Serata-evento al Duel Village di Caserta per celebrare il sessantenario di Psycho, capolavoro di Hitchcock

Alfred Hitchcock

Nessuna delusione per chi si aspettava di vivere un martedì sera da brividi, presso il Duel Village di Caserta, dove grazie all’associazione Caserta Film Lab, si è celebrato il sessantenario del Film “Psycho.”

Lo psicodramma, prodotto dal  “maestro del brivido” Alfred Hitchcock, continua ad emozionare sia coloro che lo rivedono per l’ennesima volta sia il pubblico più giovane,ma più esigente perché abituato alla cinematografia degli effetti speciali .

Un film capace di stupire e che riesce sempre ad inchiodare alle poltrone per la trama, l’interpretazione degli attori, la scelta sapiente delle colonne sonore, le magistrali riprese delle cineprese e una serie di dettagli presenti nelle scene e non sfuggiti all’occhio vigile del professore Guido Vitiello, ospite della serata-evento.

Docente di “Teorie del cinema e dell’audiovisivo” presso l’Università La Sapienza di Roma, collaboratore di importanti testate giornalistiche, il professore è autore del libro” Una visita al Bates Motel”. L’opera offre una visione interessante  ed estremamente seducente del  film di Hitchcock, in quanto svolge un’accurata analisi di oggetti, quadri, dettagli ed orpelli che il regista volle inserire nelle scene girate nel motel Bates e in casa Bates. Hanno partecipato alla presentazione del libro e al dibattito l’avvocato umanista Gennaro Iannotti e Tiziana Ciccarelli, presidente di Caserta Film Lab.

Prima della visione del film, il professore ha esordito con le parole di Hitchcock:”Psycho è uno scherzo, un film con un sottile humor, in cui ero come un macchinista delle montagne russe, volevo che il pubblico fosse elettrizzato durante la visione e urlasse, ma come si urla quando si va su e giù sulle montagne russe.” In queste parole trapela tutto il celebre humor nero che ha  reso celebre il regista di Psycho, opera che, a dispetto di quello che il regista ipotizzava, continua a terrorizzare il pubblico.

Ancora prima dell’uscita del film circolavano tante voci sulla nuova opera del grande Hitchcock. I cronisti hollywoodiani avevano ben poche informazioni, finchè l’”Hollywood Reporter” nel 1959 svelò, per la prima volta, quello che avrebbe potuto essere il titolo del nuovo film di Hitchcock :”Psyche.” Quello che sembrava essere un errore di stampa e che sarà corretto mesi più tardi, in realtà, secondo  il professore Vitiello, era un’allusione ai messaggi impliciti, custoditi nei numerosi oggetti scenici che non erano mai messi lì a caso, ma studiati con la dovizia e la sapienza con cui si allestisce una galleria d’arte.

Prima di lasciare l’uditorio alla visione del film in lingua originale, l’autore  conclude, così come ha iniziato, con le parole del regista americano:”Il mio sarà un film sul sesso metafisico, inteso come un uomo che si innamora della donna raffigurata in un ritratto…” Interpretando alla lettera queste parole, nell’uomo si può individuare  Norman, protagonista del film, e nella donna del ritratto sua madre.

L’oggetto dell’amore non è quindi un essere umano, bensì un’immagine più grande della vita… Questa nuova chiave di lettura è  testimonianza della grandezza di quello che resterà per sempre un capolavoro cinematografico.

 

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