Rosa Feola da Caserta “A riveder le stelle”, dal Grande Dante alla Grande Musica: un’insolita prima della Scala

Il Soprano Rosa Feola
Il Soprano Rosa Feola

Riccardo Chailly, alla guida di Orchestra e Coro del Teatro alla Scala di Milano, è stato ieri sera il creatore ed il motore propulsore di un racconto sull’opera e sulla danza, la cui drammaturgia è stata pensata e trasformata in spettacolo da Davide Livermore e dai suoi collaboratori.

Lo spettacolo della “prima” del Teatro alla Scala di Milano, per la prima volta senza pubblico, è iniziata alle 17 su Rai 1, Rai 3 e Rayplay ed è stata visibile in Francia e nei Paesi di lingua francese, in Germania e nei Paesi di lingua tedesca.

La maggior parte dei Paesi si sono connessi dalle 17.00 del 7 dicembre attraverso il segnale dell’Eurovisione. La trasmissione televisiva ha coinvolto le reti MTVA (Ungheria), RTS (Serbia), RTV (Slovenia) e Ceska Televize (Repubblica Ceca), mentre un accordo per lo streaming con medici.tv ha consentito la visione in tutti gli altri Paesi, inclusi quelli nordeuropei, l’America del Nord e del Sud, Australia e Oceania. Dopo il live, il programma resterà disponibile per 6 mesi.

Presentata da Milly Carlucci e Bruno Vespa, la diretta è iniziata nel silenzio della sala, animata soltanto dagli accordi degli strumentisti che si stavano “riscaldando” prima dell’ingresso del Direttore d’orchestra Riccardo Chailly; niente autorità, personalità dello spettacolo e dell’alta società, come di tradizione prevede questo evento amatissimo dai milanesi, ma non solo.

Un Sant’Ambrogio ovattato, misterioso, quasi irreale, come dimostrato dalle bellissime immagini in esterna.

La compagine artistica, non solo strumentale e vocale ma anche danzante, ha visto protagonisti sul palco cento artisti di fama e bravura internazionale, interpreti affascinanti ed impeccabili delle più belle e significative arie d’Opera: venticinque cantanti tra i migliori al mondo che, con le loro tessiture vocali hanno spaziato nel repertorio dei più grandi musicisti italiani quali Puccini, Verdi, Donizetti, Cilea, Giordano, Rossini e del panorama europeo con Bizet, Massenet, Wagner.

Come lo stesso Direttore ha dichiarato nell’intervista che ha preceduto lo spettacolo, l’assenza del pubblico è stata compensata dalla disposizione in platea degli orchestrali, rigorosamente separati dai divisori in plexiglass per i fiati, mentre gli archi ed i percussionisti indossavano la mascherina come d’altronde anche il Maestro.

Nella storia non si era mai verificato un cambio di posizione “acustica”: infatti, per la prima volta in assoluto, i solisti hanno occupato il palco. il Direttore ha dato le spalle ai cantanti e si è rivolto ai musicisti: una scelta necessaria per ottenere il suono “sinfonico”, così ampiamente distribuito ed omogeneo; ad ogni “attacco” o “rallentato” Chailly si volgeva indietro per dare un cenno ai cantanti ed agevolarli nel loro delicato compito.

Soprano, mezzosoprano, tenore, baritono sono state le voci soliste che hanno deliziato il pubblico da casa, complici anche le splendide ed innovative scenografie allestite per l’occasione, utilizzando acqua, luci laser, effetti di sovrapposizione e dissolvenza con sfumature di colori molti accattivanti e suggestive, quasi a sentirvisi all’interno.

Il Maestro Riccardo Chailly
Il Maestro Riccardo Chailly

Una magia nella magia, potremmo dire: vista, udito e tanto cuore: in dieci giorni il Cartellone è stato variato e perfezionato, dando il risultato che abbiamo visto;
con una dedica alla recente scomparsa di Mirella Freni il Concerto si è aperto con “Io son l’umile ancella” da “Adriana Lecouvrer” di Francesco Cilea, da lei stessa cantata e, attraversando l’universo dei sentimenti sempre nuovi e mai desueti, le Arie hanno cantato dell’amore non dichiarato, del tradimento, della passione che conduce alla morte, al sacrificio, alla sofferenza per amore.

Ma nel mezzo tanta solidarietà, speranza, condivisione, stati d’animo universalmente caratterizzanti l’essere umano singolo e di un popolo: a rafforzarne il messaggio, interventi di prosa e poesia di attori noti ed emergenti, quasi a suffragare e veicolare il sentimento di resilienza che in questo periodo noi tutti stiamo vivendo. Ecco perché “a riveder le stelle”, uniti e convinti che, soprattutto con la musica, è possibile superare un momento storico e sociale difficilissimo; allestire insomma un “laboratorio di possibilità”, quale è il teatro e, nel silenzio dei diseredati che sempre sono esistiti e sempre esisteranno, lanciare un acuto potente: la cultura ci salverà.

L’Inno nazionale cantato dai palchi dal Coro ha aperto la serata, durante la quale è stato ricordato anche Ezio Bosso, recentemente scomparso, ricordando ciò che era il suo “mantra”: “La musica ci insegna la cosa più importante che esista: ascoltare. La musica è come la vita, si può fare in un solo modo: insieme.

Il Soprano Rosa Feola

Tra gli artisti che ieri sera si sono esibiti ricordiamo un soprano davvero speciale, formatosi con Renata Scotto e perfezionatasi negli anni con grande impegno e serietà: Rosa Feola, un talento casertano che ci rende davvero orgogliosi, perché ci rappresenta nella scena internazionale. Voce calda, perfetta nei “pianissimo” e negli attacchi, dolcissima e cristallina negli acuti, centratissima nelle intonazioni ed esuberante nelle interpretazioni, è certamente un testimonial d’eccezione su ogni tipo di palco.

La sua arte scenica si è davvero superata, ieri sera, sia nelle evanescenze vocali, giocando anche molto con le “scale” di notine scintillanti, che con la gestualità fisicamente “attiva”, complice una originalissima scenografia anni ’50: nel “Don Pasquale” di Gaetano Donizetti con l’aria “So anch’io la virtù magica” il soprano casertano interpreta una vezzosa ragazza che conosce bene l’arte di far innamorare e poi… creare l’attesa di un corteggiamento sofferto.

Le scene arricchiscono la visuale dello spettatore con elementi tratti dal cinema italiano degli ultimi anni ’50, quando realismo e sogno, patetismo e comicità si fondevano in uno stile di commedia assai simile al “mezzo carattere” dell’opera di Donizetti.

L’ambiente è una Roma in bianco e nero, elegante e fantastica, tra rovine, pini marittimi, nuovi palazzi in costruzione e l’ingresso di Cinecittà. Ed in tutto questo la protagonista della scena viene elevata con una fiammante auto bianca stile anni ’50, sulla quale è salita, lasciando a terra i corteggiatori di turno, con due funi metalliche verso il soffitto del palcoscenico: che stupore se lo spettatore fosse stato in sala! Sempre ovviamente gorgheggiando ed interpretando la parte in maniera eccellente! Un’esibizione che si ricorderà per molto tempo.