Il senso della morte nei versi di Charles Peguy

Il senso della morte nei versi di Charles Peguy

della morte non è facile. Molte le opere filosofiche dall’antichità ad oggi che hanno trattato questo tema, tanto da diventare un topos importante anche in ambito letterario. La morte pervade, infatti, poesie, romanzi e racconti, a volte inserita come semplice scomparsa di un personaggio, altre come filo conduttore dell’espressione del pensiero di uno scrittore.

Non starò qui a tediarvi sulle varie considerazioni intellettuali sulla morte e su come l’uomo la debba affrontare. Oggi voglio solo leggere con voi questa toccante poesia dello scrittore francese Charles Péguy.

Charles Péguy, una voce fuori dal coro

Nato nel 1873 e morto nel 1914, Charles Péguy fu un intellettuale francese. Di famiglia modesta, privo di padre, si diplomò con borsa di studio e continuò la sua istruzione all’università, dove fu discepolo di Romain Rolland e Henri Bergson. Socialista e bibliofilo, fondò la libreria Bellais che fallì poco tempo dopo ma istituì anche il Cahiers de la Quinzaine, un periodico letterario che aveva come finalità la scoperta di nuovi talenti.

Dopo la conversione al cattolicesimo, la sua produzione poetico-letteraria fu influenzata da esso, sebbene fu attaccato dalla stessa Chiesa per le sue posizioni critiche e dai socialisti per alcune sue considerazioni. Partecipò alla Prima Guerra mondiale e morì nella prima battaglia della Marna il 5 settembre 1914. Diverse le opere che si possono trovare in lingua italiana nei canali specializzati di vendite editoriali, elemento importante per comprendere l’interesse intellettuale verso questo autore.

Una toccante poesia sulla morte

Sono nella stanza accanto tratta del pensiero dell’autore sulla morte. Non sono riuscito a trovare in quale silloge sia stata inserita né il testo francese. Ecco la traduzione in lingua italiana che circola in rete:

Sono nella stanza accanto

L’amore non svanisce mai.
La morte non è niente, io sono solo andato nella stanza accanto.
Io sono io.
Voi siete voi.
Ciò che ero per voi lo sono sempre.
Datemi il nome che mi avete sempre dato.
parlatemi come mi avete sempre parlato.

Non usate un tono diverso.
Non abbiate un’aria solenne o triste.
Continuate a ridere di ciò che ci faceva ridere insieme.
Sorridete, pensate a me, pregate per me.
Che il mio nome sia pronunciato in casa come lo è sempre stato,
senza alcuna enfasi, senza alcuna ombra di tristezza.
La vita ha il significato di sempre.
Il filo non si è spezzato.
Perchè dovrei essere fuori dai vostri pensieri?
Semplicemente perchè sono fuori dalla vostra vista?
Io non sono lontano,
sono solo dall’altro lato del cammino.

Le due strofe si possono considerare delle considerazioni in versi su di un tema molto complesso: il decesso e ciò che potrebbe provare il defunto o i cari in questa situazione. La prima nota che risalta è l’incipit: l’amore non svanisce mai, una sorta di sentenza veritiera.

I ricordi di una persona cara rimangono per sempre, custoditi all’interno del proprio cuore. Segue una riflessione che riguarda la presenza delle anime dei morti anche dopo la fine; fiumi di libri hanno trattato questo argomento: io sono solo andato nella stanza accanto ossia io ti sarò sempre vicino anche se non sentirai la mia presenza. La morte, inoltre, non cambia ciò che si era in vita, io sono io/voi siete voi/ciò che ero per voi lo sono sempre/datemi il nome che mi avete sempre dato ma accade qualcosa che ognuno di noi ha fatto: parlare con la persona defunta anche se non è più presente ma come se lo fosse.

Il poeta, in realtà, sta dettando delle indicazioni: parlare come si faceva quando si era vivi, senza farsi pervadere dalla tristezza ma piuttosto gioire della vicinanza del ricordo. Fondante è il rapporto che lega i vivi ed i morti attraverso la preghiera, unico riferimento sacro all’interno del componimento. Con una composizione ad anello, lo scrittore, negli ultimi versi, ricalca il concetto che non essere visibile non significa non esistere più. I nostri cari defunti sono, in realtà, più vivi che mai e spesso sanno infondere quella forza dentro di noi che nessuno persona vivente è in grado di darci.