Una serata tra letteratura e sagra dell’uva: stasera a Treglia e Pontelatone

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Il nostro territorio offre sempre molti spunti per iniziative che, anche se non collegate fra loro, hanno come comune denominatore la conoscenza delle realtà culturali ed enogastronomiche casertane. Questo è ciò che accadrà stasera, 14 settembre, negli incantati paesaggi di due paesini, Pontelatone e Treglia.

Circondati dagli storici scenari di Trebula Baliniensis, a Treglia, sarà presentato, a partire dalle 20.30, il libro del Direttore del Museo Civico Archeologico “Biagio Greco” Mondragone, Luigi Crimaco mentre a Pontelatone si festeggia la 44°Sagra dell’uva e del vino, secondo un retaggio arcaico che dura ormai da secoli a partire già dalla civiltà greca e romana, quando la prima vendemmia veniva festeggiata con riti sacri.

Il primo appuntamento vede protagonista l’archeologo Luigi Crimaco, di origini romane ma residente a Mondragone, che presenta il suo libro Sinuessa. L’eredità di Cesare, edito nella collana Dieci Romanzi della casa editrice Homo Scrivens. Lo storico non è alla sua prima esperienza di scrittura, in quanto già ha alle spalle diverse pubblicazioni scientifiche, tra cui ricordiamo il volume Volturnum, edito da Quasar nel 1991, che fa il punto della situazione degli scavi archeologici a Castelvolturno, martoriata e poco conosciuta città del litorale domizio.

Il libro di cui si discuterà stasera, invece, è già stato presentato con grande successo ad Isernia, al Polo Culturale di Falciano, al Museo Diocesano di Gaeta ed in altre location archeologiche o culturali. Il Crimaco scava nel territorio di Mondragone (Sinuessa) e Castelvolturno (Volturnum) ormai da vent’anni, interessandosi di un ampio periodo storico, che arriva fino al medioevo, in quanto sul Montis Dragonis si è sviluppata la vita tardo antica e medievale della colonia romana, testimoniato dal castello e dai reperti archeologici rinvenuti, come oggetti di arredo (ceramiche), ludici (i dadi), monete; tra i reperti presenti nel museo, oltre le testimonianze del nucleo abitativo preromano della popolazione indigena degli Aurunci, abbiamo numerosi reperti epigrafici e di arredo romani, come le famose lucerne o l’Apollo musagete del II secolo d. C.

Anche per stasera il paesaggio storico-naturalistico avrà un ruolo rilevante. Treglia, infatti, conosciuta nelle fonti antiche come Trebula (con l’aggiunta di Balliensis/Balliniensis, lezione non seguita in modo costante dagli antichi geografi, nonostante si pensi che sia stato annesso al toponimo per non confondere la colonia con altre omonime), osca, in seguito appartenuta al ceppo sannita caudino, era strutturata topograficamente in una acropoli ed una parte bassa con mura sannitiche, che divenne successivamente il municipium romano. Sono state scavate le terme, la porta megalitica, tombe che hanno permesso di ricostruire la vita quotidiana di questo paese.

Spostandoci verso il basso, saremo allietati dal buon aroma e dal saporito gusto del vino Casavecchia nella 44° edizione di questa sagra che si sta svolgendo a Pontelatone, paese di vignaioli di lunga data.

La denominazione di questo vitigno, come mi ha raccontato un contadino del luogo, risale alla leggenda per cui in una casa ormai disabitata ed abbandonata il proprietario scorse un ceppo di questa vite, per cui il nome Casavecchia; alcuni, al contrario, affermano che non è una favola da raccontare dinanzi al fuoco in inverno bensì un evento reale, accaduto agli inizi del ‘900, quanto un agricoltore del posto, realmente esistito, Prisco Scirocco, abbia trovato questa vite nel suo podere detto Ciesi a Pontelatone: questa pianta, durante la strage viticola di fine ottocento dovuto alla filossera, era riuscita a sopravvivere ed il Scirocco decise di coltivarla ed iniziare una produzione vinicola.

Ci sono diverse produzioni di questo vino rosso doc, quella casareccia, potremmo dire, prodotta privatamente dagli agricoltori e quella istituzionale, che viene distribuita nelle manifestazioni gastronomiche e nei ristoranti. Solo otto paesi hanno la tutela della produzione di questo vino, tutti limitrofi a Pontelatone (Formicola, Liberi, Castel di Sasso) o sul versante opposto (Piana di Monteverna, Caiazzo, Castel Campagnano, Ruviano). L’affinamento può essere dai 15 ai 18 mesi, sebbene, una volta travasato nelle bottiglie, deve stare a riposo ancora per ben quasi cinque anni ma alcuni viticoltori d’esperienza affermano che può anche avere picchi di invecchiamento che possono arrivare perfino ai venti anni. Secondo alcuni storici dell’agricoltura, il vino potrebbe essere originario di Treglia, in quanto Plinio parla di un vitigno molto robusto di quel territorio, che produceva il Trebulanum (di cui c’è ancora una versione odierna prodotta da viticoltori della zona)

In conclusione, tra archeologia e vino, questa serata è ottimale per lo sviluppo turistico, culturale ed enogastronomico di due paesi come Treglia e Pontelatone, che sono ancora quasi sconosciuti agli stessi Campani.