19enne viene scartato al concorso per carabiniere perché obeso ma il giudice lo fa arruolare

Scartato dal concorso perché obeso
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Eccesso di potere dicono i giudici. Ecco quali i parametri di selezione: spieghiamo la sentenza

È apparsa ieri su La Repubblica di Palermo una notizia che accende la speranza in tanti aspiranti carabinieri. Un giovanissimo candidato al concorso nella Benemerita è ritornato in corsa dopo lo scarto dal concorso solo perché obeso. La questione è arrivata fino in Appello, dove la sentenza di primo grado è stata semplicemente confermata. Come detto poc’anzi, potrebbe finalmente riaccendersi la voglia di concorrere in chi aveva gettato la spugna. Epperò, vediamo cosa è accaduto fino in fondo e perché i giudici hanno deciso in favore del giovane aspirante.

Parametri concorsuali: più magri, più idonei

Altezza, peso, età, tatuaggi, malattie congenite gravi e qualunque altro impedimento oggettivo per l’espletamento del servizio militare sono motivo di esclusione dal concorso. Le ragioni sono ravvisabili nelle funzioni previste per gli operatori di pubblica sicurezza, ad esempio correre dietro ad un ladro, sparare, guidare a velocità diversamente non consentita al resto della popolazione ecc. La nota rigidità delle prove di selezione dei carabinieri merita un piccolo accenno anche in questa sede. Difficilmente – ne stia certo il lettore – non potremmo comprendere le ragioni della sentenza del Consiglio di Stato che ci accingiamo a spiegare. Con il termine di “Caratteristiche Somato-Funzionali e requisiti fisici” sono indicati i parametri entro cui individuare gli “idonei” a diventare carabinieri. Di seguito elenchiamo, punto per punto, ciò che la commissione esaminatrice ricerca nei candidati:

  • Forza muscolare: Handgrip ≥ 40 Kg (maschi), ovvero Handgrip ≥ 20 Kg (femmine);
  • Composizione corporea: percentuale di massa grassa ≥ 7 e ≤ 22 (maschi), ovvero percentuale di massa grassa ≥ 12 e ≤ 30 (femmine);
  • Massa metabolicamente attiva: percentuale di massa magra teorica ≥ 40 (maschi), ovvero percentuale di massa magra teorica ≥ 28 (femmine);
  • PS – Apparato psichico: Coefficiente 1;
  • CO – Morfologia generale: Coefficiente 1, 2 e 3;
  • AC – Apparato cardiocircolatorio: Coefficiente 1 e 2;
  • AR – Apparato respiratorio: Coefficiente 1 e 2;
  • AV – Apparati vari: Coefficiente 1 e 2, ovvero Deficit G6PDH (la carenza parziale o totale dell’enzima G6PD non può essere motivo di esclusione, ai sensi dell’art. 1 della Legge 109/2010; pertanto, esclusivamente per i soggetti con attività G6PD < 30% se maschi e < 70% se femmine, in assenza di emolisi, sono ammessi anche i coefficienti AV–EI 3e 4);
  • LS – Apparato locomotore superiore ed inferiore: Coefficienti 1 e 2;
  • VS – Apparato visivo: Coefficiente 1, 2 e 3;
  • AU – Apparato uditivo: Coefficiente 1 e 2.

Come visto, per diversi apparati del nostro corpo la commissione esaminatrice è tenuta ad attenersi a valutazioni oggettive sulla base di coefficienti. Questi ultimi (i coefficienti) vengono attribuiti secondo i criteri contenuti nel Decreto ministeriale 4 giugno 2014, recante “Direttiva Tecnica per delineare il profilo sanitario dei soggetti giudicati idonei al servizio militare”. Diverse, quindi, le indagini mediche, dalla visita medica generale a quella specialistica e, infine, di laboratorio. Ampia discrezionalità, comunque, è riservata alla pubblica amministrazione.

