Scuole, ritorno in classe a settembre: la bozza di Linee Guida del Miur non convince i presidi

Scuole, ritorno in classe a settembre: la bozza di Linee Guida del Miur non convince i presidi

E’ stata presentata da poche ore la bozza di Linee guida per la ripartenza della scuola a settembre ed è già polemica.

Definita dal capo della task force del Miur Patrizio Bianchi come ‘ispirata ai principi di autonomia, flessibilità e semplificazione’, la bozza non è piaciuta ai presidi di Anp guidati da Antonello Giannelli in quanto “non contiene indicazioni operative né definisce livelli minimi di servizio ma si limita ad elencare le possibilità offerte dalla legge sull’autonomia, senza assegnare ulteriori risorse e senza attribuire ai dirigenti la dovuta libertà gestionale”.

Nella bozza, che attende il via libera di domani in Conferenza Stato-Regioni, si parla di: riconfigurazione del gruppo classe in più gruppi di apprendimento; articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso; frequenza scolastica in turni differenziati; per le scuole secondarie di II grado attività didattica in presenza e digitale integrata; aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari; estensione del tempo scuola alla giornata di sabato.

Le scuole potranno poi valutare l’opportunità di effettuare la refezione scolastica in due o più turni per evitare l’affollamento dei locali. Qualora non sia sufficiente, gli enti locali potranno studiare la realizzazione di soluzioni alternative come il consumo del pasto in monoporzioni all’interno dell’aula scolastica.

Nel dettaglio si legge:

‘L’Autonomia scolastica, introdotta nell’Ordinamento nazionale più di venti anni orsono, strumento privilegiato per elaborare una strategia di riavvio dell’anno scolastico che risponda quanto più possibile alle esigenze dei territori di riferimento nel rispetto delle indicazioni sanitarie sopra riportate. Il Regolamento 8 marzo 1999, n. 275, recante Norme in materia di Autonomia delle istituzioni scolastiche, conferisce alle istituzioni medesime la possibilità di costruire percorsi formativi funzionali alla realizzazione del diritto ad apprendere e alla crescita educativa di tutti gli alunni, attraverso la definizione di precisi ambiti di intervento organizzativo.’

‘Pertanto in questo contesto resta ferma l’opportunità per le istituzioni scolastiche di avvalersi delle ulteriori forme di flessibilità derivanti dallo strumento dell’Autonomia, sulla base degli spazi a disposizione e delle esigenze delle famiglie e del territorio, che contemplino, ad esempio:

– una riconfigurazione del gruppo classe in più gruppi di apprendimento;

– l’articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso;

– una frequenza scolastica in turni differenziati, anche variando l’applicazione delle soluzioni in relazione alle fasce di età degli alunni e degli studenti nei diversi gradi scolastici;

– per le scuole secondarie di II grado, una fruizione per gli studenti, opportunamente pianificata, di attività didattica in presenza e didattica digitale integrata, ove le opportunità tecnologiche, l’età e le competenze degli studenti lo consentano;

– l’aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari, ove non già previsto dalle recenti innovazioni ordinamentali;

– l’estensione del tempo scuola settimanale alla giornata del sabato, ove non già prevista, su delibera degli Organi collegiali competenti.’

Le istituzioni scolastiche avranno cura di garantire, a ciascun alunno, la medesima offerta formativa, ferma restando l’opportunità di adottare soluzioni organizzative differenti, per realizzare attività educative o formative parallele o alternative alla didattica tradizionale. Gli strumenti di autonomia didattica e organizzativa previsti dagli artt. 4 e 5 del DPR n. 275/99 possono consentire un diverso frazionamento del tempo di insegnamento, più funzionale alla declinazione modulare del tempo scuola anche in riferimento alle esigenze che dovessero derivare dall’effettuazione, a partire dal 1° settembre 2020 e in corso d’anno 2020-2021, delle attività relative ai Piani di Apprendimento Individualizzati (PAD e ai Piani di Integrazione degli Apprendimenti (PIA) di cui all’OM 16 maggio 2020, n. 11.

Con particolare riferimento alle attività da porre in essere a vantaggio degli alunni ammessi all’anno scolastico 2020-21 con Piano di Apprendimento Individualizzato ed alle indicazioni della OM già richiamata, le istituzioni scolastiche hanno l’opportunità di coinvolgere a partire dal 1° settembre, in percorsi di valorizzazione e potenziamento, anche gli alunni che, pur non essendo esplicitamente destinatari di progetti finalizzati al recupero, siano positivamente orientati al consolidamento dei contenuti didattici e delle competenze maturate nel corso dell’a.s. 2019-2020, ferma restando la data ufficiale di inizio delle lezioni che sarà individuata e successivamente comunicata, per i diversi territori, dalle competenti Giunte regionali sulla base di quanto stabilito dall’ordinanza ministeriale attuativa dell’art. 2, comma 1, lettera a) del decreto legge 8 aprile 2020, n. 22 convertito con modificazioni dalla legge 6 giugno 2020, n. 41. Tale programmazione sarà inserita nell’aggiornamento del Piano triennale dell’Offerta formativa per l’anno scolastico 2020-2021, nei termini già previsti dalla norma.

La bozza delle linee guida del Miur concordata con le Regioni prevede che gli ingressi in aula saranno scaglionati per gli studenti delle Superiori fino alle 10 con file ordinate e distanziate e attenzione all’uso dei mezzi pubblici fuori dagli orari di punta. Dai 6 anni in su saranno necessarie mascherine e i banchi saranno singoli.

In caso di lockdown, scatterà il cosiddetto ‘piano B’: si ricorrerà alla didattica a distanza, ma le chiusure potranno essere selettive e la didattica organizzata in base a disposizioni in via di preparazione con una piattaforma per i contenuti didattici. Potranno comunque andare in classe gli alunni con disabilità e i figli di personale medico.

E sull’aumento del personale docente e ATA, potrebbero arrivare degli insegnanti aggiuntivi in alcune scuole o, come scrive il Ministero dell’Istruzione, ‘in specifiche situazioni’, ma la decisione verrà presa più avanti quando saranno chiare le disponibilità di spazi e le criticità. C’è un miliardo da destinare al personale, anche perché con più spazi da gestire e più pulizie da fare, serviranno assistenti e bidelli.