta di via Nazario Sauro, sul lungomare partenopeo, scatta la protesta contro le misure restrittive annunciate dal governatore della Campania Vincenzo De Luca, soprattutto dopo aver richiesto al Governo di intervenire con un eventuale nuovo ed immediato lockdown per contenere l’evidente innalzamento della curva dei contagi positivi al Covid-19.

La manifestazione sembrerebbe essere partita in maniera assolutamente pacifica, con commercianti pronti a mostrare il loro disagio per l’assenza sia delle istituzioni sia di un piano in grado di proteggere le loro attività; poi è stata infiltrata da ultrà e pregiudicati. Roberto Saviano, conoscitore della realtà partenopea, a tal proposito ha sostenuto: «Non penso che ci sia un’organizzazione criminale, i militanti fascisti o gli ultrà dietro la protesta. In realtà, queste sono scorie che si sono agganciate alla disperazione. La situazione è drammatica e scoppia a Napoli perché al Sud si trova la parte del Paese più fragile. Sono finiti i pochi risparmi che si avevano e l’equilibrio non ha retto».

Il 2020 passerà alla storia come uno degli anni più disastrosi dal punto di vista sociale ed economico. Il Covid-19 ha inevitabilmente modificato la vita di ognuno di noi: la pandemia mondiale ha seminato rabbia, paura e disperazione tra il popolo italiano scatenando, di conseguenza, tensioni politiche ed economiche.

Da quanto si evince dalla nota informativa “Gestire la salute mentale e gli aspetti psicosociali dell’epidemia di COVID-redatto da Linee Guida del Comitato Permanente Inter-Agenzie” (IASC, 2020) in situazione pandemica le persone si sentono stressate e preoccupate. Tra le risposte psicologiche e comportamentali che possono attivarsi in questo genere di situazioni sono state incluse:

  • La paura di ammalarsi, morire e perdere i propri cari;
  • La paura di perdere il lavoro, non potendo più provvedere alla sussistenza propria o della propria famiglia;
  • Incertezza e paura per il futuro;
  • La paura di essere socialmente esclusi, sensazione di impotenza, noia solitudine e depressione legate all’isolamento da quarantena.

Nello stesso documento si sottolinea come preoccupazione, incertezze e fattori di stress possano comportare conseguenze a lungo termine nella comunità, quali uno stato emotivo connotato da rabbia ed aggressività nei confronti del governo, dei lavoratori coinvolti in prima linea nella gestione della crisi, ma anche verso figli, coniugi, partner, con un incremento della violenza familiare e sociale.

Nella folla tutto era tenebre e tuttavia splendore” (Edgar Allan Poe)

Analisi Psicologica: C’è qualcosa nei gruppi di più della somma degli individui che li compongono?

«L’individuo in massa acquista, per il solo fatto del numero, un sentimento di potenza invincibile. Ciò gli permette di cedere a istinti che, se fosse rimasto solo, avrebbe necessariamente tenuto a freno». (Gustave Le Bon)

Bisogna, quindi, cercare di indagare i meccanismi psicologici che portano le masse all’azione, le loro motivazioni e i loro condizionamenti, anche al fine di comprendere le ragioni dei comportamenti talora irrazionali e violenti delle aggregazioni umane che avevano caratterizzato quelle esperienze.

A tal proposito, è necessario riagganciarsi agli studi di Gustave Le Bon sulla “Psicologia della folla” (1895), secondo cui “in determinate circostanze, e soltanto in tali circostanze, un agglomerato di uomini possiede caratteristiche nuove ben diverse da quelle dei singoli individui che lo compongono. La folla corrisponde ad un insieme di persone accomunate dalle stesse convinzioni, che in massa segue lo stesso comportamento. La personalità cosciente svanisce, i sentimenti e le idee di tutte le unità si orientano alla medesima direzione. Si forma così un’anima collettiva, senza dubbio transitoria, ma con caratteristiche molto precise. La collettività diventa in questo modo una folla organizzata o una folla psicologica. Tale folla forma un solo corpo ed è sottomessa alla legge dell’unità mentale delle folle”.

Gli individui che fanno parte di una folla acquistano una sorta di “anima collettiva” che li fa sentire, pensare ed agire in un modo del tutto diverso da come ciascuno di loro – isolatamente – sentirebbe, penserebbe ed agirebbe (Le Bon, 2004). Questo si verificherebbe in conseguenza alla nascita di:

  • Sentimento di potenza invincibile e delirio di onnipotenza, poiché l’individuo in massa acquista, per il solo fatto del numero, un sentimento di potenza invincibile: ciò gli permette di cedere a istinti che, se fosse rimasto solo, avrebbe necessariamente tenuto a freno. Inoltre essendo la folla “anonima” scompare anche il senso di responsabilità.
  • Contagio mentale che orienta i comportamenti a tal punto che l’individuo sacrifica molto facilmente l’interesse personale all’interesse collettivo. Per il solo fatto di far parte di una folla, l’uomo discende di parecchi gradi la scala della civiltà. Isolato, sarebbe forse un individuo colto, nella folla è un istintivo, per conseguenza un barbaro. L’assenza dell’aspetto cosciente priva le folle di capacità critica, spingendole ad accettare giudizi imposti e mai contestati.

