S-Concerto per Clitemnestra del Liceo Giannone di Caserta per la Giornata Mondiale della Lingua Greca

Il Liceo Giannone di Caserta con Clitemnestra per la Giornata Mondiale della Lingua Greca
GIORDANI
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Con le studentesse e gli studenti del laboratorio di teatro e della band del liceo Giannone di Caserta

Partendo dai versi di Eschilo (Agamennone) e contaminandoli con passi tratti da “Il Verdetto” di V. Parrella la performance analizza la figura di Clitemnestra, gelida colpevole o folle vittima. La regina “bipede leonessa” riporta il suo gesto nell’ambito della Giustizia e ci smaschera, rivolgendosi al Coro, con un “allora non ti opponevi”.

Dove siamo quando si commette un’ingiustizia? Quanto è ingiustizia agli occhi altrui ciò che per noi è giustizia? Quanto la società spinge, non offrendo una guida sicura, ad una giustizia personale?

Il Greco fa testo

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Il 9 febbraio 2024 il Liceo Giannone ha partecipato a Napoli, presso la Basilica di San Giovanni Maggiore , alla IX edizione della maratona degli studenti “Il Greco fa testo”, organizzata per la Giornata Mondiale della Lingua Greca, insieme a numerosi licei classici della regione Campania.

Il tema proposto dal coordinamento dei docenti è stato “dike-giustizia” e le studentesse e gli studenti del liceo Giannone hanno scelto di interrogarsi su ciò che la discussa figura di Clitemnestra ha ritenuto “più che giusto” nel suo agire. I versi di Eschilo sono stati contaminati con altri autori contemporanei, fra i quali V. Parrella, e con una scelta musicale rock.

La pièce, infatti, è una sorta di concerto “sconcertante” in cui Clitemnestra, interpretata sia da studentesse che da studenti, offre una lettura “giusta” delle sue azioni e invita quanti la condannano ad una riflessione sul colpevole silenzio dietro il quale si sono, precedentemente, nascosti. Quale, dunque, la giustizia “più giusta”?

“Quest’evento, ogni anno, offre ai Giannoniani un momento di confronto con sé stessi e con gli altri licei, interrogandosi su tematiche sempre attuali che il greco offre, diventando un’occasione formativa da diversi punti di vista”, ha affermato Marina Campanile, dirigente scolastico del liceo Giannone.

Protagonisti della performance, che ha ottenuto un ottimo consenso da parte del pubblico e dell’organizzazione, sono stati le studentesse e gli studenti del laboratorio teatrale e della band di istituto provenienti dalle classi III, IV e V, affiancati dalla classe IC.

Clitemnestra

Non ci badate… Non badate ai miei guanti, possono sembrare dé-modé, lo sono, e poi non è stagione, ma è che io non posso più guardarmi le mani.

Devo giurare? Si giura ancora sui tribunali?

Va bene, lo giuro: giuro a voi, signori della corte, e a chiunque abbia orecchie e intelletto per ascoltarmi fino in fondo, che quello che vi racconterò è quello che è successo, che la stoffa dei miei guanti non tratterrà la verità.

Va bene così? Posso andare avanti?

Stavo dicendo… Non ci badate, non badate a quello che vi hanno detto: il delitto non conta nulla. Uccidere un uomo, un marito, una donna, una gravida, un feto… niente, non è così che si versa il sangue.

Non ondeggiate ora per favore, non già da subito: siate più forti, più pronti a sopportare la vita e le sue conseguenze, se è un giudizio che vi apprestate a emettere, siate all’altezza del compito, ora non ondeggiate come spettatori in disappunto.

La società delle regole che voi rappresentate è caduta in un equivoco: lo correggiamo subito. Avete saputo di un delitto, avete pensato alla premeditazione, alle aggravanti, alla consanguineità e vi sono tremati i polsi per la rabbia: voi il vostro verdetto già l’avete emesso.

È per una questione di eleganza che aspetto con voi finché la corte si ritiri; impiegherò però questo tempo per chiarirvi l’equivoco del sangue. Quello che vi hanno raccontato, quel sangue: l’ho versato io.

Ascoltate. Sentite pure voi? È una canzone che mi è entrata dentro, quei motivi che ti cantano nella mente da soli.

Canzone Clitemnestra

Non mi vergognerò di dire il contrario di molte cose che prima ho detto perché lo richiedeva la circostanza. Da molto tempo pensavo a questa lotta decisiva, frutto di un’antica contesa, e alla fine è giunta, anche se tardi: io sto qui, dove ho colpito, di fronte all’azione che ho compiuto.

E ho agito in modo tale – questo non lo negherò – che non potesse sfuggire né difendersi dalla morte. Gli getto addosso una rete inestricabile, come quelle per i pesci, lo colpisco due volte, e con due gemiti soltanto egli abbandona le membra li dove si trova, e un terzo colpo lo aggiungo quando è già a terra, come gradita offerta che accompagna la preghiera allo Zeus sotterraneo salvatore dei morti.

Così egli esala la propria vita cadendo a terra, e soffiando un violento fiotto di sangue mi colpisce con le scure gocce della rugiada di morte, di cui io godevo non meno di quanto il campo seminato gode della benedizione della pioggia mandata da Zeus quando sta per sbocciare la spiga.

Così stanno le cose, illustri anziani di Argo: rallegratevene, se volete; io invece me ne vanto. Se mai fosse possibile e conveniente fare libagioni su un morto, questo sarebbe il modo giusto, anzi più che giusto.

Voi cercate di mettermi alla prova come una donna sciocca, ma con cuore che non trema io parlo a chi sa bene, e che tu voglia lodarmi o biasimarmi fa lo stesso: questo è Agamennone, il mio sposo, ed è un cadavere, per opera di questa mia destra, artefice di giustizia. Le cose stanno così.

Ora tu mi condanni all’esilio dalla città e a incorrere nell’esecrazione dei cittadini e nelle maledizioni gridate dal popolo, ma allora non ti opponevi per nulla a quest’uomo che sacrificò sua figlia, il frutto carissimo delle mie doglie, per incantare i venti di Tracia. Non dovevi mandare in esilio lui da questa terra, allora, come pena per quelle brutture?

Ora che vieni a conoscenza delle mie azioni invece sei un giudice severo. Ebbene io ti dico: fa pure queste minacce, tenendo conto che sono pronta quanto te all’idea che chi mi avrà vinto con la forza avrà potere su di me; ma se il dio decretasse il contrario, allora dovrai subire una lezione e apprenderai, anche se tardi, la moderazione.

E adesso tu ascolti anche il mio solenne e giusto giuramento. Per la Giustizia di mia figlia che trova compimento, per Ade e per le Erinni, alle quali ho sgozzato quest’ uomo, mai attesa di paura entrerà nella mia casa.