Revenge porn: chi e cosa si nasconde dietro? La spiegazione degli psicologi

Il fenomeno del “revenge porn“, conosciuto anche come pornografia non consensuale, si sta diffondendo. In queste ultime settimane, sono diventati noti i casi che hanno riguardato una maestra d’asilo di Torino licenziata dal proprio posto di lavoro e la nota influencer Guendalina Tavassi.

Sono stati scoperti, inoltre, numerosi gruppi chat su Telegram in cui vengono condivisi foto e video a contenuto sessuale senza il consenso o la consapevolezza della vittima e in cui avviene ciò che viene chiamato “stupro virtuale di gruppo”

L’episodio che, forse per la prima volta, ha portato all’attenzione di un largo pubblico il fenomeno del revenge porn è il caso di Tiziana Cantone, donna napoletana che si è suicidata dopo che un suo video era diventato virale.

Ma che cos’è il Revenge Porn? Il revenge porn consiste nella distribuzione o condivisione online, a volte offline, non consensuale di immagini intime di qualcun altro da parte di ex partner, partner, hacker o altri in cerca di vendetta o intrattenimento (Franks, 2016). La diffusione del revenge porn è dovuta alla diffusione di un altro fenomeno, quello del sexting, termine che deriva dalla fusione di sex e texting e che indica l’invio, la ricezione e la condivisione di testi, fotografie o video a carattere sessuale.

Quando tale pratica avviene tra persone consenzienti, e a maggior ragione in una coppia, non è illecita e costituisce un modo di vivere la sessualità. Solitamente quando si parla di revenge porn si sottolineano gli effetti che esso può avere su chi lo subisce, ma chi (e perché) mette in atto questi comportamenti?

Lo stesso nome del fenomeno rimanda ad una condotta perpetrata da una persona con l’intento di punire l’ex partner responsabile della sofferenza che prova a causa dell’interruzione della loro relazione (Kopf, 2014; Scheller, 2014; Bates, 2017). McGlynn e Rackley (2017) preferiscono utilizzare l’espressione “violenza sessuale basata sulle immagini” invece di revenge porn per sottolineare che, però, non in tutti i casi alla base del comportamento di colui che diffonde le immagini c’è un sentimento di vendetta.

Sebbene il revenge porn può riguardare individui di ogni genere e orientamento sessuale, nella maggior parte dei casi sono le donne a subire comportamenti di questo tipo (Citron & Franks, 2014). Il sondaggio online “Effects of Revenge Porn” (2013) ha riportato che il 90% delle vittime del Revenge porn sono donne con un’età che va dall’adolescenza ai trent’anni.

Le ricerche mostrano anche che gli effetti di tale fenomeno sono solitamente più significativi nelle donne. Ciò probabilmente è dovuto ad un retaggio culturale che identifica gli uomini come liberi di esporre e vivere la propria sessualità e le donne come coloro che devono nasconderla.

I risultati della ricerca condotta da Samantha Bates (2016) sugli effetti sulla salute mentale delle vittime di revenge porn rivelano l’impatto devastante che questo fenomeno può avere. Più in particolare la ricerca dimostra che subire revenge porn può portare a sintomi tipici del disturbo post-traumatico da stress, dell’ansia e della depressione e a problemi di autostima e di fiducia in se stessi e negli altri.

Pina, Holland e James (2017) hanno riscontrato che la propensione a mettere in atto comportamenti di revenge porn è associata alla presenza di determinate caratteristiche psicologiche. Queste caratteristiche possono essere racchiuse in due concetti: ideologia sessista e The Dark Triad.

L’ideologia sessista indica la tendenza a valutare e giudicare in base al sesso di appartenenza le capacità e i comportamenti degli individui. The Dark Triad (Paulhus & Williams, 2002), o triade oscura, è un’espressione utilizzata per inglobare i seguenti tratti di personalità:

machiavellismo, tratto che contraddistingue individui fortemente manipolatori e
opportunisti;
psicopatia, tratto che contraddistingue individui con scarsa moralità, mancanza di empatia e che mettono in atto comportamenti antisociali;
narcisismo, tratto che contraddistingue individui con un bisogno eccessivo di percepire ammirazione, con egocentrismo patologico e con difficoltà di coinvolgimento emotivo.

Dunque, individui che possiedono queste caratteristiche psicologiche, possiedono anche una maggiore propensione a mettere in atto comportamenti di revenge porn. La violenza sessuale è spesso motivata da un desiderio di potere, da un odio verso le donne, dal bisogno di riaffermare lo stereotipo di genere secondo cui le donne devono essere sotto il controllo degli uomini (Chapleau & Oswald, 2010; Day, 1995; Ellis, 1989).

Il revenge porn viene considerato da chi lo mette in atto come una forma legittima di vendetta interpersonale (Hall & Hearn, 2019), che può far fronte a sentimenti di delusione, perdita, vergogna e antagonismo (Berkowitza & Cornell, 2005). Nei casi di revenge porn, spesso l’uomo prova piacere nel sentire di poter, anche dopo la fine della relazione, controllare la ex partner: egli è ancora in grado di infliggerle sofferenza.

È da sottolineare che nei casi di revenge porn viene a mancare, da parte degli adulti ma soprattutto dei ragazzi, la percezione della gravità di tali comportamenti, la capacità di comprendere le ripercussioni sulla sfera affettiva e psicologica della vittima (Vitale, 2019) e la consapevolezza che tutto il materiale pubblicato, restando online, potrà essere ulteriormente divulgato fino ad espandersi a macchia d’olio. La crudeltà della rete consiste per le vittime nell’idea di un’infinità di “spettatori” e “commentatori”.

In termini di legislazione, l’Italia ha istituito nel 2019 il reato di “Diffusione illecita di immagini e video sessualmente espliciti” all’articolo 612 ter del Codice Penale (Legge 19 Luglio 2019, n.69, art.10). Ma in termini sociali si dovrebbe fare molto di più. Si può e si deve lavorare sulla prevenzione attraverso la diffusione di una buona educazione digitale e affettiva, che non colpevolizzi chi di fatto è una vittima e che non de-responsabilizzi chi si trova dietro ad uno schermo, che metta in evidenza tutti i rischi e le conseguenze che questo tipo di reato comporta.

Bisogna insegnare a relazionarsi in maniera sana. Un’educazione di questo tipo potrebbe smuovere le norme culturali legati al genere e cambiare un modo perverso di concepire la relazione amorosa purtroppo ancora presente.

È importante, inoltre, che chi subisce revenge porn riceva un supporto sociale tale da permettere il mantenimento dell’autostima e della fiducia in se stessi. Infine, ciò che va fatto nel momento in cui si subiscono questi tipi di comportamento è denunciare!

A cura del dott. Ciro Andreozzi e del dott. Manuel Perretta con la supervisione dello psicologo Elpidio Cecere.