Il nuovo “setificio” di San Leucio

Setificio Leuciano
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Sembrava una bella notizia: la speranza che il borgo leuciano riprendesse in mano la sua storia, quella della produzione della seta, è stata vana e svanita in un attimo quando ho letto alcuni articoli sul web nei quali era palese la nuova destinazione d’uso dell’ex stabilimento serico dei De Negri-Sabelli.

La storia della seta, la nostra storia, lunga e affascinante, fondata sulla tenacia di intraprendenti imprenditori e tracciata nel tempo dal sudore dei nostri padri è veramente arrivata alla fine con questa ultima trovata escogitata dai nuovi proprietari del capannone sito in piazza della Seta.

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Non posso non pensare alla produzione della seta durante il periodo borbonico e a quello che è successo dopo il risorgimento, quando l’allora demanio fittava nel 1865 la fabbrica alla famiglia “Dumontet” che successivamente passò ai “Tadiglieri”, ai “Grauso” e ai “Pascal” anche quando, nel 1868, il contratto stipulato in precedenza tra il demanio e Cesare Pascal fu confermato dal neo Comune di San Leucio.

Nel 1887 la fabbrica passò agli “Offritelli” poi ai “Mezzacapo” ed è con questi ultimi che la fabbrica assunse la denominazione “Opificio Serico di San Leucio”.

In seguito al fallimento della società Mezzacapo, lo stabilimento rimase inattivo fino al 1920, quando il Comune di San Leucio stipulò un altro contratto di affitto con l’antica famiglia “De Negri”, tenaci lavoratori della seta fin dalla nascita della Real Colonia di Ferdinando IV di Borbone.

La storia recente vede il trasferimento negli anni ’70 dello stabilimento, dal Belvedere alla piazza della Seta.

La storia ancora più recente, parliamo di 5 anni fa, vede la nascita di una fabbrica di lavorazione della plastica inaugurata dai nuovi proprietari avendo acquistato l’immobile qualche tempo prima. Qui si è aperta una battaglia da parte dei cittadini del circondario che denunciava un problema di inquinamento dell’aria. Conclusione: la fabbrica si è trasferita.

Gli stessi proprietari hanno poi lavorato su un progetto di accoglienza e l’adattamento degli spazi interni con mini appartamenti per i turisti, ma, chissà per quale motivo, non è mai decollato. Ah, dimenticavo, il progetto aveva l’orrendo nome di Terronia.

Poi, il silenzio fino a qualche settimana fa quando è circolata la voce dell’imminente apertura di una Discoteca (scusate, uso questo termine anche se oggi si chiama diversamente ma il succo della questione non cambia). Questo progetto, a differenza del precedente rimasto sulla carta, è andato in porto e sabato 5 novembre u.s. c’è stata l’inaugurazione per la felicità di un migliaio di ragazzini che hanno letteralmente invaso l’ignaro borgo di San Leucio.

Quindi, caos totale con indicibile disagio per i residenti che per tornare a casa hanno impiegato dai trenta ai sessanta minuti solo per percorrere 300 metri di strada. Impossibile immettersi su via Planelli dalla piazza della Seta, auto parcheggiate dappertutto: marciapiedi di strade adiacenti alla piazza (persino via Papa), strade e spazi privati invasi. Il tutto accompagnato da un contorno di imprecazioni e urla servito su un letto di rumori di clacson assordanti.

E vogliamo parlare della musica (se la si può chiamare così)? Un perenne e costante rimbombo di bassi e percussioni che entravano nella testa al punto di farla scoppiare. Tutto ciò fino alle 4:30 del mattino.

Azione scellerata e irresponsabile quella della istituzione (presumo Il Comune di Caserta) che ha dato la concessione ai proprietari del capannone a questi fini. Ben vengano attività culturali e accoglienza ai turisti ma una DISCOTECA no, proprio NO.
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… e come disse il grande Totò: poi dice che uno si butta a destra!