Il sepolcro di Vanvitelli, don Biagio Saiano apre le porte della cripta. Presentato il “Liber Mortuorum”

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Costituita una commissione tecnica per valorizzare la memoria storica dell’architetto del re

Onorare la memoria di Luigi Vanvitelli e rendere fruibile a tutti il luogo in cui è sepolto. È questa la mission di grande spessore culturale intrapresa da don Biagio Saiano, nuovo sacerdote della Parrocchia San Francesco di Paola di Caserta, in cui si trova l’ipogeo che accoglie le spoglie mortali del grande architetto dei Borbone, genio che con la sua opera ha conferito lustro alla città di Caserta.

Un’azione intraprendente per rilanciare con forza un luogo misconosciuto che per decenni è stato precluso ai cittadini e, ancor più, è stato fagocitato dalla sua stessa vicenda storica, rischiando di cadere nell’oblio. Un impegno per riscattare la dignità oltraggiata di Luigi Vanvitelli verso cui i casertani sono debitori.

A tal proposito, su impulso di don Biagio si è costituita una prima commissione tecnica composta dal prof. Giuseppe Vozza, prof. Giuseppe De Nitto, prof. Giorgio Agnisola, arch. Gilberta Materazzo, prof. Massimo Santoro, dott. Antonio Ciontoli e dalla dott.ssa Giovanna Longobardi, con lo scopo di gettare le basi di un primo piano di iniziative culturali e di interventi straordinari di valorizzazione per tutelare e promuovere la cripta, indicata dalla documentazione del tempo come luogo di sepoltura di Luigi Vanvitelli.

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A darne notizia certa è il Liber Mortuorum, letteralmente il registro dei morti, un documento depositario di verità da sempre custodito nella chiesa e redatto dai Padri Minimi di San Francesco di Paola, ordine sorto nel XV secolo, che a quel tempo vivevano nella adiacente struttura conventuale, anch’essa attualmente inaccessibile.

Una fonte documentale importantissima che, oltre alla lapide posta nella chiesa intorno al 1823, ridefinisce il legame che l’Architetto del Re aveva proprio con la chiesa ubicata nelle vicinanze della Reggia e oggi a servizio della comunità parrocchiale di Casagiove.

È giunto il tempo di restituire a Luigi Vanvitelli la dignità che merita sotto ogni punto di vista – afferma don Biagio – andando oltre la kafkiana vicenda storica e ponendo al centro una dimensione strettamente spirituale. Siamo anche eredi di un patrimonio morale, che per un cristiano non può prescindere dal valore della stessa vita terrena. Dobbiamo farci carico di questa responsabilità nei confronti della storia, ma soprattutto dell’uomo che ha delineato in modo avveniristico la nostra città. Il vano sotterraneo della chiesa, oggetto di un ultimo intervento strutturale nel 2017, oggi si presenta come uno scrigno che racconta molto dell’essenza vanvitelliana e del suo desiderio di giacere post mortem, in un luogo a lui caro”.

Scendendo sotto la chiesa ci si immerge in un’atmosfera di forte suggestione, in cui si viene avvolti da un forte senso di intimismo – ha dichiarato il prof. Giuseppe De Nitto – La vita di Vanvitelli e la vita che Vanvitelli ha messo nelle sue opere maestose, hanno lasciato traccia anche di un universo spirituale legato alle testimonianze della sua profonda fede cristiana. Una spiritualità di non trascurabile valore che si interseca in modo imprescindibile con la conoscenza del nostro territorio”.

Le fonti raccontano che a quel tempo la cripta della chiesa di San Francesco di Paola ospitò all’incirca altri centosessanta defunti, che don Biagio intende riportare nella loro casa eterna, affinché venga restituita la memoria della civitas casertana.

Si dice entusiasta il prof. Giuseppe Vozza che ha commentato: “L’esplorazione degli ambienti sotterranei offre al visitatore la possibilità di aggiungere un tassello importante alla costruzione di un’identità territoriale nel segno di Vanvitelli e nella prospettiva non solo di architetto, ma soprattutto di uomo di fede, che ha anche manifestato una sua umana caducità”.

Per il dott. Antonio Ciontoli “si tratta di una pagina di storia che ci obbliga ad operare con continuità”, una posizione supportata dal prof. Massimo Santoro secondo cui “Luigi Vanvitelli fece una scelta da cui non possiamo distogliere lo sguardo” e dal prof. Giorgio Agnisola, che reputa “preminente avvicinarci ad una nuova dimensione vanvitelliana e approfondire gli aspetti della sua religiosità per una configurazione della sua fisionomia”. “É una missione morale! – aggiunge l’arch. Gilberta Materazzo – e l’idea di formare un team che si preoccupi e si occupi di gestire il processo di costruzione di una memoria vanvitelliana intorno al luogo della sua sepoltura, si aggiunge tout court al ventaglio di azioni già intraprese”.

“La Chiesa seicentesca – conclude la dott.ssa Giovanna Longobardidedicata a San Francesco di Paola, fondatore dell’ordine dei Padri Minimi e patrono del Regno delle Due Sicilie, è un bene di notevole interesse storico-artistico e il Liber Mortuorum indiscutibilmente è un manoscritto di inestimabile valore e un’eredità di inconfutabile valenza, che nella sua narrazione lega la figura di Luigi Vanvitelli al contesto sociale in cui visse”.

La cripta e la chiesa, inserite nell’ambito dell’iniziativa di promozione territoriale “La Città sotto la Città”, apriranno le porte al pubblico per un primo ciclo di visite guidate già sabato 10 settembre dalle ore 17.00 alle 19.00.

Per partecipare bisogna prenotarsi al numero 331. 295 4872 – Archeoclub d’Italia di S. Maria C.V.