San Rocco e il suo cane celebrato in una poesia di Renzo Pezzani

San Rocco e il suo cane, tra fede e poesia

Passeggiando per Curti, Casertavecchia, Gioia Sannitica, Maddaloni, Pietramelara, Piedimonte Matese ed altri comuni del casertano possiamo notare chiese o cappelle dedicate a San Rocco. Spesso lo vediamo raffigurato con il tabarro, l’abito da pellegrino, un cappello, il bastone nella mano, la borraccia e la borsa da viaggio mentre le gambe sono lacerate da piaghe e di lato ha sempre un cane; diversi i simboli presenti come la conchiglia, la croce, l’angelo, il libro o una tavoletta ed a volte un malato. Perché veste da viaggiatore, con un cane e le piaghe, non proprio simboli cristiani?

Ebbene, egli fu un guaritore che decise di viaggiare in tutt’Europa per curare i malati di peste e per questo motivo morì; un cane, invece, gli portò ogni giorno un tozzo di pane quando fu contagiato dal morbo a Piacenza, dal momento in cui scelse di vivere isolato.

Questo santo è stato invocato durante questi difficili mesi in tutto il mondo perché protegge dalle malattie. Infine una piccola curiosità: a Capriati a Volturno è possibile visitare il Museo iconografico europeo di San Rocco, creato dall’Associazione Europea Amici di San Rocco. Oggi, quindi, come avrete compreso, leggeremo insieme una poesia dedicata al Santo Guaritore.

Renzo Pezzani, una vita per l’editoria

Il parmense Renzo Pezzani (1898-1951), maestro elementare e scrittore, viene ricordato per le sue composizioni in dialetto parmigiano. La sua passione per la scrittura gli consentì di istituire la rivista Difesa artistica e fondare le case editrici Il Verdone e Società Editrice Internazionale. Esperto di letteratura per l’infanzia, si occupò anche di traduzioni, come la famosa versione di Le signe sur les mains o Il segno sulle mani dello scrittore Èmile Baumann.

Dovette lasciare l’insegnamento per contrasti politici nel 1926. Molte sono le scuole del Nord Italia intitolate a lui. Vista l’enorme mole della sua produzione, mi limito alle sue raccolte poetiche: Artigli (1924), L’usignolo nel Castro (1930), Sole solicello (1931), Angeli verdi (1934), Belverde (1935), Cantabile (1936), Piuma di canto (1948) Boschetto (1948) ed altre in dialetto parmense. Nel 1934 vinse il Premio Pallanza con il volume Credere.

San Rocco

San Rocco è quel mendico
che un cane ha per amico,
un cane spelato, bastardo
ma di bellissimo sguardo.
5 Un cagnino che va zoppo
con cacciator senza schioppo
perché di anime è cacciatore
San Rocco servo del Signore.
Van da piazza a casolare
10 che tutti li han visti passare,
dormire ai cantoni, chiedere un tozzo
di pane e un sorso d’acqua del pozzo,
e San Rocco parlare alla bestiola
come ai bimbi il maestro di scuola.
15 È un cagnino di pelo bruno
che a vederlo non lo vorrebbe nessuno,
né per la greggia, né per l’aia,
ché non ringhia e non abbaia.
Ma San Rocco ne è contento:
20 ha il cane e non ha l’armento;
ha il guardiano e non ha la cascina;
ha un compagno quando cammina;
quando mangia ha un invitato,
quando ha freddo ne è scaldato.
25 Il cane zoppo, il saio liso
quattro passi dal Paradiso.

Il componimento è composto di ventisei distici (coppia di versi) a rima baciata, che raccontano il bellissimo rapporto tra San Rocco ed il suo cane. Abbiamo alcuni versi in chiasmo, enjambement o inarcamenti e figure retoriche quali l’allitterazione (che/cane v.2; san Rocco servo del Signore v. 8; vederlo/vorrebbe v. 16; compagno/cammina v. 22; passi/Paradiso v. 26), l’anadiplosi (ripetizione della stessa parola alla fine ed all’inizio di due versi, cane vv. 2-3), l’anastrofe (di anime è cacciatore, v. 7; come ai bimbi il maestro di scuola, v. 14), la catacresi (linguaggio popolare, mendico per mendicante v. 1; greggia per gregge v. 17, cantoni per angoli della strada v. 11) e l’epifonema (la conclusione solenne v. 25).

Come abbiamo visto, il cane (cagnino, termine vezzeggiativo al v. 9) dal pelo nero, con gli occhi amorevoli, zoppo, innocuo, ottimo compagno di viaggio è una presenza fissa nel culto di questo santo. La vita raminga di S. Rocco (van da piazza a casolare/che tutti li hanno visti passare, dormire ai cantoni, chiedere un tozzo/di pane e un sorso d’acqua dal pozzo, vv. 9-12) ha come scopo la salvezza di quante più vite possibili. Sarebbe interessante allora ripercorre quest’estate tutti i luoghi del casertano legati a questo santo guaritore, in un percorso sacro e turistico, per ammirare le bellezze artistiche ma anche profondarsi nella preghiera, ringraziandolo per il ritorno alla normalità che stiamo finalmente assaporando.