Referendum sul taglio dei parlamentari: le ragioni del sì e del no

Marco Damilano e Marco Travaglio
Marco Damilano e Marco Travaglio

Parlano Marco Travaglio e Marco Damilano

La trasmissione Dimartedì, condotta da Giovanni Floris ed in onda sul canale televisivo La7, martedì 15 settembre ha ospitato Marco Travaglio e Marco Damilano, rispettivamente direttore de “Il Fatto Quotidiano” e “L’Espresso”, per un dibattito corpo a corpo in virtù delle ragioni che dovrebbero convincere gli Italiani ad essere favorevoli o contrari al Referendum sul taglio dei parlamentari.

Marco Travaglio, affermato sostenitore del sì, alla domanda posta dal conduttore della trasmissione televisiva, se si sentisse populista o meno per la posizione sostenuta in campo referendario, risponde che la sua è maggiormente una posizione “abbastanza popolare”. Ritiene che mentre in passato il Parlamento ha sempre richiesto sacrifici principalmente al popolo è giusto sfruttare l’occasione e far in modo che per una prima volta sia esso stesso a sacrificarsi. Il referendum attuale nasce sulla scorta dell’ondata riformatrice che parte dal 1983, quando Aldo Bozzi diede inizio ad una prima commissione per riforme, ma con un problema non da poco alla base: tali riforme erano troppo ampie e rischiavano di comportare lo stravolgimento della Costituzione Italiana, mentre attualmente si è raggiunti uno stato di equilibrio tra le riforme proposte e le richieste del popolo di riformare chirurgicamente e con ampia maggioranza. Successivamente, il suddetto direttore de “Il Fatto Quotidiano”, porta nuovamente alla luce che il numero attuale dei membri del Parlamento e del Senato non è stato sancito dai padri costituenti, ma deriva dalla riforma Fanfani del 1963, quando l’allora presidente del consiglio condusse all’accrescimento dei parlamentari, portandoli ad un numero fisso di 630 per il Parlamento e 315 per il Senato. Inoltre sostiene che anche in seguito al taglio imposto dal referendum, l’Italia continuerà ad avere un numero di parlamentari eletti in proporzione agli abitanti superiore rispetto agli altri paesi.

Marco Damilano, schierandosi per il no, afferma di difendere “il diritto dei cittadini elettori a riguardarsi da un imbroglio”. Secondo il direttore del giornale “L’Espresso” i partiti sono disposti a modificare radicalmente il Parlamento pur di non modificare i propri comportamenti: è come se con il referendum si venisse a creare un grande effetto fumogeno per coprire l’illiceità delle proprie azioni. Il fermo sostegno al no deriva, inoltre, anche dal fatto che la bozza di riforma elettorale manca del punto di maggiore interesse, ovvero attraverso quali modalità verranno scelti deputati e senatori.

L’intervento dei due direttori giornalistici si conclude con un ulteriore scontro tra i due anche sul fatto che, mentre secondo Damilano la legge elettorale verrà modificata nonostante la vittoria del no al referendum, secondo Travaglio questo accadrà esclusivamente in seguito alla vittoria del sì.

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