“Retroscena e verità sul caso Aldo Moro”, a Piedimonte Matese quasi 200 persone incontrano l’onorevole Giuseppe Fioroni

Piedimonte Matese (Caserta) – Continua il tour dell’On. Giuseppe Fioroni in Terra di Lavoro. Venerdì 21 dicembre 2018 infatti, presso la Biblioteca Comunale “Aurora Severino” di Piedimonte Matese, a partire dalle ore 18:30, si è svolto l’incontro di presentazione del volume “Moro – Il caso non è chiuso la verità non detta”, scritto appunto da Giuseppe Fioroni, Presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, e dalla giornalista Maria Antonietta Calabrò.

L’evento, fortemente voluto ed organizzato dal gruppo d’azione civile di Piedimonte Matese “In Progress”, e da Luca Romano, Presidente dell’Associazione “Campania Domani”.

In una sala conferenze gremita di spettatori, che ha registrato la presenza di varie personalità politiche, tra cui: L’ex primo cittadino di Piedimonte Matese, Vincenzo Cappello, nonché ex presidente provinciale del PD, da anni legato all’onorevole Fioroni, l’attuale sindaco Luigi Di Lorenzo, il sindaco di Casaluce, Nazzaro Pagano, il consigliere comunale di Napoli, David Lebro, il consigliere comunale di San Marcellino, Angelo Sagliano, Gianluigi Santillo, consigliere provinciale, Fabrizio Pepe, ex Presidente della Comunità Montana del Matese, si sono alternati diversi interventi volti a spiegare non solo i passi avanti compiuti dalla commissione sui retroscena dell’omicidio Moro, ma anche a sottolineare gli aspetti storici, sociali, e politici della figura del Presidente della Democrazia Cristiana. Ad accogliere calorosamente l’onorevole Giuseppe Fioroni, è stato anche l’europarlamentare Nicola Caputo.

A moderare la conferenza di presentazione è stato il Prof. Costantino Leuci, docente di storia e filosofia al Liceo Classico “G. Galilei” di Piedimonte, che, dopo aver presentato gli ospiti, ha dato inizio agli interventi. Il primo a prendere la parola è stato Luca Romano, Presidente dell’Associazione “Campania Domani”. Nel suo intervento Romano ha voluto sottolineare come la figura di Moro sia sconosciuta o quasi ai giovani di oggi. “Tale dato – ha sottolineato Romano – risulta essere davvero preoccupante se teniamo conto della crescita sociale e politica che Moro ha rappresentato per l’intero paese”.

Ha preso poi la parola il Prof. Prof. Gennaro Salzano, dell’Istituto di Ricerca San Pio V di Roma. Il Prof. Salzano ha presentato agli intervenuti l’evoluzione storico – politica della figura di Moro, sottolineando la visione del capo della Dc di un’Italia staccata dalla politica dei blocchi contrapposti, ovvero dall’egemonia di Stati Uniti e Unione Sovietica. “Moro cercò di allacciare e stringere rapporti diplomatici con i paesi dell’Africa mediterranea e dell’Europa. Per i rappresentanti delle due superpotenze tale visione era abbastanza scomoda e difficile da gestire”.

Prima di passare la parola all’On. Giuseppe Fioroni, il Prof. Leuci ha voluto esporre il proprio pensiero sull’oggetto dell’incontro. Per Leuci “Moro, in quel contesto storico, in quel mondo dove le due grandi potenze mondiali lottavano per la propria egemonia, stava diventando, con la propria opera e con la propria visione politica, un vero e proprio pericolo. Questo spiega la presenza di tante ombre, di tanti personaggi, di tanti interessi, venuti alla luce dall’inchiesta della commissione”.

L’intervento dell’On. Giuseppe Fioroni si è diviso sostanzialmente in due filoni. Nel primo ha voluto ricalcare l’operato politico di Moro, la sua visione fondata sui temi della libertà, della democrazia, e dell’europeismo; un’azione politica dettata da ideali veri, sostanziali, e condivisi, tutti elementi che attualmente, per l’ex Ministro, mancano del tutto alla politica italiana. Nella seconda invece, Fioroni ha spiegato le novità investigative a cui la Commissione è giunta con il proprio lavoro: “Abbiamo assimilato ormai – ha spiegato Fioroni – come nella vicenda Moro ci sia stato un depistaggio, condotto con il principio dell’esagerazione non solo nel numero, ma anche nella chiara infondatezza di questi episodi. Noi però con il nostro lavoro abbiamo dimostrato non solo i vari interessi in ballo con il rapimento Moro, dimostrati dalla presenza di vari strani soggetti appartenenti alla RAF o alla Stasi, ma anche un’incresciosa verità: tutti sapevano, ma nessuno ha voluto parlare”.

La presenza in sala di numerosi cittadini ha dimostrato come ancora oggi, a quarant’anni di distanza dal suo truce omicidio, la figura di Aldo Moro attiri ed affascini la società italiana, non solo per i “misteri” che la fine della sua vicenda umana cela, ma anche e soprattutto per la forze delle sue idee che ancora oggi sono simbolo di libertà e progresso.