“Sea Watch, monumento di civiltà”: arriva da Caserta la proposta alla Regione Sicilia

È stata presentata alla Regione Sicilia una proposta di Bene Culturale Immateriale per l’episodio Sea Watch nel Mediterraneo. L’architetto casertano Mariano Nuzzo, presidente dell’Associazione Culturale “Il Menabò” di Santa Maria a Vico ed estensore dell’istanza, scrive in un suo post su Twitter: “La definizione più condivisibile di bene culturale “ogni testimonianza materiale avente valore di civiltà” porta a pensare alla vicenda della Sea Watch”.

Lo stesso Nuzzo argomenta la proposta sostenendo che “il salvataggio in mare è un tema contemporaneo, rappresentativo di un’epoca e di eventi che sortiscono dinamiche di memorie collettiva e si pongono come scenari sociali e culturali rilevanti per la storia dell’umanità”. I pericoli in mare per i rifugiati rendono necessarie le azioni di organizzazioni di vario genere per garantire salvataggi civili in caso di emergenza, consuetudini e norme non scritte che vengono applicate per la salvezza di vite umane. “Il caso della “Sea Watch” rappresenta nel panorama internazionale il simbolo della difesa della vita ed una indiscussa testimonianza “im-materiale” avente valore di civiltà”.

A tale proposito bisogna ricordare che la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale definisce il “patrimonio culturale immateriale” come l’insieme delle prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale. Il caso che si propone “presenta un esempio di patrimonio culturale immateriale”, trasmesso di generazione in generazione, in quanto il salvataggio in mare è un’antica pratica che trova le radici nella storia nautica internazionale e, costantemente, viene interpretato e ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con il contesto sociale, alla loro storia e dà loro un senso d’identità e di continuità.

La Convenzione tiene conto del patrimonio culturale immateriale di tale genere in quanto compatibile con gli strumenti esistenti in materia di diritti umani e con le esigenze di rispetto reciproco fra comunità, gruppi e individui nonché dello sviluppo sostenibile della società internazionale e dei diritti dell’uomo.

La vicenda, alquanto interessante ed innovativa per il tema posto nell’ambito della tutela culturale, ora è nelle mani della Regione Sicilia che dovrà esprimersi nel merito.