Il direttore artistico della 54ª edizione: “Un lavoro migliore rispetto al passato. Il borgo al centro del festival, non solo gli spettacoli”
CASERTA – Un festival che non si esaurisce nei grandi eventi serali, ma che sceglie di abitare il territorio, trasformandolo in un palcoscenico diffuso. È questa la cifra della 54ª edizione di Settembre al Borgo “Fabulae”, conclusasi con la proiezione de “La Salita” al Cinema Teatro Città di Pace e con lo spettacolo “Gli uomini però sanno parcheggiare” di Maria Bolignano al Teatro al Borgo. A tracciare il bilancio è il direttore artistico Massimiliano Gallo, che parte proprio dal rapporto costruito con Casertavecchia.
Un borgo da vivere, non solo da visitare
“Credo che quest’anno sia stato fatto un lavoro migliore rispetto all’edizione precedente. Conoscevamo già il territorio e la mia priorità era fare in modo che Casertavecchia e il suo borgo diventassero i veri protagonisti di Settembre al Borgo”. Parole che racchiudono la filosofia di una manifestazione che ha puntato tutto sulla contaminazione tra spettacolo e vissuto quotidiano.
“Al di là degli spettacoli, abbiamo costruito occasioni per vivere pienamente questi luoghi: dall’aperitivo al baby parking, dalle passeggiate alle mostre fotografiche, fino alle tante attività proposte durante le giornate del festival. È questa, secondo me, una delle idee più riuscite della manifestazione”.
Un programma diffuso tra teatro, cinema e natura
Sotto il titolo “Fabulae”, l’edizione appena conclusa ha affiancato ai grandi appuntamenti serali un calendario articolato: teatro, cinema, musica, mostre, attività per bambini, percorsi naturalistici e iniziative dedicate alla scoperta del borgo. I trekking sui monti Tifatini, il teatro itinerante, le esposizioni, gli appuntamenti musicali e le attività per le famiglie hanno contribuito a prolungare la permanenza del pubblico, rafforzando il legame tra la manifestazione e il territorio.
Il baby parking gratuito, gli aperitivi e gli eventi ospitati nelle strade, nelle piazze e nei luoghi storici di Casertavecchia hanno rappresentato altrettanti tasselli di una strategia precisa: fare del borgo non una semplice cornice, ma il cuore pulsante dell’esperienza festivaliera.
Tempi certi e programmazione: le criticità da superare
Il direttore artistico non nasconde le difficoltà incontrate. “Le criticità sono sempre le stesse: l’impossibilità di programmare con largo anticipo e la necessità di realizzare il festival in una stagione nella quale il tempo può essere meno clemente”. Da qui la richiesta di un cambio di passo: “Ritengo che dicembre dovrebbe essere il termine massimo entro il quale conoscere l’esito del bando. Questo permetterebbe di costruire il programma con maggiore serenità e di integrare le risorse messe a disposizione dalla Regione attraverso il coinvolgimento di sponsor e soggetti privati”.
Un appello che guarda alla sostenibilità futura della manifestazione: “Abbiamo cercato di far vivere Casertavecchia il più possibile e credo che questa possa essere la strada giusta per rendere il borgo protagonista anche nelle prossime edizioni. Il festival ha enormi potenzialità, ma per esprimerle pienamente occorrono tempi di organizzazione più lunghi e modalità di lavoro diverse”.
Il sogno di riportare il festival ai fasti nazionali
L’obiettivo dichiarato resta ambizioso: restituire a Settembre al Borgo il ruolo che ha occupato per decenni nel panorama culturale italiano. “Il mio sogno sarebbe riportare Settembre al Borgo ai fasti di una volta. Per riuscirci servono tempo, lavoro e la possibilità di cominciare molto prima, anche nei rapporti con i privati e con gli sponsor. Molte potenzialità rischiano altrimenti di restare inespresse. Detto questo, credo che siamo riusciti a fare un buon lavoro”.
Una base solida per le prossime edizioni
La 54ª edizione lascia in eredità un modello organizzativo che, nelle intenzioni della direzione artistica, rappresenta il punto di partenza per il futuro: un festival che non si limita a programmare spettacoli, ma che costruisce occasioni di incontro, scoperta e partecipazione. Un approccio che ha permesso di trasformare Casertavecchia in un laboratorio culturale a cielo aperto, dove il pubblico non è spettatore passivo ma parte integrante dell’esperienza.
La sfida, ora, si sposta sul terreno della programmazione e delle risorse: solo con tempi adeguati e un coinvolgimento strutturato di partner privati, il festival potrà ambire a quella dimensione nazionale che la sua storia e il suo potenziale meritano.








































