Il reato di minaccia a pubblico ufficiale

Minaccia a pubblico ufficiale
SANCARLO50-700
delpicar700
ENJOY1
previous arrow
next arrow

Il nostro legislatore ha inteso tutelare con l’art. 336 del codice penale la libertà degli incaricati di un pubblico servizio ed ovviamente della Pubblica Amministrazione di poter decidere.

Infatti l’articolo summenzionato definisce come delitto privato contro la pubblica amministrazione la minaccia ad un pubblico ufficiale statuendo che: “Chiunque usa violenza o minaccia a un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri, o ad omettere un atto dell’ufficio o del servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. La pena è della reclusione fino a tre anni, se il fatto è commesso per costringere alcuna delle persone anzidette a compiere un atto del proprio ufficio o servizio, o per influire, comunque, su di essa“.

In correlazione anche quanto stabilito dall’art. 337 del nostro codice che ravvede la minaccia anche allorquando vi sia il reato di resistenza a pubblico ufficiale considerandola come strumento di ostacolo alla funzione del pubblico funzionario.

La recente sentenza della Cassazione n. 20950/2022 ha testualmente così stabilito: “In relazione all’art. 336 cod. pen., la condotta del (…) sarebbe stata inequivocabilmente intimidatoria e tesa ad influenzare l’operato del pubblico ufficiale, prospettando a questi con assoluta certezza la integrazione dell’ipotizzato reato e rappresentato, altresì, conseguenze giuridiche nel caso del mancato arresto. Sussisterebbe, inoltre, il dolo specifico, dovendo ritenersi che – ai fini dell’art. 336 cod. pen. – è sufficiente che le azioni intimidatorie siano finalizzate ad ostacolare l’esercizio del complesso di funzioni del pubblico ufficiale, non avendo rilevanza lo specifico servizio da questi in concreto svolto. Nel caso di specie, l’azione del (…) risultava finalizzata a far compiere al pubblico ufficiale un atto contrario ai propri doveri d’ufficio (far arrestare soggetti innocenti) e omettere di compiere un atto d’ufficio (l’identificazione del …). L’azione del (…) che con ripetute ed assillanti richieste sotto la minaccia di ripercussioni penali richiedeva il loro arresto pena la denuncia avrebbero realizzato l’elemento oggettivo della minaccia.

Risulta di rilevante interesse anche la contestazione di una violazione per impedire l’attività di un pubblico ufficiale Cassazione n. 21416/2022 “Dalla ricostruzione dei fatti compiuta in sentenza, praticamente incontroversa, risulta chiaramente che, al momento in cui l’imputato ha tenuto le condotte contestategli (contestazione di una violazione al Codice della Strada), l’attività di polizia fosse ancora in corso: tanto, cioè, la verbalizzazione della violazione amministrativa rilevata, quanto le formalità per sequestro del veicolo. Ragione per cui non v’è dubbio che quel suo contegno fosse diretto ad impedire ai pubblici ufficiali intervenuti lo svolgimento della propria attività d’ufficio, così integrando la condotta tipica di cui all’art. 336, primo comma, cod. pen.

Per ulteriori approfondimenti: Studio Legale Civile & Penale Avv. Paolo Saracco