Ripartizione regionale del Fondo Sanitario Nazionale 2023, la Campania ottiene minori risorse di altri

Spesa sanitaria
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L’autonomia differenziata in sanità. E’approdata in Gazzetta Ufficiale la Delibera CIPESS n. 33 del 2023

Dei 128 miliardi di euro stanziati dallo Stato per l’anno 2023 – di cui 124 destinati al finanziamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (i LEA) – alla Campania spettano circa 11,46 mld di euro. Riceverà tuttavia 11,23 mld poiché 230 mln di euro sono stati decurtati “alla fonte” a causa della “migrazione sanitaria”.

Giova evidenziare che la ripartizione del FSN 2023 è avvenuta con i nuovi criteri stabiliti dal Ministero della Salute con Decreto 30 dicembre 2022. Si è tenuto conto della popolazione residente, del tasso di mortalità della popolazione con età inferiore ai 75 anni, dei consumi sanitari per età, nonché di alcuni indicatori rappresentativi di particolari situazioni territoriali impattanti sui consumi sanitari.

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Nonostante i nuovi criteri, la Campania resta tra le Regioni con la “quota capitaria” – la somma destinata ad ogni cittadino residente – inferiore a quella media nazionale: 2.050 euro rispetto ai 2.104 euro di media nazionale. Tutto ciò si traduce in minori risorse per la nostra Regione per circa 530 mln di euro di cui: circa 300 mln per minore quota capitaria attribuita alla Campania – 54 euro pro-capite in meno rispetto alla media nazionale – più 230 mln di euro riferiti al fenomeno migratorio.

I prospetti e i grafici che seguono illustrano gli effetti della ripartizione (Fonte: Decreto CIPESS n. 33 del 2023 – Elaborazione dati a cura del Dipartimento Salute di ANCI Campania).

In merito alle fonti di finanziamento degli 11,46 mld di euro destinati alla nostra Regione, queste sono cosi ripartite: 1.025 mln di euro provengono dal gettito IRAP, 623 mln di euro dalle addizionali IRPEF e 163 mln di euro da entrate convenzionali delle aziende sanitarie campane. La restante somma di 9,7 mld di euro – circa l’84% del totale – proviene invece dal fondo perequativo al quale tuttavia la Campania contribuisce con una compartecipazione annuale al gettito IVA per circa 4 mld di euro.

Ciò significa che una quota importante di risorse destinate alla nostra Regione per garantire il diritto alla salute per propri cittadini – circa 5 mld di euro – proviene da fonti nazionali con il contributo di altre Regioni soprattutto del Nord. Tale circostanza induce fondatamente a ritenere che l’autonomia differenziata – per come attualmente concepita – potrebbe causare l’implosione del sistema salute regionale e l’inevitabile transumanza verso le Regioni del Nord di pazienti e professionisti con ricadute sulla tenuta regionale e sull’unità nazionale.

Inoltre, l’autonomia potrebbe comportare la devoluzione di una quota significativa di gettito erariale e dunque la perdita di controllo statale di settori determinanti della spesa pubblica. Insomma, una vera a propria frammentazione di risorse e servizi pubblici essenziali.
Ipotizzare una riforma epocale di settori sensibili – come quello sanitario – in un particolare momento storico caratterizzato da numerose criticità (grave carenza di personale del SSN, piani di rientro, migrazione sanitaria, sottostima sistemica delle risorse nonostante maggiori stanziamenti, aumento della spesa sanitaria privata, potenziamento dell’assistenza sanitaria territoriale nei termini sanciti dal PNRR) appare esercizio alquanto azzardato.

Pertanto, la definizione dei LEP è solo uno degli aspetti da definire in via preventiva, ma non è di certo il solo. In assenza di ulteriori strumenti di tutela per le Regioni meno robuste, gli effetti di una autonomia “poco accorta” potrebbero essere devastanti. Prospetti e grafici che seguono illustrano la carenza di personale medico e infermieristico in Campania rispetto ai valori nazionali e di alcune Regioni (Fonte: ISTAT – Elaborazione ANCI Campania).

Il Direttore Scientifico e Responsabile del Dipartimento Salute ANCI Campania
Antonio Salvatore