Guardati dalla maggioranza. Se tante persone seguono qualcosa, potrebbe essere una prova sufficiente che è una cosa sbagliata. La verità accade agli individui, non alle masse.” (Osho)

Tutto questo comporterebbe suggestionabilità e credulità, ovvero un esempio estremamente rilevante è la sensazione del panico: quando in un luogo affollato si vedono persone fuggire urlando, l’istinto ci spinge ad agire di conseguenza senza preoccuparsi di sapere cosa stia succedendo e si corre impauriti seguendo la direzione della massa. Il panico si trasmette per contagio, senza che si sia a conoscenza di ciò che sta avvenendo. Le idee e i sentimenti possiedono all’interno delle folle un forte potere contagioso e ciò fa sì che tali opinioni si radichino maggiormente.

L’origine dei comportamenti violenti della folla non va ricercata in aggressività originaria, bensì nella repressione delle pulsioni fondamentali, e riunito in folla l’individuo non trasforma la sua psiche, ma soltanto fa emergere in maniera più netta e decisa le proprie pulsioni. L’esplosione della violenza da parte delle folle, quindi, deriva dal venire meno dei freni inibitori individuali e dalla suggestione reciproca, che possono essere favorite dalla presenza di un capo, e il meccanismo psicologico fondamentale è costituito dalla facilitazione sociale, ovvero dal reciproco condizionamento dei membri le cui condotte agiscono come stimolo e rinforzo (Allport, 1924).

Per cui, il comportamento collettivo può essere considerato una sorta di epidemia psichica, nel corso della quale gli individui sono quasi forzati a imitare il comportamento di altri, sulla sola base della suggestione altrui rafforzata dal numero. L’azione delle folle si caratterizza per l’istintività, in quanto esse sono completamente dominate dall’aspetto inconscio degli individui, i quali perdono la capacità critica, facendosi suggestionare da tutto ciò che colpisce l’immaginazione, anche se si tratta di cose poco o per nulla realistiche (Le Bon, 1895).

Centomila persone insieme vogliono quello che, individualmente, non vorrebbero mai.” (Roberto Gervaso)

Quindi, in conclusione, da un punto di vista psicodinamico il bisogno che sottende alle azioni della folla è quello di scaricare all’esterno le pulsioni negative degli individui che la compongono.

Sono vari gli autori che hanno cercato di spiegare il comportamento della folla, ma la matrice comune è che si tratta sempre di un comportamento determinato emotivamente. Emozioni quali la paura, la rabbia, la collera analizzate precedentemente come conseguenze della situazione pandemica in atto hanno permesso alla folla degli scontri partenopei di formarsi, interagire ed agire. È, perciò, evidente che proprio nei periodi di declino sociale, economico e di disintegrazione che la società è più esposta al suo dominio.

La Folla può essere Saggia?

La folla è, secondo Freud (1921), “sempre intellettualmente inferiore all’uomo isolato ma, dal punto di vista dei sentimenti e degli atti che questi sentimenti provocano, essa può, secondo le circostanze, essere migliore o peggiore; tutto dipende dal modo in cui la folla è suggestionata”. La folla spesso è criminale, senza dubbio, ma altrettanto di frequente essa è eroica.

A tal proposito, si può evidenziare come nelle circostanze giuste, i gruppi si rivelano estremamente intelligenti, spesso più dei loro membri migliori. La folla è saggia quando l’aggregazione di individui che la costituisce è sufficientemente differenziata, coesa ma non troppo uniforme, abbastanza educata da riuscire a instaurare un confronto interno, piuttosto vicina ai problemi specifici che deve affrontare e quando l’opinione si forma senza l’influenza dell’altro. Si tratta di una folla ordinata e sottoposta a regole (Surowiecki, J., 2007).

L’auspicio è che, almeno oggi, si evitino gli errori più grossolani e che, come consigliava Manzoni, si segua “il metodo proposto da tanto tempo, d’osservare, ascoltare, paragonare, pensare, prima di parlare”.

A cura del Dottor Elpidio Cecere, Psicologo e direttore del TCE – Therapy Center, in collaborazione con la dott.ssa Sara Mataluna e e con la dott.ssa Anna Matrullo.