Il caso giudiziario: l’annullamento del giudizio di inidoneità

Ritorniamo adesso al caso di specie, ossia il giudizio di inidoneità per il concorrente 19enne palermitano. Come noto, era stato escluso dal concorso nei carabinieri perché obeso. Il Tar del Lazio, in primo grado, lo aveva riammesso. Ma per il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri c’erano impedimenti fisici risultanti dalle valutazioni condotte da esperti esaminatori. Recentemente, la questione, finita in appello innanzi al Consiglio di Stato, ha ottenuto la conferma della decisione dei giudici di prime cure. L’aspirante carabiniere “assistito dagli avvocati Girolamo Rubino e Daniele Piazza” (fonte La Repubblica), aveva infatti presentato ricorso ai giudici amministrativi contro il Ministero della Difesa.

La Repubblica ha riportato anche un breve passaggio della sentenza in cui si legge: “Le valutazioni effettuate in sede di accertamento dei requisiti psico-fisici, seppure costituiscano tipica manifestazione di discrezionalità tecnica amministrativa, non sfuggono al sindacato giurisdizionale, laddove siano in esse ravvisabili ipotesi di eccesso di potere per travisamento dei fatti e illogicità“. Da qui la decisione di annullare sia il giudizio di inidoneità che la graduatoria di merito del concorso condannando il Comando generale dell’arma dei carabinieri al pagamento delle spese giudiziali. I giudici del Consiglio di Stato hanno, perciò, respinto il ricorso presentato dall’arma dei carabinieri. Il giovane siciliano sarà adesso arruolato. 

Perché travisamento dei fatti e illogicità? Questione di limiti discrezionali

Anche una evidenza scientifica mette a dura prova lo Stato. Ma la risposta della giurisprudenza stavolta va interpretata fuori dal contesto sociale, fuori dalle istanze ideologiche. Si è detto che l’agire dell’Arma dei Carabinieri, in questa circostanza concorsuale, è frutto di una discrezionalità, intendendosi con ciò la libertà di decidere e provvedere secondo l’interesse dell’ufficio. Ma l’esercizio di siffatta discrezionalità ha comportato, in danno al concorrente-ricorrente, eccesso di potere, sicché l’Arma ha travisato i fatti essendo illogica. Epperò non basta per capire. La discrezionalità è la facoltà di scelta fra più comportamenti giuridicamente leciti per il soddisfacimento e il perseguimento di un fine rispondente alla causa del potere esercitato. All’interno della discrezionalità di qualsiasi amministrazione statale (lo sono anche i Carabinieri) troviamo degli elementi dogmatici quali: il limite dell’interesse collettivo, del fine pubblico, e dei principi di logica e imparzialità.

È bene ricordare che la discrezionalità amministrativa si estrinseca nella scelta del comportamento più idoneo a raggiungere il fine prestabilito, che tuttavia deve essere sempre compreso nella causa del potere esercitato. L’interesse pubblico deve perciò essere concreto, obiettivo e collettivo. La causa del potere deve, come detto, perseguire il fine rispondente alla causa del potere esercitato. E i principi di logica e di imparzialità sono quelli di legalità (la pubblica amministr. non può compiere atti non previsti dalla legge), la cui violazione si estrinseca – come detto nella sentenza in esame – in eccesso di potere.

Potrà apparire ridondante, eppure la discrezionalità tecnica cui si riferiscono i giudici è quella che avviene nel rispetto della documentata osservanza dei criteri e dei principi, delle esatte e complete informazioni, della logicità e della coerenza, nonché dell’obbligo della motivazione. E dunque, se il giudice ordinario è giudice del fatto, il giudice amministrativo è il giudice dell’atto e quindi un giudizio sulla discrezionalità tecnica può venire in rilievo solo a proposito del vizio di eccesso di potere consistente in manifesto errore di fatto. Pertanto, il giudice amministrativo ha potuto, in questo caso, solo compiere una valutazione elementare secondo comune esperienza, ma non ha potuto, e non potrà mai, valutare scelte e giudizi secondo regole spiccatamente scientifiche, giacché un errore di fatto deve risultare ictu oculi [a prima vista] anche all’amministratore medio (e non solo ad uno scienziato).