Rifugiati a Caserta, il rammarico di uno degli autisti: “Devo tornare a prendere un ragazzino di 14 anni”

Ieri sono scesi dal bus quasi 50 persone, molti di loro avevano già fuori parenti, amici e conoscenti ad attenderli, mentre altri 11 sono stati affidati alla Caritas per l’ospitalità

Lavori in corso alla Caserma Ferrari Orsi, sede della Brigata Garibaldi di via Laviano a Caserta per l’arrivo del terzo pullman di rifugiati ieri sera, accolti dai militari, dai volontari dell’AVO Caserta, dalla Croce Rossa e dalla Caritas, ognuno di loro predisposti per un compito, dall’accoglienza stretta, all’adempimento delle procedure burocratiche, e infine all’ospitalità. E’ l’Opera Sant’Anna invece ad occuparsi della preparazione dei pasti.

I pullman vanno e vengono e, almeno fino al prossimo briefing non sono previsti altri arrivi tra oggi e domani.

La squadra di soccorso che si è concentrata in caserma sta facendo un lavoro eccezionale, si tratta di accogliere persone, per il 90% donne e bambini, per la quasi totalità traumatizzati da viaggi impossibili di oltre 50 ore per arrivare alla frontiera già prima di poter prendere il pullman per l’Italia.

Ieri sono scesi dal bus quasi 50 persone, molti di loro avevano già fuori parenti, amici e conoscenti ad attenderli, mentre altri 11 sono stati affidati alla Caritas per l’ospitalità.

Siamo tutti molto provati – ci racconta Antonietta Rispoli, presidente dei Volontari Ospedalieri di Caserta – tutti affranti, sentiamo la loro sofferenza come nostra e vorremmo fare tutti di più per aiutarli.

Ieri il racconto di uno dei tre conducenti del pullman che era partito da Caserta per portare a Varsavia un carico pieno di medicinali e poi ritornare con questi rifugiati. Ci ha toccato moltissimo la sua testimonianza, fino alle lacrime: ci raccontava di avere un nodo alla gola per aver dovuto lasciare lì un ragazzino di 14 anni, dovevano aspettarlo ma mentre adempiva tutte le procedure per partire con loro è arrivato in ritardo e il pullman è stato costretto alla partenza per una questione di motivi tecnici“.

Lasciarlo lì da solo, ad un soffio dalla partenza, è stato un colpo al cuore. Torno qui con questo terribile rimpianto – ha detto l’autista – ma ci stiamo organizzando per ripartire e quanto prima ritornerò a riprenderlo, lo devo ritrovare”.