Romania, sul posto i volontari e il tir degli aiuti di Celebration Italia. La cronaca diretta

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Sono arrivati in Romania i nostri volontari di Celebration Italia l’associazione cristiana di Caserta che nell’ultima settimana ha mobilitato un’intero territorio per riempire un tir da portare in Ucraina ed aiutare i profughi al confine. E con la generosità di tantissime persone sono riusciti a caricare oltre 25 tonnellate di materiale, tra medicinali, abbigliamento, prodotti per l’igiene personale, detersivi, cibo in scatola.

Prima tappa a Budapest dove si scarica parte delle pedane e se ne caricano di nuove. L’appoggio è presso la Remar, l’organizzazione umanitaria al confine, che li ha accolti e presso cui resteranno una settimana per sostenere le attività dei volontari sul posto e dare una mano nelle operazioni di accoglienza, soprattutto con i bambini.

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Domani mattina invece in due lasceranno la Romania e partiranno per l’Ucraina. Servono almeno 3 ore di viaggio prima di entrare nel paese che in questo momento è colpito dalla guerra, e raggiungere un’altra meta dove consegnare altro materiale.

Li abbiamo raggiunti per sapere come sta andando.

Siamo arrivati a Budapest ieri sera – ci racconta John Tufaro,  responsabile di Celebration e della spedizione – la situazione è abbastanza surreale, c’è tantissima gente, una marea, moltissima confusione ma anche tantissima organizzazione. La vita ordinaria della città in questo momento è praticamente ferma, si vive per dare una mano, tutti fanno qualcosa. Il resto delle attività chiudono prestissimo, anche i ristoranti.

Non c’è tanta materia prima e non hanno molta merce, serve tutto per tutti, considerato che non ci siamo solo noi qui, l’intera Europa si è mossa per venire ad aiutare i rifugiati e qui in città sta arrivando ancora un mare di persone. Hanno praticamente adibito il parcheggio del centro commerciale, uno dei più grandi di Budapest, a centro accoglienza, allestendo una sorta di tendone per le operazioni di smistamento. Immaginate il Centro Campania improvvisamente trasformato e adibito a centro di accoglienza e smistamento. 

Un enorme centro di smistamento dove accogliere i rifugiati. Tutto intorno però la città è spettrale, di giorno intorno alle tende e al confine c’è una grande attività, un vero altro mondo, ma dopo le 20 la città è morta, chiusa, spenta, non c’è nessuno per strada”. 

Oggi invece – aggiunge – tutto il giorno abbiamo caricato i furgoni per domani, si parte di mattina prestissimo per  attraversare il confine ed entrare in Ucraina.

C’è stato un gran problema a trovare i furgoni, ovviamente non tutti vogliono noleggiare furgoni per andare oltre confine e poi c’è anche il fatto che in questo momento i furgoni servono per trasportare persone al confine o verso le grandi città, verso gli aeroporti, la stazione dei treni o dei pullman per poi recarsi in altri paesi.

Altro problema è trovare furgoni differenti, di diversa marca e colore, insomma non devono sembrare un convoglio: una volta attraversato il confine non si può mai sapere, il nemico c’è e se vedessero 3 o 4 furgoni tutti dello stesso colore che procedono insieme potrebbero essere insospettiti, pensare che stiamo facendo un altro tipo di lavoro. Insomma la cautela è una priorità”.

“Comunque oggi è stata giornata di organizzazione e domani faremo questo incursione – conclude John Tufaro – se c’è timore? Beh, nulla è dato per scontato, ma siamo venuti qui in missione, siamo venuti a portare un sorriso, qualche braccia in più per lavorare, una parola di conforto e per consegnare della merce. Se non fossimo venuti noi forse ci sarebbe qualcun altro, ma il fatto è proprio questo: perchè non noi? Noi vogliamo esserci”.