Quarantena ed incubazione del Covid-19: i risultati allarmanti di uno studio

Quarantena ed incubazione del Covid-19
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GIORDANI
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Questo 2020, anno bisestile, ci ha portato ad affrontare una situazione del tutto inaspettata che ci sta modificando la vita e ponendoci in evidenza nella quotidianità nuovi termini e definizioni che nonostante l’uso comune necessitano di rapido ma efficace approfondimento per una maggiore chiarezza dei problemi emergenti e le conseguenze che ne deriveranno.

Ormai tutti siamo soliti nominare ed ascoltare dai media i termini del tipo “quarantena” ed “incubazione da Corona Virus” senza sapere in maniera approfondita i significati autentici e corretti degli stessi. E’ per questo che inizio col definire quella che in passato ha rappresentato un provvedimento sanitario che rappresentava un isolamento provvisorio di 40 giorni degli emigranti che provenivano da zone di epidemia di determinate patologie per poi, al termine ed eventualmente, dare la libera circolazione in un area non colpita.

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Il termine quarantena deriva dalla durata della presunta incubazione di determinate gravi malattie a rischio di contagio. Solo successivamente l’isolamento fu ridotto a un massimo di 14 giorni ed attualmente sono gli organismi sanitari internazionali che detengono e formano l’elenco delle malattie soggette a controllo a internazionale, fissando la durata dell’isolamento per quelle per cui si ritiene sia necessario.

L’incubazione rappresenta un termine di tempo tra il contagio che si subisce in virtù di un agente patogeno infettivo ed il sorgere dei primi segni della malattia. Tale durata non può essere determinata ma è variabile a seconda della natura dell’infezione.

Ciò avviene quando si conosce la natura dell’infezione che consente di stabilire la data in cui si è contratto il virus oppure di prevedere la data eventuale in cui sono insorti i primi sintomi dopo un contatto potenzialmente patogeno.

Bisogna evitare che venga diffuso ulteriormente il virus del Covid 19 e per tale motivo ha rilevante importanza la responsabilità individuale. Essendo le persone che si sono infettate contagiose prima di sviluppare i sintomi, risulta necessario  un auto-isolamento se si è malati ed una auto-quarantena se si è stati a stretto contatto con una persona che ha contratto l’infezione da coronavirus.

Il periodo di incubazione di Sars Cov-2 o meglio la quarantena di 14 giorni non è risultata sufficiente da alcuni recentissimi studi clinici. Infatti la comunità scientifica all’unanimità ha affermato che le persone sviluppano sintomi in media 5 giorni successivamente all’esposizione al virus e anche in questo periodo, allorquando non ci sono segni della malattia, le persone hanno il rischio di essere contagiose (dal British Medical Journal ricerca secondo cui il 73% dei contagi avviene quando il soggetto senza sintomi si trova ancora nel periodo di incubazione, in particolare negli ultimi tre dei famosi 14 giorni).

Sulla rivista scientifica Annals of Internal Medicine è stata pubblicata una ricerca su casi cinesi attraverso i quali si era visto che il periodo mediano di incubazione era stato stimato in 5,1 giorni e il 97,5% di coloro che avevano sviluppato sintomi lo avevano fatto entro 11,5 giorni dall’infezione. Ulteriori conferme sono arrivate da ricerche che hanno condotto a risultati simili e per questo il periodo di quarantena dei soggetti a rischio o positivi è stata stabilita su 14 giorni.

L’ Università di Shanghai ha pubblicato sulla rivista MedrXiv, che raccoglie gli studi non ancora validati dalla comunità scientifica, uno studio che mette in discussione il periodo di incubazione in quanto sembrerebbe più lungo di quasi due giorni rispetto ai 5 finora stimati sulla base dei malati ricoverati in ospedale. Per questo i ricercatori suggeriscono che sarebbe opportuno estendere di altri 4-7 giorni la quarantena di 14 giorni, facendola durare dai 18 ai 21 giorni.

Lo studio al fine dell’ottenimento di una prevenzione più efficace ha concluso che l’allungamento del periodo di isolamento per gli adulti di 4-7 giorni, arrivando quindi in totale a 18-21 giorni, garantirebbe una prevenzione e un controllo del virus più efficace.

“Con l’attuale periodo di 14 giorni, secondo i ricercatori, si riuscirebbe a catturare solo l’88% degli infetti”, rileva l’epidemiologa Stefania Salmaso intervistata dall’Ansa. “Indubbiamente – continua Salmaso – questi dati sono un tassello in più sulla conoscenza del virus e di come si comporta, che ci può essere utile ai fini delle misure restrittive”.