Sanremo: non è più tempo di papaveri e papere, oggi si canta il disagio giovanile

Daniele Silvestri e Rancore

Si è conclusa la 69^ edizione del Festival di Sanremo e quest’anno ha colpito parecchio l’originalità di alcuni brani portati in scena sul palco dell’Ariston. Tra questi spicca sicuramente quello di Daniele Silvestri assieme al rapper Rancore con “Argento Vivo”.

Ma chi è Rancore? Probabilmente poco conosciuto, in realtà, Rancore è da anni considerato uno degli artisti più interessanti del panorama rap italiano. Pseudonimo di Tarek Iurchich, Rancore dichiara in un’intervista di aver scelto proprio questo nome “per esorcizzare la rabbia”. È un’artista di estrema bravura e molto versatile (dal momento che risulta semplice cadere nel banale quando si parla di rap), capace di trattare brani più diretti ed esplosivi e quelli che sfiorano vene più intime e delicate, ritrovandosi spesso nel mezzo dei suoi giochi tra “mostri, sangue di drago, favole misteriose, malefici” e tanto altro.

Il testo di questa canzone fa riflettere molto. Non bisogna però confondere il reale messaggio del brano: non si parla di carcere quanto piuttosto dell’incomprensione verso i minori chiusi nel loro mondo virtuale.

Come recita di seguito il testo:

L’avete messo da solo
davanti a uno schermo
e adesso vi domandate se sia normale
se il solo mondo che apprezzo
è un mondo
Virtuale

Questa parte è rivolta soprattutto ai genitori che dovrebbero saper ascoltare realmente i propri figli e passare del tempo con loro.

È un malessere interiore di alcuni giovani d’oggi nel sapersi adattare in questa società:

Però la sera mi rimandano a casa
lo sai
perché io possa ricongiungermi a tutti i miei cari
come se casa non fosse una gabbia anche lei
e la famiglia non fossero i domiciliari

Dunque, per alcuni ragazzi non è solo la scuola ad essere vissuta come un “carcere” dove sei “costretto a rimanere seduto per ore, immobile e muto per ore” ma stesso la vita, che ti condanna a seguire i soliti cliché.

Il brano, realizzato con la partecipazione di Manuel Agnelli, frontman degli Afterhours, si è classificato sesto ma ha vinto il Premio della Critica e il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo.

Una canzone che guarda in faccia la parte oscura dell’adolescenza, come ha affermato lo stesso Silvestri e proprio per questo, forse, non apprezzata e capita fino in fondo.