San Leucio, la testimonianza più viva del “dispotismo illuminato” dei Borbone

La “Real Colonia di San Leucio” è forse la più significativa testimonianza, nel territorio di Caserta, della grandezza dei Borbone, per certi versi anche più della Reggia.

Antico possedimento degli Acquaviva prima e dei Caetani poi, San Leucio passò, nel 1750, a Ferdinando IV di Borbone, re di Napoli. Stanco del caos della corte casertana, il re scelse San Leucio, nel 1773, a circa 4 chilometri di distanza, come ritiro per la caccia e il riposo.

La prematura scomparsa del primogenito, Carlo Tito (1775-1778), sconvolse il sovrano al punto tale che costruì un ospizio per i poveri del territorio ed un opificio per non mantenerli nell’ozio.

Le norme che regolavano la vita nella colonia sono la prova più viva dell’illuminazione del re. Ne volete sentire alcune?

Ai lavoratori era assegnata una casa nella colonia (esse erano dotate già all’epoca di acqua corrente e servizi igienici, caratteristiche decisamente inusuali per delle case operaie) e i loro figli potevano beneficiare della prima scuola dell’obbligo in Italia, il cui programma didattico comprendeva lo studio della matematica, della letteratura, del catechismo e della geografia. Insomma, un’istruzione da signori.

E tutto al prezzo di…udite, udite…Nulla!

L’istruzione, cosa impensabile per l’epoca, a San Leucio, e in generale in tutto il regno durante il governo di Ferdinando IV, era un diritto, non certo una prerogativa per ricchi.

Corteo Storico di San Leucio

E non solo… Per rinvigorire i giovani della colonia era previsto un vasto programma di esercizi ginnici, mentre per le ragazze furono stabiliti corsi di economia domestica per far di loro, non solo delle buone padrone di casa, ma soprattutto delle donne con una forma mentis e una cultura tali da poter affrontare un mondo così maschilista con più sicurezza, senza sentirsi inferiori.

I figli degli operai potevano incominciare a lavorare ai 15 anni di età, con turni regolari e molto più brevi rispetto a tutto il resto d’Europa.

La qualità e l’impegno in fabbrica erano incentivati da bonus in denaro, che aumentavano quanto più accurato era il lavoro svolto.

Le sete di San Leucio esportate in tutto il mondo

Non è certo un caso se le bandiere di Buckingham Palace a Londra e della Casa Bianca a Washington D.C. sono realizzate con i tessuti di San Leucio.

Fu istituito un organo per la tutela economica dei poveri, “Il monte degli orfani”: un’altra grande conquista per l’epoca.

A San Leucio, dunque, già nel diciottesimo secolo, i Borbone concepirono una società basata sui valori di uguaglianza sociale, rispetto per i lavoratori e parità dei sessi.

Nel 1862, i Savoia, impadronitisi degli stabilimenti, ne ordinarono prima la chiusura, nonostante l’altissima qualità dei prodotti, per poi affittarli ad aziende private, similmente a come avevano fatto i Borbone nel 1834.

Torcitoio nel Museo della Seta di San Leucio

Una testimonianza storica dell’efficienza che si era raggiunta a San Leucio è, ad esempio, questo breve passo de “Le portrait du roi Ferdinand” di Lady Elisabeth CravenMi fornì spiegazioni non pure per tutte le regole  dello stabilimento ma fin più intricati congegni meccanismi che rendevano quel lavoro più agevole».

Un’altra testimonianza? Ancora più significativa è questa citazione di Giuseppe Galanti: «il più lodevole in questa costituzione è che nulla si fa per forza. L’onore ed altri piccioli problemi debbono bastare a far osservare le leggi».

Che cos’è che rende ancora più innovative queste conquiste, che , difatti, sono già straordinarie? I fini.

Al re non stava semplicemente a cuore il  miglioramento del tenore di vita dei suoi sudditi, ma anche le conseguenze di esso.

Un operaio, ben pagato, non sfruttato , anzi, incentivato a far sempre meglio, di sicuro, darà risultati migliori.

Difatti, re Ferdinando avrebbe anticipato quello che sarebbe stato, oltre un secolo dopo, il metodo industriale adottato da Henry Ford che, addirittura, rese i suoi operai i primi potenziali acquirenti delle proprie automobili.

I re di Napoli, dunque, furono promotori, in un certo senso, di un socialismo liberale che tuttora rappresenta un sogno.

Non a caso, esso fu ribattezzato successivamente come “socialismo utopistico”.

Risulta incredibile come le conquiste rivoluzionarie di Ferdinando IV vengano riportate approssimativamente, o addirittura tralasciate, sui libri di storia.

Che dire, è proprio vero che la storia la scrivono i vincitori…

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