San Leucio di Caserta, cosa sappiamo del manufatto venuto alla luce durante la costruzione della bretella?

In questi giorni un argomento sta stuzzicando non poco la curiosità dei leuciani: “Cosa mai sarà il manufatto venuto alla luce durante i lavori di costruzione della famigerata bretella di San Leucio?”. E’ di alcuni giorni fa la notizia del rinvenimento, nei pressi della campagna retrostante il teatro Officinateatro, di un misterioso manufatto a forma di cunicolo, non meglio identificato.

Qualche leuciano, come la professoressa Ketty Bologna, attraverso il suo profilo social ha dato voce all’indignazione di molti compaesani: “Cosa è di fatto questo manufatto? Ne facciamo l’ennesimo caso mediatico come le tombe sannite di Tuoro? Chiediamo chiarimenti su questa ipotetica galleria e cogliamo l’occasione per ricordare a chi di dovere l’esistenza in San Leucio di altri manufatti ormai in rovina quali: l’Arco Borbonico, il Tempietto di Maria Cristina, la torretta detta Sella del Re, la Casina del Parco e le numerose guardiole borboniche sparse lungo il tratto boschivo del sentiero che unisce San Leucio a Vaccheria.”

Alcune di queste problematiche rientrarono nel focus della terza Agorà del 29 settembre scorso, parte saliente della manifestazione Sport&Arte Vivi in San Leucio 19. Organizzata dalla Pro Loco Real Sito, durante la quale furono invitati proprietari di immobili significativi ed esperti a cui si chiedeva una riprogrammazione armonica del territorio conciliante il passato con il futuro e realizzabile solo con un sano PUC.

Tornando al manufatto, fra le ipotesi più fantasiose spicca quella che si tratti di quel ramo di acquedotto, citato in alcuni documenti storici, che dal Complesso del Belvedere si dirigeva verso Coccagna (Casagiove), attraverso il varco “Tommariello”. Tuttavia, il fatto che non ne siano mai state trovate tracce, rende questa eventualità poco credibile.

Alcuni speleologi, invece, sostengono si tratti dei resti dell’ex-alveo “Marotta”, tombato e trasformato in fogna intorno agli anni 60/70. Anche se, analizzando le foto, pare evidente che il manufatto possa essere datato ad almeno un secolo prima. Questo collettore fognario, che poco più di un anno fa causò anche un crollo del marciapiede nei pressi del Ponte di Ercole, si divideva in due rami: uno proveniente da monte Marmolelle (il monte di fronte a Vaccheria) e l’altro proveniente da Sala.

Comunque, Alfredo Massimilla, frena gli entusiasmi: “Chi fa ricerche su cavità artificiali come noi è abituato a ravvedersi su ritrovamenti come questi. Anche io speravo in ben altro.”

Per fare luce sulla questione abbiamo interpellato il dott. Nando Astarita che, fra l’altro, oltre ad essere stato il primo a rendere nota la scoperta, è stato il primo a pubblicare la foto che abbiamo riportato in primo piano, in testa all’articolo (le altre sono state scattate da noi dalla collina di fronte San Leucio).

Astarita ci ha riferito che il Comune di Caserta avrebbe dovuto interessare la Sovrintendenza degli scavi in atto in una “buffer zone“. L’UNESCO, nelle Linee Guida Operative per l’applicazione della Convenzione sul Patrimonio Mondiale del 1977, definisce la zona tampone (buffer zone) come “un’area che deve garantire un livello di protezione aggiuntiva ai beni riconosciuti patrimonio mondiale dell’umanità”. Inoltre, ai lavori dovrà essere presente un architetto, designato per conto della Sovrintendenza, e a spese del Comune.

Forse solo così se sapremo qualcosa in più. Noi vi terremo aggiornati, qualora emergessero delle novità.